“La Bontà non lascia soli!”, anche per le Feste di Natale

“La Bontà non lascia soli!”, anche per le Feste di Natale
“Una raccolta di panettoni e pandori permetterà ai detenuti di Rebibbia di sentirsi meno soli durante le Feste di Natale…”: così Anamul Hoque, alias Simone, racconta la sua esperienza nel mondo del volontariato
di Giordana Fauci
Anche quest’anno, in occasione delle Feste di Natale, i Cappellani del Carcere di Rebibbia, unitamente alla Diocesi di Roma, hanno realizzato un’importante iniziativa: la raccolta di panettoni e pandori per gli oltre 2000 detenuti e detenute dei quattro Istituti Penitenziari di Rebibbia, per fare in modo che si sentano un po’ meno soli in giornate in cui la famiglia si riunisce, al contempo permettendogli di “avvertire” lo spirito natalizio.
Sabato 14 dicembre è proseguita con gran successo la promozione denominata “La bontà non lascia soli!“: presso numerosi supermercati della Capitale ha avuto luogo la raccolta dei tradizionali dolci delle Feste.
Un’iniziativa promossa dai Cappellani, unitamente alla Diocesi di Roma ma resa possibile anche grazie al supporto di volontari che non hanno esitato ad adoperarsi per realizzarla.
Anamul Hoque, alias Simone, proviene dal Bangladesh ed ha poco più di trent’anni.
Simone si trova ormai da molti anni in Italia, assieme alla moglie e ai figli ed ha colto appieno il senso dell’iniziativa: “È indifferente il credo religioso e la provenienza. L’importante è mettersi a disposizione del prossimo, sempre. Soprattutto di chi ha bisogno. Anche con piccoli gesti che, però, possono fare la differenza…”.
Con queste parole Simone ha spiegato la necessità di adoperarsi per gli altri. Perché Simone non dimentica che, essendo stato costretto ad abbandonare il suo Paese, ove regnava la povertà più assoluta, è giunto in Italia e, qui, ha avuto la fortuna di incontrare persone che non sono rimaste indifferenti alle sue difficoltà iniziali, nel reperire un’occupazione e, invero, integrarsi.

Così Simone, anche grazie alla determinazione e caparbietà che lo contraddistinguono da sempre, oggi di occupazioni ne ha diverse: “Sono stato tubista a Genova, nei cantieri navali…”. E, poi, “mi sono trasferito a Roma, dove sono commesso in un negozio…”.
“Devo molto all’Italia. Ma un giorno voglio tornare nel mio Paese che mi manca molto…”, afferma.
Ed è stato grazie a persone come Don Paolo, che ha avuto la fortuna di incontrare, che Simone, generoso com’è, ha deciso di aiutare gli altri, finanche aderendo a quest’ultima rilevante iniziativa: “La raccolta di panettoni e pandori…”.
Ma Simone di qualità ne possiede molte altre: le Madonne e i dipinti che realizza in Via del Corso dimostrano finanche la sua vena artistica e quale meraviglioso street art sia divenuto.
Piccoli gesti, quelli di Simone, ma di rilevante importanza, perché la raccolta dei dolci natalizi proviene dalla realtà esterna, cioè dalla società che, generalmente, guarda al carcere con pregiudizio.
I detenuti, infatti, sono ritenuti erroneamente persone con macchie che continueranno ad etichettarli e che li renderanno difficilmente “personae novae”, anche dopo aver scontato la pena più dura.
Perciò, per detenuti che si trovano a “pagare” le loro colpe all’interno di ambienti angusti e sovraffollati, il gesto della raccolta di panettoni e pandori, non certo acquistati ma donati dai cittadini, diviene oltremodo significativo, consentendogli di avvertire la vicinanza di tutti.
…Una raccolta da intendere, dunque, come un “piccolo segno” di “grande fraternità e condivisione” che consente altresì di sentirsi incoraggiati, riconciliandosi col mondo esterno.
Del resto, a Rebibbia non ci si prepara al Natale solo con la Festa e, quindi, con qualche tombolata organizzata in alcuni reparti e col pranzo. Perché per i credenti il Natale in carcere è segnato dal momento della Messa.
Piccoli gesti sì importanti ma che, in ogni caso, non possono del tutto alleviare “la tristezza e la solitudine che nei giorni di Festa si fanno sentire ancor di più…”: queste le parole di Simone che, pur non essendo Cristiano, non può non avvertire la nostalgia del suo Paese. A Natale maggiormente, pur non festeggiandolo.
…Perché i giorni delle Feste sono molto duri per chi è solo e per i detenuti in primis.
Il Natale, infatti, è per eccellenza la festa della famiglia ed è per questo che è molto difficile viverlo lontano dai propri affetti.
Ecco perché è importante: non abbandonare nessuno, neanche nelle situazioni più buie.
Ed è proprio “questo il messaggio di Dio, al di là della religione professata…”, afferma con convinzione Simone.
…Perché “aiutare gli altri contribuisce a non far perdere loro la speranza e la fiducia, facendo sì che il carcere divenga realmente un’opportunità per il futuro reinserimento nella società, altresì contribuendo alla diminuzione del numero di recidive…”, come rileva lo stesso Paolo Impagliazzo, Segretario della Comunità di Sant’Egidio e, da oltre quindici anni, volontario presso il nuovo complesso maschile di Rebibbia.
Non a caso, l’alto numero di suicidi avvenuto all’interno delle carceri italiane negli ultimi dieci anni è oltremodo elevato: pari a ben 79 casi, come è emerso da uno studio effettuato dal Garante Nazionale Detenuti.
“La costruzione di una rete non può non offrire una seconda possibilità a chi è in carcere. Anche attraverso la realizzazione di iniziative come La Bontà non lascia soli!”: Simone, alias Anamul Hoque, ne è oltremodo certo.