Intervista a Nino, artista del laboratorio handmade e vintage di Trastevere

Intervista a Nino, artista del laboratorio handmade e vintage di Trastevere

LaBazar, un luogo ove creatività sostenibile, talento artigianale e bellezza del riuso si fondono

di Damiana Cicconetti

Nel cuore di Trastevere, tra le strade ricche di storia e di vita del rione romano, esiste un luogo ove creatività, sostenibilità e artigianato si incontrano per dare nuova vita agli oggetti: LaBazar, un laboratorio in cui ogni creazione racconta una storia fatta di passione, recupero e autenticità.

Dietro questo progetto vi è Nino, artista e artigiano che ha trasformato il suo amore per il fatto a mano in una vera e propria filosofia di vita.

Ogni oggetto realizzato nel laboratorio è unico, lontano dalle logiche della produzione industriale e pensato per durare nel tempo: “Creato a mano, pensato per durare…”, è il motto che accompagna il suo lavoro quotidiano.

LaBazar è il riflesso della passione e della visione di Nino, che attraverso l’artigianato vuole dimostrare come il recupero dei materiali possa trasformarsi in arte e bellezza.

Nino ha rilasciato un’intervista ad Occhio sul mondo:

Come nasce LaBazar?

“LaBazar nasce dalla mia passione per il recupero e per tutto ciò che viene realizzato a mano. Ho sempre creduto che ogni oggetto possa avere una seconda possibilità. Quello che per qualcuno è un rifiuto, per me può diventare una nuova creazione…”.

Il riuso è al centro del suo lavoro. Qual è la spinta a perseguire tale filosofia?

“Mi piace dare una seconda vita agli oggetti che normalmente verrebbero scartati. La plastica può diventare qualcosa di bello e raccontare una nuova storia. Credo che l’arte debba anche trasmettere un messaggio di rispetto per l’ambiente…”.

Ha contribuito personalmente a decorare Vicolo del Bologna, una delle vie principali di Trastevere. Com’è nata questa idea?

“Volevo fare qualcosa che potesse essere utile al quartiere e allo stesso tempo trasmettere un messaggio. Ho iniziato a recuperare bottiglie di plastica e a trasformarle in piccoli fiori e decorazioni sospese. Con il tempo la strada si è riempita di colori, luci e forme che attirano l’attenzione delle persone. È un modo per dimostrare che anche ciò che viene scartato può diventare bellezza…”.

Qual è la creazione alla quale è più legato?

“Probabilmente uno specchio che ho realizzato qualche anno fa. Non è uno specchio che invita a guardare semplicemente la propria immagine riflessa, ma ciò che c’è dentro di noi. È un invito a guardarsi interiormente e a superare le apparenze. Sono molto affezionato anche all’arredo del laboratorio, che ho personalmente recuperato, ridando vita a vecchi mobili dimenticati in soffitte e cantine ed a cui ho così permesso di vivere una “seconda vita”… Devo dire con successo, visti i complimenti che, quotidianamente, continuo a ricevere da visitatori provenienti da ogni parte del mondo…”.

Tra le opere esposte spiccano accessori molto originali di altri artisti. Quali sono quelli che incuriosiscono maggiormente le persone?

“Sicuramente gli orecchini realizzati con le linguette delle lattine e gli anelli creati recuperando vecchi jeans. Molte persone restano sorprese quando scoprono da quali materiali nascono questi oggetti. Il riciclo può essere elegante. Le borse realizzate con pneumatici di biciclette hanno una grande resistenza e possono diventare accessori originali, diversi da qualsiasi prodotto industriale. Ogni borsa è unica e racconta una storia diversa…”.

Cosa significa per lei lavorare a Trastevere?

“Trastevere è un luogo speciale. Qui c’è ancora il contatto diretto con le persone, con i turisti e con chi ama l’artigianato autentico. C’è un’energia particolare che ispira continuamente nuove idee e nuove creazioni…”.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere attraverso le sue opere?

“Vorrei far capire che la bellezza può nascere ovunque. Non serve produrre continuamente cose nuove. A volte basta guardare un oggetto con occhi diversi per immaginare una nuova vita. L’artigianato è questo: creatività, pazienza e rispetto per ciò che ci circonda…”.

LaBazar rappresenta un esempio concreto di economia circolare e di artigianato autentico, ove ogni oggetto nasce da un processo creativo che valorizza il recupero e il rispetto per l’ambiente.

In un mondo dominato dalla produzione di massa, il laboratorio di Nino ricorda l’importanza del lavoro manuale e dell’unicità, in cui ogni oggetto racconta una storia fatta di amore per il pianeta.

Credit Photo by: Giordana Fauci




“FORMA 2026”: il Festival che forma i creativi del futuro

FORMA 2026“: il Festival che forma i creativi del futuro

A La Nuvola di Roma, “FORMA“, il grande evento dedicato alla formazione, alla creatività e alle professioni della moda

di Giordana Fauci

Roma torna a vestirsi di creatività e lo fa con uno degli appuntamenti più attesi da studenti, designer emergenti e professionisti del fashion system.

L’8 e il 9 maggio il Centro Congressi La Nuvola ha ospitato la seconda edizione di “FORMA“, il grande evento dedicato alla formazione, alla creatività e alle professioni della moda promosso da Roma Capitale e Regione Lazio insieme alle più prestigiose accademie del territorio.

Dopo il successo della prima edizione — che aveva richiamato oltre 25 mila studenti e ospiti internazionali come Domenico Dolce e Giancarlo Giammetti — “FORMA 2026″ rilancia con un programma ancora più ambizioso.

Il tema scelto quest’anno è “Identità contemporanea: l’abito, le community e il riconoscersi”, una riflessione sul ruolo della moda come linguaggio sociale, culturale e personale, capace di raccontare appartenenze, differenze e nuove generazioni.

Per due giorni La Nuvola progettata da Massimiliano Fuksas si è trasformata in un laboratorio aperto dove moda, arte, musica e cultura hanno dialogato attraverso incontri, masterclass, performance e talk con alcuni dei nomi più influenti del settore.

Tra i momenti più significativi della manifestazione, l’intervento di Lavinia Biagiotti Cigna, Presidente e CEO del Biagiotti Group, che ha offerto una riflessione sul valore dell’artigianato e del “saper fare” italiano nell’epoca della moda globale e digitale.

FORMA 2026” punta, inoltre, ad avvicinare ancora di più i giovani al mondo del lavoro.

La grande novità di quest’anno è infatti lo Speaker Corner, uno spazio dinamico dedicato a incontri, presentazioni ed esibizioni dal vivo: l’8 maggio si è esibito Nicolò Filippucci, vincitore della categoria Nuove Proposte al Festival di Sanremo 2026.

L’obiettivo di “FORMA” non è soltanto celebrare la creatività, ma soprattutto creare connessioni tra formazione e industria, valorizzando i talenti del territorio e offrendo opportunità concrete ai giovani.

Un messaggio ribadito anche da Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, che ha sottolineato: “Roma torna ad avere un ruolo centrale nel panorama internazionale della moda grazie a una strategia costruita negli ultimi anni…”.

Vogliamo valorizzare i nostri ragazzi e la nostra città. Le accademie formano i professionisti della moda del futuro e noi vogliamo creare le condizioni perché possano costruire qui il proprio percorso senza essere costretti ad andare via. Roma deve diventare la città delle opportunità per i giovani talenti…, ha dichiarato Onorato.

FORMA 2026” si conferma una piattaforma culturale e professionale che mette in dialogo studenti, aziende, istituzioni e protagonisti della moda internazionale: un appuntamento che racconta una Roma sempre più centrale nel fashion system e che guarda ai giovani non come spettatori, ma come protagonisti del futuro del Made in Italy.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Tunnel fit: l’incontro tra calcio e alta moda 

Tunnel fit: l’incontro tra calcio e alta moda

In Inghilterra l’arrivo allo stadio si trasforma in una passerella, inaugurando una nuova era nel rapporto tra calcio e fashion brand

di Damiana Cicconetti

In Premier League l’ingresso allo stadio si trasforma in una passerella con i tunnel fit. 

Un rituale visivo che deve tanto alla cultura della NBA quanto alla crescente contaminazione tra sport e moda in cui i calciatori non arrivano più soltanto per giocare: arrivano per raccontarsi.

In Europa le logiche commerciali sono diverse e i tunnel fit sono ancora rari.

Negli ultimi anni i fashion partner hanno sperimentato diverse strategie per raccontarsi attraverso il calcio: dalle varsity jacket; alla divisa firmata Fendi che ha vestito l’A.S. Roma nella stagione 2022-2023; fino alle giacche tech per il Manchester City.

In Inghilterra la moda fuori dal campo ha ormai trovato il suo spazio: il Club che ha segnato la nuova svolta è il Liverpool FC, in cui i giocatori hanno sfoggiato il proprio stile all’arrivo allo stadio, con look su misura per esibire personalità, gusto estetico e l’anima fashion dei calciatori.

Perfettamente a suo agio Federico Chiesa, giocatore del Liverpool ha interpretato il proprio look sportivo con un bomber: una sintesi perfetta di stile e funzionalità.

Ogni giocatore ha potuto scegliere liberamente tra i capi del brand partner il proprio outfit preferito, interpretatolo a modo suo e mettendo in mostra la propria estetica personale.

Legare ad ogni giocatore un aspetto diverso del DNA di un brand è un passo in più: una nuova formula con cui i fashion brand possono presenziare nel calcio e raccontare la propria identità.

Il Liverpool apre così una nuova era, in cui la Walk of Champions dello Stadio Anfield diventa una passerella a tutti gli effetti.

Graphic created by: Damiana Cicconetti 




The New Own porta a Roma la moda sostenibile con un’esperienza interattiva

The New Own porta a Roma la moda sostenibile con un’esperienza interattiva

Fashion Journey – Gaming Experience”: quattro ore di gioco, creatività e scoperta per trasformare l’armadio in chiave consapevole

di Giordana Fauci

Domenica 29 marzo, The New Own ha presentato al The Social Hub di Roma “Fashion Journey – Gaming Experience”, un evento che ha unito gioco, interazione e sostenibilità in un’esperienza immersiva dedicata alla moda consapevole.

L’iniziativa ha invitato il pubblico a vivere la moda in maniera pratica e coinvolgente, trasformando simbolicamente l’armadio di ciascun partecipante in un laboratorio di creatività responsabile.

Il cuore dell’evento è stato un percorso interattivo suddiviso in diverse stazioni, ove i visitatori, muniti del Fashion Passport, hanno affrontato sfide ludiche e didattiche: quiz sulla sostenibilità, prove pratiche sui tessuti, creazione di outfit e lettura consapevole delle etichette.

Ogni tappa completata ha garantito un timbro sul passaporto e, alla fine del viaggio, i partecipanti hanno ricevuto un premio simbolico.

Secondo uno studio PwC 2024, i format esperienziali aumentano del 40% la capacità di memorizzare i messaggi ambientali: la gamification diventa uno strumento educativo per avvicinare il pubblico alla moda consapevole, in modo divertente e concreto.

L’evento si è sviluppato in quattro ore di esperienza immersiva, combinando gioco, incontro con i creatori e interazione tra appassionati e designer emergenti.

Il “Fashion Journey – Gaming Experience” si è trasformato così in un invito a diventare protagonisti del futuro della moda: ogni azione compiuta durante il percorso ha contribuito a trasmettere un messaggio più ampio di responsabilità e attenzione ambientale, trasformando il gioco in un momento di apprendimento concreto.

A Roma, la moda non si guarda più da lontano: si prova, si crea e si vive, tra stili, tessuti e storie di designer emergenti pronti a condividere il proprio mondo.




Bracciali saldati al polso, la tendenza che trasforma un gioiello in promessa

Bracciali saldati al polso, la tendenza che trasforma un gioiello in promessa

Minimal, permanenti e carichi di significato: sempre più persone scelgono il rito della saldatura per celebrare legami e momenti importanti

di Giordana Fauci

Si confermano tra le tendenze più forti nel mondo degli accessori contemporanei: i bracciali saldati al polso non sono più soltanto un dettaglio di stile, ma un gesto simbolico che unisce estetica minimal e valore emotivo.

Un gioiello senza chiusura che nasce per accompagnare chi lo indossa ogni giorno, trasformandosi in segno tangibile di un legame, di un ricordo o di una promessa.

Il procedimento è semplice e rapido: scelta la catena, il bracciale viene adattato al polso e chiuso con una saldatura che elimina qualsiasi apertura.

Proprio questa idea di continuità ha reso il fenomeno virale, spingendo coppie, amici e familiari a scegliere il rito della saldatura come esperienza condivisa.

In questo scenario si inserisce l’iniziativa di Kidult, che ha celebrato il suo ingresso a Sanremo, scegliendo uno dei luoghi più vivi e partecipati della settimana della musica al Festival.

Con uno spazio privilegiato di incontro con il pubblico ha portato nel cuore della città un’esperienza all’insegna della condivisione e dell’espressione personale.

Protagonista l’Infinity Collection, simbolo di legami autentici e senza tempo, caratterizzata da una chiusura non reversibile: un gioiello potente, metafora di connessioni vere, emozioni condivise e momenti destinati a durare.

Durante l’esperienza, il pubblico ha avuto la possibilità di personalizzare il bracciale tramite incisione, rendendo ogni gioiello unico e irripetibile.

Inoltre, i visitatori hanno avuto la possibilità di scegliere una frase in grado di rappresentare i propri valori o un’emozione da custodire nel tempo.

All’evento hanno partecipato diversi talent e content creators, tra cui Megghi Galo, Andrea Zelletta, Sofia Cerio ed Alessandro Cossari.

Il corner è stato animato da una serie di attività pensate per coinvolgere chiunque: momenti d’interazione, giochi, photo booth e iniziative dedicate, insieme ad omaggi esclusivi che hanno trasformato lo spazio in un punto di incontro dinamico e in costante movimento.

Dalla dimensione intima del bracciale saldato al polso fino agli eventi esperienziali nel cuore di Sanremo, il gioiello contemporaneo evolve: non più solo accessorio, ma occasione di condivisione e racconto personale.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Addio a Valentino: Roma saluta l’imperatore della moda

Addio a Valentino: Roma saluta l’imperatore della moda

“L’Italia perde una leggenda…”, queste le parole di Giorgia Meloni

di Damiana Cicconetti 

Mercoledì 19 gennaio, all’età di 93 anni, Valentino Garavani si è spento nell’amata residenza romana dell’Appia Antica, circondato dall’affetto dei suoi cari.

La camera ardente, allestita il 21 e 22 gennaio presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, si è trasformata in un luogo di raccoglimento condiviso, concepito nel segno del bianco, un colore molto amato da Valentino, quanto il celebre rosso che lo ha reso immortale.

Pochi istanti prima dell’arrivo del feretro ha fatto il suo ingresso a PM23 Giancarlo Giammetti: collaboratore, socio e compagno di visione.

Insieme, dal loro incontro nel luglio del 1960 al Café de Paris di via Veneto, hanno costruito molto più di una maison: un progetto culturale, un linguaggio estetico riconoscibile in ogni parte del mondo, un marchio in grado di parlare ad epoche e generazioni diverse.

Il cordoglio delle istituzioni e delle voci internazionali ha restituito la misura di un’eredità che va ben oltre la moda.

L’Italia perde una leggenda….”, ha commentato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy…”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha, invece, sottolineato come “il Rosso Valentino sia divenuto cifra inconfondibile della creatività italiana…”.

Dall’altra parte dell’Atlantico l’ambasciatore italiano negli Stati Uniti Marco Peronaci ha parlato di un uomo che “non si è limitato a vestire l’America, ma ne ha plasmato l’idea di eleganza…”.

Dal mondo del cinema Anne Hathaway lo ha così salutato: “Valentino, un titano. Ha reso il mio mondo più luminoso...”.

Memorabile la sfilata sulla scalinata di Trinità dei Monti per i 90 anni di Valentino, che ha in tal modo consacrato. definitivamente la Città Eterna a co-protagonista della sua storia.

Altrettanto meravigliosa la retrospettiva “Valentino a Roma. 45 Years of Styledel 2007, occasione in cui ha trasformato l’Ara Pacis in un tempio della couture contemporanea.

Roma, infatti, non ha rappresentato solo lo sfondo della sua esistenza bensì materia viva del suo linguaggio estetico. 

Così oggi, mentre Roma lo accompagna nel suo ultimo viaggio, rimane la consapevolezza che Valentino Garavani continuerà ad abitare la città nei suoi luoghi, nei suoi colori e nello sguardo di chi vede nella moda cultura, bellezza condivisa e memoria collettiva.

Foto dell’archivio personale della Fondazione PM23




Dal mito al diamante: Cartier celebra la bellezza eterna ai Musei Capitolini

Dal mito al diamante: Cartier celebra la bellezza eterna ai Musei Capitolini

Tra marmi millenari e gioielli iconici, la maison francese dialoga con l’antichità e racconta un patrimonio di eleganza senza tempo

di Damiana Cicconetti 

Dal 14 novembre 2025 al 15 marzo 2026, Palazzo Nuovo ai Musei Capitolini si trasforma in un palcoscenico senza pari, ove l’arte classica incontra la gioielleria.

La mostra “Cartier e il Mito” porta a Roma oltre 200 capolavori della storica maison francese, mettendo in dialogo le creazioni con busti antichi e reperti archeologici.

Il risultato è un percorso unico, in cui il lusso si fa narrazione e la bellezza eterna diventa tangibile.

Entrare nelle sale di Palazzo Nuovo significa attraversare un mondo ove il gioiello è simbolo di un heritage che fonde storia, arte e mito.

Dai primi anni della maison la creatività di Cartier si è nutrita dell’antico: animali fantastici, creature marine e motivi ornamentali classici si trasformano in spille, collane e diademi.

La pantera, ad esempio, trova le sue radici nella mitologia greca e romana, incarnando la sensualità irresistibile di Dioniso e l’attrazione del lusso.

Il percorso espositivo è curato da un team di altissimo livello, con lo scenografo Dante Ferretti, l’archeologo Stéphane Verger e la storica dei gioielli Bianca Cappello, che hanno lavorato per oltre due anni tra archivi e collezioni.

Il preludio immersivo tra proiezioni digitali, scale prospettiche e suggestioni dalle immagini del Grand Tour introduce i visitatori in un mondo di dei, eroi e leggende.

Tra i pezzi più memorabili spiccano la tiara in platino e diamanti, realizzata per Marie Bonaparte e ispirata alle corone di foglie romane, nonché la spada di Jean Cocteau del 1955, un oggetto scultoreo dove oro, argento, diamanti, smeraldi e onice si fondono con la forma sinuosa di una lira.

Non mancano creazioni ispirate all’Art Déco, come gli orologi a forma di uovo dai colori vivaci o la collana serpente del 1919, reinterpretata alla luce dei miti greci e romani.

Un dettaglio particolarmente emozionante è l’album fotografico del viaggio in Italia del 1923 di Louis Cartier.

Fotografie in bianco e nero catturano scorci di Venezia, Ferrara, Siena, Orvieto e Pompei.

Volevamo mostrare come Cartier abbia saputo reinterpretare l’antico, trasformandolo in linguaggio contemporaneo, senza mai tradirne l’eleganza e il fascino…”, racconta Pascale Lepeu, direttrice della Collezione Cartier.

Dal marmo delle statue che hanno educato lo sguardo dell’Occidente alle linee moderne dei gioielli in platino e diamanti, “Cartier e il Mito” offre uno sguardo privilegiato su un universo in cui arte, storia e lusso si incontrano.

Una celebrazione della bellezza eterna, tra dei e tigri di diamanti e collane leggendarie che trasformano Palazzo Nuovo in un tempio della meraviglia.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti 




“Roma Fashion Day” trasforma Villa Piccolomini in una passerella unica

Roma Fashion Day” trasforma Villa Piccolomini in una passerella unica

Il 25 giugno Villa Piccolomini si è trasformata in una meravigliosa passerella, offrendo una vista unica su San Pietro

di Damiana Cicconetti

Il 25 giugno la moda ha incontrato storia ed eleganza nella suggestiva cornice di Villa Piccolomini, che per un giorno si è trasformata in una straordinaria passerella a cielo aperto, offrendo una vista mozzafiato sulla cupola di San Pietro.

Proprio in tal contesto si è svolto il “Roma Fashion Day”: l’importante evento che celebra non solo la creatività, ma anche il patrimonio culturale e l’innovazione, ponendo Roma al centro del panorama fashion nazionale ed internazionale.

Un’atmosfera magica ha così avvolto la villa: sotto lampadari scintillanti sospesi tra gli alberi; mentre le modelle e i modelli, sfidando il caldo che attanaglia in questi giorni la Capitale, hanno sfilato portando in scena abiti che non sono semplici capi ma vere e proprie narrazioni tessili. 

Ogni collezione ha, in effetti, raccontato una storia, un’identità e, invero, un messaggio che va ben oltre le mode passeggere.

Protagonisti di questa edizione sono stati designer emergenti, accanto a nomi già affermati, uniti da un filo comune: superare le tendenze per esprimere visioni, sogni e valori. 

I tessuti di ciascun abito, del resto, hanno mostrato di saper dialogare perfettamente con l’ambiente; mentre i tagli sartoriali si sono sapientemente fusi con dettagli futuristici.

Sostenibilità ed artigianalità sono state le parole chiave della creatività dell’evento.

Termini che, ad onore del vero, sono oltremodo contemporanei. Soprattutto nella moda.

Il Roma Fashion Day si è perciò confermato celebrazione della bellezza ma, al contempo, manifesto di come la moda possa tramutarsi in strumento di cultura, di innovazione e di connessione tra passato e futuro. 

Non a caso, a fare da sfondo ai magnifici capi, è stato il profilo maestoso della cupola di San Pietro, che ha contribuito a rendere questa meravigliosa esperienza ancor più iconica e, anzi, senza tempo.

…Un evento che ha confermato, ancora una volta, il ruolo di Roma come capitale non solo dell’arte e della storia, ma finanche della moda.

…Una moda che guarda al futuro, pur non dimenticando i fasti del passato, perfettamente tangibili negli sfavillanti abiti da sera presentati in stoffe preziose, arricchite ancor di più da ricami e paillettes.  

Credit Photo by: Vasiliygalushkin




“Memorabile. Ipermoda”: l’Indagine sulla Moda Contemporanea ospite presso il MAXXI di Roma

Memorabile. Ipermoda“: l’Indagine sulla Moda Contemporanea ospite presso il MAXXI di Roma

Il MAXXI di Roma, dal 27 novembre 2024 al 23 marzo 2025, ospita “Memorabile. Ipermoda”: un’ambiziosa mostra che offre rilevanti spunti di riflessione sul ruolo della moda nell’epoca contemporanea, altresì interrogandosi sulla capacità di influenzare non solo la società ma finanche l’arte e la cultura 

di Giordana Fauci

Il MAXXI di Roma fino al 23 marzo 2025 ospita “Memorabile. Ipermoda”, un’ambiziosa mostra che offre rilevanti spunti di riflessione sul mondo della moda nell’epoca contemporanea, altresì interrogandosi sulla capacità di influenzare non solo la società ma finanche l’arte e la cultura. 

A cura di Maria Luisa Frisa, organizzata in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), nonché con la Fondazione Bulgari, la mostra non rappresenta solamente un omaggio alla creatività, bensì un percorso immersivo attraverso la relazione tra passato, presente e futuro della moda. Dunque, un viaggio tra innovazione e tradizione.

Memorabile. Ipermoda

Pertanto il MAXXI, grazie a tale mostra, diviene una “passerella di concetti e forme”, ove abiti, accessori e materiali si intrecciano in una riflessione sulla moda, come linguaggio in continua evoluzione.

L’esposizione è, in effetti, una vera esperienza sensoriale, che si sviluppa in più stanze, all’interno delle quali si rappresenta una scena unica, visto che gli abiti divengono non semplici pezzi di stoffa bensì espressioni artistiche, in grado di suscitare emozioni e riflessioni oltre ad interrogativi.

Lo stesso titolo, “Ipermoda“, trova ispirazione nel concetto filosofico di “iper-oggetti” di Timothy Morton, che ha definito la moda “qualcosa di indefinibile ed in continua espansione, che sfida i limiti del visibile e del comprensibile…”.

La mostra, del resto, non si limita ad esporre capi di alta moda ma esplora la stessa moda come forza culturale che si diffonde in ogni angolo della società, così influenzando gli stili di vita, le tendenze e le visioni artistiche.

…Una mostra che, oltretutto, riguarda la Storia e il Futuro, perché i circa 50 capi raccontano le trasformazioni della moda: dall’haute couture dei grandi nomi internazionali come Viktor & Rolf, Thom Browne, Christian Dior e Loewe, ai talenti emergenti ed alle sperimentazioni della moda indipendente. 

Memorabile. Ipermoda

L’allestimento, curato dallo studio Supervoid, accompagna i visitatori in un viaggio che invita a riflettere su come la moda riesca ad essere al contempo tanto ordinaria quanto straordinaria, intima e collettiva. 

Così ciascun capo risulta pensato per stimolare un’interpretazione critica, senza gerarchie, creando una connessione diretta tra i diversi mondi della moda.

Memorabile. Ipermoda” esplora altresì il rapporto della moda con gli archivi, la sostenibilità ed il cambiamento. Perché, come sottolinea Maria Luisa Frisa, “la moda è oggi più che mai una disciplina capace di riflettere le questioni materiali e immateriali del nostro tempo. E Memorabile. Ipermoda si propone di esplorare proprio queste sfaccettature, mettendo in evidenza le trasformazioni e i temi centrali del settore…”.

In effetti, uno degli aspetti più affascinanti della mostra è dato dalla riflessione sul ruolo della moda come strumento di cambiamento sociale e culturale. Perché la mostra solleva interrogativi cruciali: ad esempio, su come la moda possa essere, al tempo stesso, sostenibile senza compromettere la creatività. Ovvero su come si possano utilizzare gli archivi degli stilisti per costruire un futuro più consapevole e responsabile.

Tanti e tali temi sono esplorati attraverso pezzi iconici, come il “Carapace in bronzo e ottone” di Francesco Vezzoli, che simbolizza il legame tra la moda e l’arte; oppure “La borsa firmata Virgil Abloh”, che propone una riflessione sul concetto di lusso e accessibilità. 

…Perché sono proprio i contrasti tra il prezioso e l’ordinario ad essere parte di una narrazione più ampia che la mostra intende portare alla luce.

…Perché la moda non è solo un prodotto da consumare, ma un linguaggio che racconta chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare.

Dunque, una moda che interroga e sorprende, in una mostra che non si limita ad essere una mera esposizione, ma un’esperienza che provoca e sfida il visitatore a guardare alla moda con occhi diversi. Perciò, ciascun abito, ciascun accessorio è una domanda aperta sul nostro tempo e sulla società, oltre a rappresentare una riflessione sul ruolo che la moda gioca nella costruzione dell’immagine di ognuno di noi.

…Quindi, una mostra che è, al tempo stesso, un invito a guardare la moda non solo come fenomeno estetico bensì come forza che interagisce con la cultura, l’economia e l’ambiente.

Non a caso Jean-Christophe Babin, CEO del gruppo Bvlgari afferma che: “Memorabile è ciò che si crea per generare bellezza senza tempo… Una bellezza che va ben oltre la semplice capacità di essere ricordato…“. 

…E non vi è dubbio che la bellezza dei capolavori presenti in “Memorabile. Ipermoda” non risiede solamente nella perfezione estetica, bensì nella capacità di dialogare col presente, altresì proiettandosi verso il futuro e così lasciando un’impronta indelebile nella memoria collettiva.

Credit photo by: Damiana Cicconetti




Eco Vintage: il mercatino della Comunità di Sant’Egidio

Eco Vintage: il mercatino della Comunità di Sant’Egidio

Eco Vintage di Sant’Egidio è un mercatino le cui offerte-raccolte sono destinate a finanziare rilevanti progetti di beneficenza nel mondo 

di Giordana Fauci

Eco Vintage è un mercatino nato grazie alla Comunità di Sant’Egidio, le cui offerte-raccolte sono destinate a finanziare rilevanti progetti di beneficenza nel mondo.

Collocato a Largo Fumasoni Biondi, a Trastevere, il mercatino è così curato da somigliare ad una vera e propria boutique. 

…Un mercatino davvero singolare, anzi unico, collocato nel centro-storico della Capitale e all’interno del quale ogni oggetto è stato donato in beneficenza, come pure lo stesso ricavato, destinato al finanziamento di rilevanti progetti umanitari, quali DREAM, che si occupa della cura dell’AIDS in Africa.

A Largo Fumasoni Biondi, quindi all’interno di una raffinata sala, sono esposti oggetti ed accessori oltremodo originali, tra cui cappelli, borse, bigiotteria, ombrelli, scarpe e finanche vestiario.

Tutto rigorosamente vintage e, perciò, all’insegna dell’eco-solidale.

In effetti, Eco Vintage è una vetrina a dir poco originale: non solo per i romani bensì per i turisti che sono soliti frequentare Trastevere.

Ma, a dire il vero, la Comunità di Sant’Egidio gestisce anche altri mercatini: la Città Eco-Solidale, ad esempio, si trova sempre nella Capitale, in Via del Porto Fluviale, giustamente definita città, in considerazione delle vaste dimensioni dell’intero complesso. Dunque, un luogo in cui sono esposti mobili, oggetti e libri, oltre ad abiti per tutta la famiglia, certamente dismessi, seppur in perfette condizioni ed il cui ricavato è, parimenti, devoluto in beneficenza. 

In Via del Porto Fluviale è inoltre possibile effettuare donazioni di ogni genere a favore dei più bisognosi, quali coperte per fronteggiare l’emergenza invernale del freddo.

E ad occuparsi di questa pregevole iniziativa è Simona Rampa, che con passione e dedizione coordina entrambi i progetti.

Gli oggetti di bigiotteria, realizzati artigianalmente, comprendono collane, anelli e orecchini creati con materiali rigorosamente riciclati, come bottiglie di plastica e vecchi palloncini colorati, realizzati da Nadia Di Mario, da sempre impegnata nel volontariato e che ha altresì realizzato alberi di Natale in carta riciclata, poi utilizzati come centro-tavola per il tradizionale Pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Roma.

E come non ricordare gli anelli donati dalla stessa artista a Sant’Egidio: realizzati con ricci di mare pescati dal figlio, Germano Fauci, nonché dal marito Luigi Fauci, perché l’intera famiglia Fauci è conscia che ognuno deve occuparsi del benessere degli altri e dello stesso pianeta. 

Non a caso, il riciclo creativo, oltre ad essere utile a ridurre l’utilizzo della plastica, dona vita a nuovi oggetti, al contempo mantenendo unite intere famiglie, impegnate in rilevanti progetti di beneficenza grazie all’esistenza di mercatini eco-solidali quali quelli della Comunità di Sant’Egidio.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti