L’eleganza Made in Italy secondo la designer milanese Sami Sabbadini

L’eleganza Made in Italy secondo la designer milanese Sami Sabbadini

Colori, fantasie e sartorialità: la moda che interpreta la femminilità contemporanea, dalle occasioni speciali alla vita di tutti i giorni

di Damiana Cicconetti

La scelta di un capo da indossare in occasione di una cerimonia, di un matrimonio o di un evento speciale richiede sempre un equilibrio tra eleganza, comfort e personalità. Individuare una proposta che sappia rispondere a esigenze differenti, mantenendo al contempo una forte identità stilistica, non è sempre semplice.

In questo contesto si inserisce il lavoro di Samantha Sabbadini, designer milanese che ha costruito la propria proposta attorno alla sartorialità, alla ricerca dei materiali e alla possibilità di personalizzare i capi.

Il percorso nasce dalle gonne e si è progressivamente ampliato fino a comprendere un guardaroba articolato, composto da camicie, blazer, soprabiti, abiti e accessori.

Una proposta caratterizzata da una precisa identità stilistica e dalla valorizzazione della produzione Made in Italy.

Le fantasie, in molti casi ideate dalla stessa Samantha Sabbadini, costituiscono uno degli elementi caratterizzanti delle collezioni e vengono applicate a differenti modelli e tipologie di capo.

Sete, pizzi, ricami, broccati e tessuti ricercati vengono utilizzati per realizzare silhouette femminili e versatili.

Gonne, top, abiti e completi possono essere combinati tra loro, consentendo di creare differenti configurazioni in relazione all’occasione e alle preferenze personali.

La versatilità rappresenta uno degli aspetti centrali della proposta: i capi possono essere destinati a occasioni formali, ma anche essere inseriti in contesti quotidiani attraverso abbinamenti più essenziali.

Sami Sabbadini rafforza il concetto di personalizzazione attraverso un approccio tailor made: le clienti hanno la possibilità di selezionare tra diverse fantasie disponibili on line e di utilizzarle come punto di partenza per la realizzazione del proprio capo.

Il processo consente di ottenere una gonna o un outfit realizzato sulla base delle preferenze individuali.

Questa modalità valorizza il rapporto tra cliente e prodotto, recuperando il principio del capo personalizzato e della lavorazione artigianale attraverso un processo coerente con le esigenze della moda contemporanea.

La personalizzazione costituisce, in effetti, uno degli elementi centrali dell’identità di Sami Sabbadini.

Una gonna destinata a un’occasione formale può essere così abbinata a una camicia essenziale e utilizzata in un contesto meno formale.

Analogamente, un blazer può completare un outfit da cerimonia oppure essere integrato in una proposta destinata alla quotidianità.

Questa impostazione permette di considerare il capo non mero elemento legato a una singola occasione, ma come parte di un guardaroba più ampio e modulabile.

Sami Sabbadini rappresenta una proposta di moda Made in Italy fondata sulla combinazione tra creatività, ricerca dei materiali, lavorazione artigianale e attenzione ai dettagli.

Attraverso le proprie collezioni interpreta una concezione della moda orientata alla possibilità di costruire un guardaroba coerente con differenti esigenze e occasioni.

La sartorialità diventa così un principio attraverso il quale ridefinire un rapporto più personale tra il capo e chi lo indossa, nel rispetto della tradizione italiana e attraverso un linguaggio contemporaneo.

Credit Photo by: Sami Sabbadini




Intervista a Cecilia Franchitti, designer di maglieria e fondatrice di Wrong Knit Club

Intervista a Cecilia Franchitti, designer di maglieria e fondatrice di Wrong Knit Club

Wrong Knit Club, il progetto che trasforma ricordi e tessuti del passato in capi contemporanei

di Giordana Fauci

Tra moda, artigianato e sostenibilità, esiste un progetto che guarda al passato per creare qualcosa di nuovo: si chiama Wrong Knit Club ed è l’idea di Cecilia Franchitti, designer di maglieria che, attraverso l’upcycling, trasforma centrini, tovaglie, tende e copriletti in capi contemporanei, restituendo valore non solo ai materiali, ma anche alle storie che custodiscono.

Dunque, in un’epoca in cui la moda è spesso sinonimo di consumo veloce e produzione in serie, Wrong Knit Club sceglie di percorrere una strada diversa, fatta di recupero, ricerca e valorizzazione dell’artigianato.

Ogni creazione nasce infatti dall’incontro tra passato e presente: oggetti che sembravano aver esaurito il proprio ciclo di vita vengono reinterpretati e trasformati in capi unici, capaci di conservare intatto il loro valore affettivo.

Così Cecilia Franchitti ha deciso di dare vita a un progetto personale che unisce ricerca creativa, tradizione artigianale e immaginazione.

Una scelta che nasce dalla volontà di dimostrare come la sostenibilità possa essere anche emozione e racconto, andando ben oltre il semplice recupero dei materiali.

Dietro ogni capo firmato Wrong Knit Club non c’è soltanto un processo creativo, ma un percorso fatto di memoria, identità e legami familiari.

Grazie alla maestria di Cecilia Franchitti, centrini realizzati a mano, tovaglie ricamate, tende e coperte custodite per anni nei cassetti delle case diventano il punto di partenza per raccontare nuove storie, mantenendo vivo il ricordo di chi quei tessuti li ha creati, utilizzati e tramandati.

Cecilia Franchitti ha rilasciato ad Occhio sul Mondo un’interessante intervista, raccontando il suo percorso professionale, la nascita del progetto e la filosofia che anima ogni sua creazione.

Come nasce il suo percorso nel mondo della maglieria?

“Sono una designer di maglieria. Dopo la laurea in Fashion Design ho scelto di approfondire questo mondo conseguendo un Master in Creative Knitwear Design, maturando esperienza in aziende che lavorano per il settore del lusso. Da questo percorso è nato il desiderio di costruire qualcosa che rispecchiasse pienamente la mia visione della moda…”.

Cosa le hanno lasciato le esperienze maturate nelle aziende del lusso?

“Mi hanno permesso di acquisire competenze tecniche e creative fondamentali, ma soprattutto di comprendere il valore della progettazione e dell’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo ho sentito il bisogno di costruire un progetto che raccontasse qualcosa di profondamente personale, capace di rispecchiare la mia idea di moda e il mio modo di osservare gli oggetti e le persone…”.

Quando e perché nasce Wrong Knit Club?

“Wrong Knit Club nasce dal desiderio di guardare con occhi nuovi ciò che spesso viene considerato un oggetto del passato. Per molti sono semplicemente vecchi oggetti visti nelle case delle nonne, ma io li vedo come frammenti di memoria. Racchiudono tempo, cura e storie che meritano di essere tramandate. Sono il punto di partenza per creare qualcosa di nuovo, capace di unire artigianato, moda e immaginazione…”.

Cosa rappresentano per lei questi oggetti appartenuti al passato?

“Ognuno di loro custodisce una storia, un ricordo, un momento di vita. Mi piace pensare che, trasformandoli in un nuovo capo, quella storia possa continuare a vivere e ad essere raccontata anche alle nuove generazioni.”

Il nome del progetto incuriosisce molto. Qual è il suo significato?

“Wrong Knit Club significa club della maglieria sbagliata. Si tratta di un progetto nato dal desiderio di creare uno spazio in cui chiunque possa sentirsi accolto, soprattutto chi almeno una volta nella vita si è sentito fuori posto. Credo fortemente che la perfezione non sia ciò che rende speciale un capo. Anzi, sono le imperfezioni, le tracce del tempo e l’unicità di ogni storia a renderlo davvero prezioso. Vorrei che Wrong Knit Club fosse un luogo, prima ancora che un brand, dove sentirsi liberi di essere sé stessi. Le imperfezioni fanno parte della nostra identità e spesso sono proprio quelle a renderci unici. Credo che questo valga tanto per le persone quanto per gli oggetti che scelgo di trasformare…”.

L’upcycling è il cuore del suo lavoro. Cosa rappresenta per lei?

“Attraverso l’upcycling trasformo vecchie tovaglie, tende, copriletti e centrini in capi contemporanei, ma il mio obiettivo non è soltanto dare nuova vita a un materiale. Tengo fortemente a dare nuova vita anche alle storie che custodisce. Ogni tessuto porta con sé un passato che merita di essere raccontato ancora…”.

Quanto è importante oggi promuovere una moda più sostenibile?

“Credo sia fondamentale. Oggi abbiamo la possibilità di ripensare il nostro modo di produrre e consumare moda. Recuperare ciò che già esiste significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche attribuire nuovo valore a ciò che troppo spesso viene dimenticato…”.

Tra i suoi progetti c’è anche la realizzazione di capi personalizzati. In cosa consiste?

“Uno dei miei format preferiti è la realizzazione di capi personalizzati utilizzando i centrini, le coperte o le tovaglie delle persone. Sono oggetti rimasti per anni in un cassetto che, una volta indossati, continuano a raccontare il legame con chi li ha creati e tramandati. È un modo per conservare un ricordo trasformandolo in qualcosa di vivo, da indossare ogni giorno…”.

Che emozione prova quando consegna uno di questi capi?

“È uno dei momenti più belli del mio lavoro. Vedere una persona emozionarsi perché ritrova un ricordo di famiglia trasformato in qualcosa che può tornare a vivere è una soddisfazione enorme. È la dimostrazione che la moda può essere molto più di un semplice abito…”.

Che valore attribuisce alla moda oggi?

“Credo che la moda abbia il potere di farci sognare ad occhi aperti. Ogni collezione e ogni progetto che realizzo nasce dal desiderio di raccontare una storia e di trasformare un capo in qualcosa capace di emozionare, far immaginare, lasciando al contempo un ricordo in chi lo osserva…”.

Qual è il messaggio che desidera trasmettere attraverso Wrong Knit Club?

“In Wrong Knit Club gli sbagli non vengono corretti, ma ascoltati. E spesso sono proprio gli sbagli a rendere una storia impossibile da dimenticare…”.

In un settore in continua evoluzione, il progetto di Cecilia Franchitti dimostra come innovazione e tradizione possano dialogare senza contrapporsi. Perché, attraverso il recupero di tessuti ricchi di significato, la designer invita a riscoprire il valore delle piccole cose, dell’artigianalità e delle emozioni che ogni oggetto è in grado di custodire.

Foto dell’archivio personale di Cecilia Franchitti




“ENSEMBLE 2026”: il Pincio diventa la passerella della moda romana

“ENSEMBLE 2026”: il Pincio diventa la passerella della moda romana

Due serate nel cuore di Villa Borghese celebrano creatività, artigianato e Made in Italy con accademie e grandi firme della couture capitolina

di Damiana Cicconetti 

Dopo il successo della serata inaugurale, prosegue questa sera, sabato 11 luglio, nella suggestiva cornice del Belvedere del Pincio, la quarta edizione di “ENSEMBLE”, manifestazione dedicata alla moda.

L’evento conferma l’obiettivo di valorizzare Roma come Capitale della creatività e dell’eccellenza sartoriale, mettendo in dialogo formazione, innovazione e tradizione attraverso un percorso che unisce le nuove generazioni ai protagonisti dell’Alta Moda italiana.

La serata inaugurale di venerdì 10 luglio è stata dedicata ai giovani talenti, con le sfilate delle creazioni realizzate dagli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Frosinone, dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dell’Accademia Italiana, dell’Accademia Koefia, dell’Accademia del Lusso, della Maiani Accademia Moda e dell’Accademia Nazionale dei Sartori.

Un’occasione per valorizzare il lavoro delle future promesse del settore, che hanno presentato collezioni capaci di coniugare ricerca, sperimentazione e nuove visioni del linguaggio della moda.

Questa sera, invece, riflettori puntati sull’Alta Moda contemporanea con le collezioni di otto protagonisti della couture romana: Gian Paolo Zuccarello, Jamal Taslaq, Franco Ciambella, Giada Curti, Nino Lettieri, Antonio Martino Couture, Michele Miglionico e Sabrina Persechino.

Designer che rappresentano espressioni dell’eleganza italiana, interpreti di una tradizione sartoriale che continua a rinnovarsi attraverso la ricerca stilistica, l’impiego di materiali innovativi, l’eccellenza della manifattura artigianale e la cura di ogni dettaglio.

Valori che fanno del Made in Italy un punto di riferimento riconosciuto a livello internazionale.

Tra i protagonisti della serata Gian Paolo Zuccarello, stilista romano che ha fatto dell’eleganza sartoriale la cifra distintiva del proprio percorso creativo.

Le sue creazioni haute couture, dedicate al mondo della sposa e della cerimonia si distinguono per la qualità delle lavorazioni artigianali, la ricercatezza dei tessuti e l’attenzione ai particolari.

Un percorso che negli anni lo ha portato a presentare le proprie collezioni sulle più prestigiose passerelle, affermando un atelier capace di coniugare tradizione, innovazione e gusto contemporaneo.

Con “ENSEMBLE“, Roma rinnova il proprio ruolo di Capitale della moda, trasformando il Belvedere del Pincio in un palcoscenico d’eccezione ove creatività, cultura e artigianalità si incontrano.




Intervista a Nino, artista del laboratorio handmade e vintage di Trastevere

Intervista a Nino, artista del laboratorio handmade e vintage di Trastevere

LaBazar, un luogo ove creatività sostenibile, talento artigianale e bellezza del riuso si fondono

di Damiana Cicconetti

Nel cuore di Trastevere, tra le strade ricche di storia e di vita del rione romano, esiste un luogo ove creatività, sostenibilità e artigianato si incontrano per dare nuova vita agli oggetti: LaBazar, un laboratorio in cui ogni creazione racconta una storia fatta di passione, recupero e autenticità.

Dietro questo progetto vi è Nino, artista e artigiano che ha trasformato il suo amore per il fatto a mano in una vera e propria filosofia di vita.

Ogni oggetto realizzato nel laboratorio è unico, lontano dalle logiche della produzione industriale e pensato per durare nel tempo: “Creato a mano, pensato per durare…”, è il motto che accompagna il suo lavoro quotidiano.

LaBazar è il riflesso della passione e della visione di Nino, che attraverso l’artigianato vuole dimostrare come il recupero dei materiali possa trasformarsi in arte e bellezza.

Nino ha rilasciato un’intervista ad Occhio sul mondo:

Come nasce LaBazar?

“LaBazar nasce dalla mia passione per il recupero e per tutto ciò che viene realizzato a mano. Ho sempre creduto che ogni oggetto possa avere una seconda possibilità. Quello che per qualcuno è un rifiuto, per me può diventare una nuova creazione…”.

Il riuso è al centro del suo lavoro. Qual è la spinta a perseguire tale filosofia?

“Mi piace dare una seconda vita agli oggetti che normalmente verrebbero scartati. La plastica può diventare qualcosa di bello e raccontare una nuova storia. Credo che l’arte debba anche trasmettere un messaggio di rispetto per l’ambiente…”.

Ha contribuito personalmente a decorare Vicolo del Bologna, una delle vie principali di Trastevere. Com’è nata questa idea?

“Volevo fare qualcosa che potesse essere utile al quartiere e allo stesso tempo trasmettere un messaggio. Ho iniziato a recuperare bottiglie di plastica e a trasformarle in piccoli fiori e decorazioni sospese. Con il tempo la strada si è riempita di colori, luci e forme che attirano l’attenzione delle persone. È un modo per dimostrare che anche ciò che viene scartato può diventare bellezza…”.

Qual è la creazione alla quale è più legato?

“Probabilmente uno specchio che ho realizzato qualche anno fa. Non è uno specchio che invita a guardare semplicemente la propria immagine riflessa, ma ciò che c’è dentro di noi. È un invito a guardarsi interiormente e a superare le apparenze. Sono molto affezionato anche all’arredo del laboratorio, che ho personalmente recuperato, ridando vita a vecchi mobili dimenticati in soffitte e cantine ed a cui ho così permesso di vivere una “seconda vita”… Devo dire con successo, visti i complimenti che, quotidianamente, continuo a ricevere da visitatori provenienti da ogni parte del mondo…”.

Tra le opere esposte spiccano accessori molto originali di altri artisti. Quali sono quelli che incuriosiscono maggiormente le persone?

“Sicuramente gli orecchini realizzati con le linguette delle lattine e gli anelli creati recuperando vecchi jeans. Molte persone restano sorprese quando scoprono da quali materiali nascono questi oggetti. Il riciclo può essere elegante. Le borse realizzate con pneumatici di biciclette hanno una grande resistenza e possono diventare accessori originali, diversi da qualsiasi prodotto industriale. Ogni borsa è unica e racconta una storia diversa…”.

Cosa significa per lei lavorare a Trastevere?

“Trastevere è un luogo speciale. Qui c’è ancora il contatto diretto con le persone, con i turisti e con chi ama l’artigianato autentico. C’è un’energia particolare che ispira continuamente nuove idee e nuove creazioni…”.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere attraverso le sue opere?

“Vorrei far capire che la bellezza può nascere ovunque. Non serve produrre continuamente cose nuove. A volte basta guardare un oggetto con occhi diversi per immaginare una nuova vita. L’artigianato è questo: creatività, pazienza e rispetto per ciò che ci circonda…”.

LaBazar rappresenta un esempio concreto di economia circolare e di artigianato autentico, ove ogni oggetto nasce da un processo creativo che valorizza il recupero e il rispetto per l’ambiente.

In un mondo dominato dalla produzione di massa, il laboratorio di Nino ricorda l’importanza del lavoro manuale e dell’unicità, in cui ogni oggetto racconta una storia fatta di amore per il pianeta.

Credit Photo by: Giordana Fauci




“FORMA 2026”: il Festival che forma i creativi del futuro

“FORMA 2026“: il Festival che forma i creativi del futuro

A La Nuvola di Roma, “FORMA“, il grande evento dedicato alla formazione, alla creatività e alle professioni della moda

di Giordana Fauci

Roma torna a vestirsi di creatività e lo fa con uno degli appuntamenti più attesi da studenti, designer emergenti e professionisti del fashion system.

L’8 e il 9 maggio il Centro Congressi La Nuvola ha ospitato la seconda edizione di “FORMA“, il grande evento dedicato alla formazione, alla creatività e alle professioni della moda promosso da Roma Capitale e Regione Lazio insieme alle più prestigiose accademie del territorio.

Dopo il successo della prima edizione — che aveva richiamato oltre 25 mila studenti e ospiti internazionali come Domenico Dolce e Giancarlo Giammetti — “FORMA 2026″ rilancia con un programma ancora più ambizioso.

Il tema scelto quest’anno è “Identità contemporanea: l’abito, le community e il riconoscersi”, una riflessione sul ruolo della moda come linguaggio sociale, culturale e personale, capace di raccontare appartenenze, differenze e nuove generazioni.

Per due giorni La Nuvola progettata da Massimiliano Fuksas si è trasformata in un laboratorio aperto dove moda, arte, musica e cultura hanno dialogato attraverso incontri, masterclass, performance e talk con alcuni dei nomi più influenti del settore.

Tra i momenti più significativi della manifestazione, l’intervento di Lavinia Biagiotti Cigna, Presidente e CEO del Biagiotti Group, che ha offerto una riflessione sul valore dell’artigianato e del “saper fare” italiano nell’epoca della moda globale e digitale.

“FORMA 2026” punta, inoltre, ad avvicinare ancora di più i giovani al mondo del lavoro.

La grande novità di quest’anno è infatti lo Speaker Corner, uno spazio dinamico dedicato a incontri, presentazioni ed esibizioni dal vivo: l’8 maggio si è esibito Nicolò Filippucci, vincitore della categoria Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2026.

L’obiettivo di “FORMA” non è soltanto celebrare la creatività, ma soprattutto creare connessioni tra formazione e industria, valorizzando i talenti del territorio e offrendo opportunità concrete ai giovani.

Un messaggio ribadito anche da Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, che ha sottolineato: “Roma torna ad avere un ruolo centrale nel panorama internazionale della moda grazie a una strategia costruita negli ultimi anni…”.

“Vogliamo valorizzare i nostri ragazzi e la nostra città. Le accademie formano i professionisti della moda del futuro e noi vogliamo creare le condizioni perché possano costruire qui il proprio percorso senza essere costretti ad andare via. Roma deve diventare la città delle opportunità per i giovani talenti…, ha dichiarato Onorato.

“FORMA 2026” si conferma una piattaforma culturale e professionale che mette in dialogo studenti, aziende, istituzioni e protagonisti della moda internazionale: un appuntamento che racconta una Roma sempre più centrale nel fashion system e che guarda ai giovani non come spettatori, ma come protagonisti del futuro del Made in Italy.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Tunnel fit: l’incontro tra calcio e alta moda 

Tunnel fit: l’incontro tra calcio e alta moda

In Inghilterra l’arrivo allo stadio si trasforma in una passerella, inaugurando una nuova era nel rapporto tra calcio e fashion brand

di Damiana Cicconetti

In Premier League l’ingresso allo stadio si trasforma in una passerella con i tunnel fit. 

Un rituale visivo che deve tanto alla cultura della NBA quanto alla crescente contaminazione tra sport e moda in cui i calciatori non arrivano più soltanto per giocare: arrivano per raccontarsi.

In Europa le logiche commerciali sono diverse e i tunnel fit sono ancora rari.

Negli ultimi anni i fashion partner hanno sperimentato diverse strategie per raccontarsi attraverso il calcio: dalle varsity jacket; alla divisa firmata Fendi che ha vestito l’A.S. Roma nella stagione 2022-2023; fino alle giacche tech per il Manchester City.

In Inghilterra la moda fuori dal campo ha ormai trovato il suo spazio: il Club che ha segnato la nuova svolta è il Liverpool FC, in cui i giocatori hanno sfoggiato il proprio stile all’arrivo allo stadio, con look su misura per esibire personalità, gusto estetico e l’anima fashion dei calciatori.

Perfettamente a suo agio Federico Chiesa, giocatore del Liverpool ha interpretato il proprio look sportivo con un bomber: una sintesi perfetta di stile e funzionalità.

Ogni giocatore ha potuto scegliere liberamente tra i capi del brand partner il proprio outfit preferito, interpretatolo a modo suo e mettendo in mostra la propria estetica personale.

Legare ad ogni giocatore un aspetto diverso del DNA di un brand è un passo in più: una nuova formula con cui i fashion brand possono presenziare nel calcio e raccontare la propria identità.

Il Liverpool apre così una nuova era, in cui la Walk of Champions dello Stadio Anfield diventa una passerella a tutti gli effetti.

Graphic created by: Damiana Cicconetti 




The New Own porta a Roma la moda sostenibile con un’esperienza interattiva

The New Own porta a Roma la moda sostenibile con un’esperienza interattiva

“Fashion Journey – Gaming Experience”: quattro ore di gioco, creatività e scoperta per trasformare l’armadio in chiave consapevole

di Giordana Fauci

Domenica 29 marzo, The New Own ha presentato al The Social Hub di Roma “Fashion Journey – Gaming Experience”, un evento che ha unito gioco, interazione e sostenibilità in un’esperienza immersiva dedicata alla moda consapevole.

L’iniziativa ha invitato il pubblico a vivere la moda in maniera pratica e coinvolgente, trasformando simbolicamente l’armadio di ciascun partecipante in un laboratorio di creatività responsabile.

Il cuore dell’evento è stato un percorso interattivo suddiviso in diverse stazioni, ove i visitatori, muniti del Fashion Passport, hanno affrontato sfide ludiche e didattiche: quiz sulla sostenibilità, prove pratiche sui tessuti, creazione di outfit e lettura consapevole delle etichette.

Ogni tappa completata ha garantito un timbro sul passaporto e, alla fine del viaggio, i partecipanti hanno ricevuto un premio simbolico.

Secondo uno studio PwC 2024, i format esperienziali aumentano del 40% la capacità di memorizzare i messaggi ambientali: la gamification diventa uno strumento educativo per avvicinare il pubblico alla moda consapevole, in modo divertente e concreto.

L’evento si è sviluppato in quattro ore di esperienza immersiva, combinando gioco, incontro con i creatori e interazione tra appassionati e designer emergenti.

Il “Fashion Journey – Gaming Experience” si è trasformato così in un invito a diventare protagonisti del futuro della moda: ogni azione compiuta durante il percorso ha contribuito a trasmettere un messaggio più ampio di responsabilità e attenzione ambientale, trasformando il gioco in un momento di apprendimento concreto.

A Roma, la moda non si guarda più da lontano: si prova, si crea e si vive, tra stili, tessuti e storie di designer emergenti pronti a condividere il proprio mondo.




Bracciali saldati al polso, la tendenza che trasforma un gioiello in promessa

Bracciali saldati al polso, la tendenza che trasforma un gioiello in promessa

Minimal, permanenti e carichi di significato: sempre più persone scelgono il rito della saldatura per celebrare legami e momenti importanti

di Giordana Fauci

Si confermano tra le tendenze più forti nel mondo degli accessori contemporanei: i bracciali saldati al polso non sono più soltanto un dettaglio di stile, ma un gesto simbolico che unisce estetica minimal e valore emotivo.

Un gioiello senza chiusura che nasce per accompagnare chi lo indossa ogni giorno, trasformandosi in segno tangibile di un legame, di un ricordo o di una promessa.

Il procedimento è semplice e rapido: scelta la catena, il bracciale viene adattato al polso e chiuso con una saldatura che elimina qualsiasi apertura.

Proprio questa idea di continuità ha reso il fenomeno virale, spingendo coppie, amici e familiari a scegliere il rito della saldatura come esperienza condivisa.

In questo scenario si inserisce l’iniziativa di Kidult, che ha celebrato il suo ingresso a Sanremo, scegliendo uno dei luoghi più vivi e partecipati della settimana della musica al Festival.

Con uno spazio privilegiato di incontro con il pubblico ha portato nel cuore della città un’esperienza all’insegna della condivisione e dell’espressione personale.

Protagonista l’Infinity Collection, simbolo di legami autentici e senza tempo, caratterizzata da una chiusura non reversibile: un gioiello potente, metafora di connessioni vere, emozioni condivise e momenti destinati a durare.

Durante l’esperienza, il pubblico ha avuto la possibilità di personalizzare il bracciale tramite incisione, rendendo ogni gioiello unico e irripetibile.

Inoltre, i visitatori hanno avuto la possibilità di scegliere una frase in grado di rappresentare i propri valori o un’emozione da custodire nel tempo.

All’evento hanno partecipato diversi talent e content creators, tra cui Megghi Galo, Andrea Zelletta, Sofia Cerio ed Alessandro Cossari.

Il corner è stato animato da una serie di attività pensate per coinvolgere chiunque: momenti d’interazione, giochi, photo booth e iniziative dedicate, insieme ad omaggi esclusivi che hanno trasformato lo spazio in un punto di incontro dinamico e in costante movimento.

Dalla dimensione intima del bracciale saldato al polso fino agli eventi esperienziali nel cuore di Sanremo, il gioiello contemporaneo evolve: non più solo accessorio, ma occasione di condivisione e racconto personale.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Addio a Valentino: Roma saluta l’imperatore della moda

Addio a Valentino: Roma saluta l’imperatore della moda

“L’Italia perde una leggenda…”, queste le parole di Giorgia Meloni

di Damiana Cicconetti 

Mercoledì 19 gennaio, all’età di 93 anni, Valentino Garavani si è spento nell’amata residenza romana dell’Appia Antica, circondato dall’affetto dei suoi cari.

La camera ardente, allestita il 21 e 22 gennaio presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, si è trasformata in un luogo di raccoglimento condiviso, concepito nel segno del bianco, un colore molto amato da Valentino, quanto il celebre rosso che lo ha reso immortale.

Pochi istanti prima dell’arrivo del feretro ha fatto il suo ingresso a PM23 Giancarlo Giammetti: collaboratore, socio e compagno di visione.

Insieme, dal loro incontro nel luglio del 1960 al Café de Paris di via Veneto, hanno costruito molto più di una maison: un progetto culturale, un linguaggio estetico riconoscibile in ogni parte del mondo, un marchio in grado di parlare ad epoche e generazioni diverse.

Il cordoglio delle istituzioni e delle voci internazionali ha restituito la misura di un’eredità che va ben oltre la moda.

“L’Italia perde una leggenda….”, ha commentato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy…”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha, invece, sottolineato come “il Rosso Valentino sia divenuto cifra inconfondibile della creatività italiana…”.

Dall’altra parte dell’Atlantico l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Marco Peronaci ha parlato di un uomo che “non si è limitato a vestire l’America, ma ne ha plasmato l’idea di eleganza…”.

Dal mondo del cinema Anne Hathaway lo ha così salutato: “Valentino, un titano. Ha reso il mio mondo più luminoso...”.

Memorabile la sfilata sulla scalinata di Trinità dei Monti per i 90 anni di Valentino, che ha in tal modo consacrato. definitivamente la Città Eterna a co-protagonista della sua storia.

Altrettanto meravigliosa la retrospettiva “Valentino a Roma. 45 Years of Style” del 2007, occasione in cui ha trasformato l’Ara Pacis in un tempio della couture contemporanea.

Roma, infatti, non ha rappresentato solo lo sfondo della sua esistenza bensì materia viva del suo linguaggio estetico. 

Così oggi, mentre Roma lo accompagna nel suo ultimo viaggio, rimane la consapevolezza che Valentino Garavani continuerà ad abitare la città nei suoi luoghi, nei suoi colori e nello sguardo di chi vede nella moda cultura, bellezza condivisa e memoria collettiva.

Foto dell’archivio personale della Fondazione PM23




Dal mito al diamante: Cartier celebra la bellezza eterna ai Musei Capitolini

Dal mito al diamante: Cartier celebra la bellezza eterna ai Musei Capitolini

Tra marmi millenari e gioielli iconici, la maison francese dialoga con l’antichità e racconta un patrimonio di eleganza senza tempo

di Damiana Cicconetti 

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini si trasforma in un palcoscenico senza pari, ove l’arte classica incontra la gioielleria.

La mostra “Cartier e il Mito” porta a Roma oltre 200 capolavori della storica maison francese, mettendo in dialogo le creazioni con busti antichi e reperti archeologici.

Il risultato è un percorso unico, in cui il lusso si fa narrazione e la bellezza eterna diventa tangibile.

Entrare nelle sale di Palazzo Nuovo significa attraversare un mondo ove il gioiello è simbolo di un heritage che fonde storia, arte e mito.

Dai primi anni della maison la creatività di Cartier si è nutrita dell’antico: animali fantastici, creature marine e motivi ornamentali classici si trasformano in spille, collane e diademi.

La pantera, ad esempio, trova le sue radici nella mitologia greca e romana, incarnando la sensualità irresistibile di Dioniso e l’attrazione del lusso.

Il percorso espositivo è curato da un team di altissimo livello, con lo scenografo Dante Ferretti, l’archeologo Stéphane Verger e la storica dei gioielli Bianca Cappello, che hanno lavorato per oltre due anni tra archivi e collezioni.

Il preludio immersivo tra proiezioni digitali, scale prospettiche e suggestioni dalle immagini del Grand Tour introduce i visitatori in un mondo di dei, eroi e leggende.

Tra i pezzi più memorabili spiccano la tiara in platino e diamanti, realizzata per Marie Bonaparte e ispirata alle corone di foglie romane, nonché la spada di Jean Cocteau del 1955, un oggetto scultoreo dove oro, argento, diamanti, smeraldi e onice si fondono con la forma sinuosa di una lira.

Non mancano creazioni ispirate all’Art Déco, come gli orologi a forma di uovo dai colori vivaci o la collana serpente del 1919, reinterpretata alla luce dei miti greci e romani.

Un dettaglio particolarmente emozionante è l’album fotografico del viaggio in Italia del 1923 di Louis Cartier.

Fotografie in bianco e nero catturano scorci di Venezia, Ferrara, Siena, Orvieto e Pompei.

“Volevamo mostrare come Cartier abbia saputo reinterpretare l’antico, trasformandolo in linguaggio contemporaneo, senza mai tradirne l’eleganza e il fascino…”, racconta Pascale Lepeu, direttrice della Collezione Cartier.

Dal marmo delle statue che hanno educato lo sguardo dell’Occidente alle linee moderne dei gioielli in platino e diamanti, “Cartier e il Mito” offre uno sguardo privilegiato su un universo in cui arte, storia e lusso si incontrano.

…Una celebrazione della bellezza eterna, tra dei e tigri di diamanti e collane leggendarie che trasformano Palazzo Nuovo in un tempio della meraviglia.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti