“AGO – Capitano Silenzioso” al Teatro Vittoria: il monologo di Ariele Vincenti dedicato ad Agostino Di Bartolomei

AGO – Capitano Silenzioso” al Teatro Vittoria: il monologo di Ariele Vincenti dedicato ad Agostino Di Bartolomei

Un racconto teatrale che ripercorre la vita di Agostino Di Bartolomei, tra calcio, memoria e identità romana

di Damiana Cicconetti

Sabato 30 maggio, al Teatro Vittoria di Roma, va in scena AGO – Capitano Silenzioso, il monologo scritto e interpretato da Ariele Vincenti, dedicato alla figura di Agostino Di Bartolomei, storico Capitano dell’A.S. Roma.

Lo spettacolo costruisce un percorso narrativo che va oltre la semplice biografia e si addentra nella dimensione più intima e umana di Ago, attraverso lo sguardo di un narratore, tifoso e testimone.

Da qui nasce un racconto che non osserva da lontano, ma che vive dentro i ricordi: le strade, i campetti improvvisati, le domeniche di calcio come rituale collettivo.

Agostino Di Bartolomei emerge non soltanto come il numero 10 dello scudetto conquistato nel 1983 con l’A.S. Roma, ma come un ragazzo sensibile e dal talento raro.

Ho studiato un anno e ho provato tre mesi, da solo in un teatro dei Castelli romani. A livello simbolico il silenzio, in quel teatro, ha rappresentato la spinta che ha dato il là a tutto. Da lì nasce un’indagine personale e poetica, alimentata da incontri e testimonianze. Mi sono basato sui racconti di Tor Marancia dove Ago è cresciuto. Sono andato al campo dove ha mosso i suoi primi passi…”, ha raccontato Ariele Vincenti.

Il lavoro di ricerca prosegue tra incontri reali e memoria viva: “Pino, primo allenatore di Agostino Di Bartolomei, gli amici, il bar dove è cresciuto, il figlio del barista storico. Ho raccolto storie e avevo un’idea di base, ma è stata la gente a completarla, insieme a ciò che Ago ha significato per loro…”.

La narrazione attraversa la luce della sua carriera, fino allo scudetto del 1983, vissuto come apice collettivo e personale, non evitando le fragilità di un percorso umano che si conclude nel 1994 con la sua scomparsa, affrontata nello spettacolo con estrema delicatezza.

Un elemento decisivo del lavoro è l’intreccio continuo tra memoria privata e memoria collettiva: il calcio diventa linguaggio per raccontare non solo un campione, ma un’intera generazione.

Il monologo insiste sulla dimensione del silenzio, che diventa cifra distintiva del personaggio.

Di Bartolomei viene restituito come un Capitano lontano dai toni urlati, con gesti misurati e carichi di significato.

Anche il suo modo di celebrare i gol, inginocchiandosi verso i tifosi, viene ricordato come un segno preciso di rispetto e gratitudine.

“Il silenzio fa più rumore di una curva dopo un gol….”. Con questa frase si apre e si condensa l’essenza dello spettacolo. Al centro di tutto, il silenzio nella sua forma più profonda: non assenza, ma significato.

Attraverso lo sguardo di un amico d’infanzia, ex ultrà, che apprende della morte del capitano, prende forma la scena iniziale: l’uomo va sotto casa di Di Bartolomei e lascia uno striscione con una sola parola: Silenzio…”.

È un escamotage – spiega Vincenti – mi permette di far riaffiorare un altro mondo, un altro calcio, un’altra società: l’Italia in bianco e nero, i giacchetti usati come pali, le sfide infinite negli oratori. E poi lo stadio...”.

Quello striscione resta il cuore simbolico dello spettacolo: “È il punto di avvio di un’analisi filosofica sul silenzio. Noi siamo artisti. Ho preso spunto da questo per costruire una favola poetica su Agostino…”.

E oggi, grazie anche al teatro, Di Bartolomei torna ad essere ricordato: “Aveva una personalità fortissima, era coerente, dava peso alle parole. Era un intellettuale…”.

Da ultimo una riflessione finale: “Avevo l’esigenza personale di evocare un eroe, una brava persona, un Capitano. Agostino Di Bartolomei è il mezzo per parlare del silenzio, perché nel silenzio si nascondono umiltà e sensibilità…”.

Su cosa direbbe oggi Di Bartolomei, Ariele Vincenti sostiene: “Probabilmente, grazie. Come faceva con chi lo fermava per strada. Ne sono certo…”.




“Mademoiselle Chanel”: al Teatro Vittoria di Roma la storia intensa e rivoluzionaria di Coco

Mademoiselle Chanel”: al Teatro Vittoria di Roma la storia intensa e rivoluzionaria di Coco

Dal 7 al 10 maggio Patrizia Bellucci interpreta la stilista più iconica del Novecento, nello spettacolo di Valeria Moretti

di Giordana Fauci

Dal 7 al 10 maggio al Teatro Vittoria di Roma va in scena “Mademoiselle Chanel”, intenso atto unico dedicato alla figura immortale di Gabrielle Bonheur Chanel, la celebre Coco che ha rivoluzionato il mondo della moda e del costume femminile.

Lo spettacolo, scritto da Valeria Moretti e interpretato da una magnetica Patrizia Bellucci, con la regia di Giulia Avino, porta in scena non soltanto il mito della stilista francese, ma soprattutto la donna nascosta dietro l’icona.

Mademoiselle Chanel” attraversa le tappe più significative della vita di Coco: dall’infanzia segnata dalla perdita della madre e dall’abbandono paterno in orfanotrofio, fino alla vertiginosa ascesa nel mondo dell’alta moda internazionale.

È proprio tra le mura dell’orfanotrofio che la giovane Gabrielle impara a cucire, trasformando ago e filo negli strumenti di un destino straordinario.

Lo spettacolo restituisce al pubblico il ritratto di una donna magnetica: forte e al tempo stesso vulnerabile, attraversata da passioni profonde che hanno saputo trasformare l’amore in moda, facendo delle sue storie sentimentali una fonte inesauribile d’ispirazione per le sue creazioni.

Emergono così le sue fragilità più nascoste, i tormenti privati, la durezza dei modi e quella resilienza feroce che l’ha resa una figura rivoluzionaria.

Mi sono servita del mio talento come di un esplosivo…”, afferma Chanel nello spettacolo: una frase che racchiude perfettamente la forza innovatrice di una donna capace di abbattere convenzioni e stereotipi.

Le musiche originali di Fabio Lombardi, insieme alle scene e ai costumi firmati da Luca Arcuri, contribuiscono a creare un’atmosfera elegante e senza tempo, dominata dai contrasti simbolici del bianco e nero, colori iconici dello stile Chanel e metafora degli estremi che hanno segnato la sua esistenza.

“Mademoiselle Chanel” è un viaggio emotivo dentro l’anima di una donna che ha trasformato la propria sofferenza in arte e libertà.

Un omaggio teatrale intenso e raffinato a un’icona che continua ancora oggi a parlare al presente con la forza eterna della sua visione.