Gio Evan conquista Roma con “Extraterreste”: al via il tour tra musica, ironia e ricerca interiore

Gio Evan conquista Roma con “Extraterreste”: al via il tour tra musica, ironia e ricerca interiore

Ho chiamato il tour Extraterreste e non Extraterrestre: è un concept che si concentra sul verbo tenere, esplorando il peso degli extra che ci appesantiscono e l’importanza di riscoprire l’essenziale per restare umani…”, queste le parole di Gio Evan

di Damiana Cicconetti 

Venerdì 12 giugno l’Auditorium Parco della Musica di Roma ha accolto il debutto di “Extraterreste”, il nuovo tour musicale, comico e spirituale di Gio Evan.

Un esordio che ha registrato grande partecipazione e coinvolgimento da parte del pubblico capitolino, chiamato ad intraprendere un viaggio tra musica, poesia, riflessioni filosofiche e momenti di ironia, nel segno di quella cifra artistica che da anni contraddistingue il cantautore, scrittore e performer.

Extraterreste” si configura come un percorso esperienziale che invita a riflettere sul rapporto con ciò che accumuliamo, materialmente ed emotivamente.

Attraverso racconti, monologhi e canzoni Gio Evan affronta le contraddizioni della contemporaneità, interrogandosi su ciò che scegliamo di trattenere e su quanto, invece, rischi di allontanarci dall’essenziale.

Il significato stesso del titolo racchiude il cuore dello spettacolo: “Ho chiamato il tour “Extraterreste” e non “Extraterrestre”, perché è un concept che si concentra sul verbo tenere, esplorando il peso degli “extra” che ci appesantiscono e l’importanza di riscoprire l’essenziale per restare umani…”, ha dichiarato l’artista.

Con il suo stile diretto e poetico, Gio Evan accompagna il pubblico lungo un itinerario interiore che alterna leggerezza e profondità in un equilibrio che rappresenta ormai la sua firma artistica.

Dopo la tappa inaugurale romana, il tour proseguirà il 25 giugno al Magnolia di Milano; il 2 luglio al Parco delle Caserme Rosse di Bologna per il Bonsai Festival; il 4 luglio al Castello di Villafranca di Verona nell’ambito del Villafranca Festival 2026; il 5 luglio al Parco della Certosa di Collegno, in provincia di Torino, per il Flowers Festival e il 22 luglio al Mon Rêve di Taranto per il Mon Rêve Summer Festival 2026.

L’estate dell’artista culminerà poi con la quinta edizione di Evanland, il Festival internazionale del mondo interiore, in programma il 25 e 26 luglio tra la Rocca Maggiore e il centro storico di Assisi.

Poeta, scrittore, cantautore e filosofo contemporaneo, Gio Evan continua a portare avanti una proposta culturale originale, capace di unire intrattenimento e ricerca interiore.

Dopo il successo del tour teatrale “L’affine del mondo”, che tra il 2025 e il 2026 ha registrato oltre 20 mila biglietti venduti, Extraterreste” apre un nuovo capitolo del suo percorso artistico, confermando la volontà di mettere al centro l’essere umano, le sue fragilità e la sua capacità di trasformazione.




Fabrizio Benvenuto esordisce sul grande schermo con “Il Protagonista”

Fabrizio Benvenuto esordisce sul grande schermo con “Il Protagonista”

In questo film mi sono sentito libero…”: queste le parole dell’attore Pierluigi Gigante

di Damiana Cicconetti

Giovedì 21 maggio esce al cinema “Il Protagonista l’opera prima, scritta e diretta da Fabrizio Benvenuto e prodotta da MG Production di Morena Gentile.

Per celebrare l’uscita del film il regista e parte del cast hanno incontrato il pubblico romano al Cinema d’Essai , in una serata speciale tra proiezione, applausi e confronto diretto con gli spettatori.

Protagonista dell’incontro Pierluigi Gigante, volto centrale della pellicola, che ha condiviso le emozioni vissute durante le riprese e il forte legame costruito con il personaggio di Giancarlo Mangiapane.

“In questo film mi sono sentito libero…”, ha raccontato l’attore parlando del lavoro svolto sul set e dell’intensità di un ruolo che lo accompagna praticamente in ogni scena del film.

Una libertà interpretativa che si riflette anche nella costruzione del protagonista: un giovane attore trentenne fragile, ambizioso e ossessionato dal desiderio di emergere nel mondo del cinema.

Giancarlo vive continuamente sospeso tra realtà e finzione, trasformando ogni esperienza quotidiana in una performance. Una spirale emotiva che cresce nel momento in cui gli viene affidata l’occasione che aspetta da sempre: il provino da protagonista per Clochard”, film ispirato alla vita di Gustavo Noradin, celebre ballerino di tip-tap degli anni Cinquanta caduto in disgrazia.

Durante l’incontro Gigante ha parlato del personaggio e del percorso affrontato per interpretarlo: “Giancarlo è un uomo che vuole disperatamente essere visto, riconosciuto. Più cerca di diventare qualcun altro, però, più rischia di perdere se stesso…”.

Una frase che riassume perfettamente il cuore del film, costruito sul confine sempre più sottile tra identità personale e interpretazione.

Ambientato interamente a Roma, “Il Protagonista” racconta una lenta discesa dentro l’ossessione artistica.

Quando Giancarlo scopre che anche il suo coinquilino sta preparando lo stesso provino nasce una rivalità che lo porta a vivere ogni momento con tensione crescente.

Le prove diventano estenuanti, i rapporti personali si incrinano e il personaggio che dovrebbe interpretare inizia a prendere il sopravvento sulla sua vita reale.

Accanto a Pierluigi Gigante il film vede la presenza di Alessio Lapice, Morena Gentile, Adriano Giannini, Elisabetta Ventura, Anna Redi, Ermanno De Biagi, Pierfrancesco Nacca, Josafat Vagni e Matteo Amaturo.

Il regista Fabrizio Benvenuto ha raccontato il senso più profondo del progetto, spiegando come il film nasca dalla volontà di indagare il bisogno umano di sentirsi riconosciuti.

Un approccio che rende “Il Protagonista” non solo un film sul mondo della recitazione, ma anche una riflessione universale sulla ricerca della propria identità.

Con “Il Protagonista” Fabrizio Benvenuto porta sul grande schermo una riflessione sul rischio di smarrirsi, così inseguendo un ruolo da protagonista.




“AGO – Capitano Silenzioso” al Teatro Vittoria: il monologo di Ariele Vincenti dedicato ad Agostino Di Bartolomei

AGO – Capitano Silenzioso” al Teatro Vittoria: il monologo di Ariele Vincenti dedicato ad Agostino Di Bartolomei

Un racconto teatrale che ripercorre la vita di Agostino Di Bartolomei, tra calcio, memoria e identità romana

di Damiana Cicconetti

Sabato 30 maggio, al Teatro Vittoria di Roma, va in scena AGO – Capitano Silenzioso, il monologo scritto e interpretato da Ariele Vincenti, dedicato alla figura di Agostino Di Bartolomei, storico Capitano dell’A.S. Roma.

Lo spettacolo costruisce un percorso narrativo che va oltre la semplice biografia e si addentra nella dimensione più intima e umana di Ago, attraverso lo sguardo di un narratore, tifoso e testimone.

Da qui nasce un racconto che non osserva da lontano, ma che vive dentro i ricordi: le strade, i campetti improvvisati, le domeniche di calcio come rituale collettivo.

Agostino Di Bartolomei emerge non soltanto come il numero 10 dello scudetto conquistato nel 1983 con l’A.S. Roma, ma come un ragazzo sensibile e dal talento raro.

Ho studiato un anno e ho provato tre mesi, da solo in un teatro dei Castelli romani. A livello simbolico il silenzio, in quel teatro, ha rappresentato la spinta che ha dato il là a tutto. Da lì nasce un’indagine personale e poetica, alimentata da incontri e testimonianze. Mi sono basato sui racconti di Tor Marancia dove Ago è cresciuto. Sono andato al campo dove ha mosso i suoi primi passi…”, ha raccontato Ariele Vincenti.

Il lavoro di ricerca prosegue tra incontri reali e memoria viva: “Pino, primo allenatore di Agostino Di Bartolomei, gli amici, il bar dove è cresciuto, il figlio del barista storico. Ho raccolto storie e avevo un’idea di base, ma è stata la gente a completarla, insieme a ciò che Ago ha significato per loro…”.

La narrazione attraversa la luce della sua carriera, fino allo scudetto del 1983, vissuto come apice collettivo e personale, non evitando le fragilità di un percorso umano che si conclude nel 1994 con la sua scomparsa, affrontata nello spettacolo con estrema delicatezza.

Un elemento decisivo del lavoro è l’intreccio continuo tra memoria privata e memoria collettiva: il calcio diventa linguaggio per raccontare non solo un campione, ma un’intera generazione.

Il monologo insiste sulla dimensione del silenzio, che diventa cifra distintiva del personaggio.

Di Bartolomei viene restituito come un Capitano lontano dai toni urlati, con gesti misurati e carichi di significato.

Anche il suo modo di celebrare i gol, inginocchiandosi verso i tifosi, viene ricordato come un segno preciso di rispetto e gratitudine.

“Il silenzio fa più rumore di una curva dopo un gol….”. Con questa frase si apre e si condensa l’essenza dello spettacolo. Al centro di tutto, il silenzio nella sua forma più profonda: non assenza, ma significato.

Attraverso lo sguardo di un amico d’infanzia, ex ultrà, che apprende della morte del capitano, prende forma la scena iniziale: l’uomo va sotto casa di Di Bartolomei e lascia uno striscione con una sola parola: Silenzio…”.

È un escamotage – spiega Vincenti – mi permette di far riaffiorare un altro mondo, un altro calcio, un’altra società: l’Italia in bianco e nero, i giacchetti usati come pali, le sfide infinite negli oratori. E poi lo stadio...”.

Quello striscione resta il cuore simbolico dello spettacolo: “È il punto di avvio di un’analisi filosofica sul silenzio. Noi siamo artisti. Ho preso spunto da questo per costruire una favola poetica su Agostino…”.

E oggi, grazie anche al teatro, Di Bartolomei torna ad essere ricordato: “Aveva una personalità fortissima, era coerente, dava peso alle parole. Era un intellettuale…”.

Da ultimo una riflessione finale: “Avevo l’esigenza personale di evocare un eroe, una brava persona, un Capitano. Agostino Di Bartolomei è il mezzo per parlare del silenzio, perché nel silenzio si nascondono umiltà e sensibilità…”.

Su cosa direbbe oggi Di Bartolomei, Ariele Vincenti sostiene: “Probabilmente, grazie. Come faceva con chi lo fermava per strada. Ne sono certo…”.




“Una famiglia quasi perfetta” al Teatro de’ Servi: in scena la commedia scritta da Valeria Cavalli

Una famiglia quasi perfetta” al Teatro de’ Servi: in scena la commedia scritta da Valeria Cavalli

Dal 19 al 31 maggio la pièce scritta da Valeria Cavalli e diretta da Alberto Oliva porta sul palco ironia, tensioni familiari e riflessioni sui rapporti contemporanei

di Giordana Fauci

Dal 19 al 31 maggio il Teatro de’ Servi ospita “Una famiglia quasi perfetta”, commedia scritta da Valeria Cavalli e diretta da Alberto Oliva, che mescola ironia, tensione emotiva e riflessione sociale, in un racconto profondamente contemporaneo.

Sul palco Monica Faggiani, Arturo Di Tullio e Flavia Marchionni portano in scena una famiglia apparentemente impeccabile, dietro la quale si nascondono incomprensioni, aspettative irrisolte e verità mai affrontate davvero.

Al centro della storia c’è Elisa, appena rientrata dopo quindici mesi. Il ritorno a casa dovrebbe rappresentare un momento di festa e ritrovata serenità, ma la cena organizzata dai genitori si trasforma rapidamente in un confronto serrato, dove ogni parola finisce per incrinare il fragile equilibrio familiare.

Carlo, chirurgo affermato e padre autoritario, immagina per la figlia un futuro stabile, costruito secondo schemi tradizionali e ambizioni professionali ben definite. Laura, laureata in psicologia, spera invece che il viaggio abbia aiutato Elisa a maturare una maggiore consapevolezza personale.

Attraverso dialoghi brillanti, sarcasmo e momenti di forte tensione emotiva, Una famiglia quasi perfetta” richiama la migliore tradizione della commedia all’italiana, in grado di alternare leggerezza e profondità senza perdere incisività.

La scrittura di Valeria Cavalli mette infatti al centro temi estremamente attuali: il peso delle aspettative genitoriali, la difficoltà di comunicare all’interno della famiglia, il bisogno di emanciparsi dai modelli imposti e la fragilità dei rapporti costruiti sulle apparenze.

Nel corso dello spettacolo le maschere dei protagonisti cadono progressivamente. Le certezze si incrinano, i rancori emergono e ogni personaggio si trova costretto a confrontarsi con le proprie contraddizioni. Ne nasce una narrazione intensa e autentica, nella quale il pubblico riesce facilmente a riconoscersi.

La regia di Alberto Oliva accompagna il racconto con ritmo e precisione, valorizzando tanto i momenti più ironici quanto quelli emotivamente più taglienti. Il risultato è una commedia elegante e pungente, capace di far sorridere e riflettere allo stesso tempo.

“Una famiglia quasi perfetta” è uno spettacolo attuale e necessario, che utilizza il linguaggio della commedia per raccontare le fragilità dei rapporti umani e il difficile equilibrio delle relazioni familiari contemporanee.

Credit Photo by: Teatro de’ Servi




Mario Biondi celebra vent’anni di carriera: nuovo tour nei teatri e primo album interamente in italiano

Mario Biondi celebra vent’anni di carriera: nuovo tour nei teatri e primo album interamente in italiano

Dal successo internazionale di “This Is What You Are” al primo album interamente in italiano, Mario Biondi celebra vent’anni di carriera

di Damiana Cicconetti

Lunedì 18 maggio all’Auditorium della Conciliazione di Roma, Mario Biondi si è esibito con uno spettacolo oltremodo elegante; un concerto che ha celebrato i vent’anni di carriera dell’artista e il successo di “Handful of Soul“, l’album che nel 2006 lo consacrò sulla scena internazionale grazie alla celebre “This Is What You Are”.

Vent’anni di musica, di eleganza sonora e di una voce calda ed inconfondibile in grado di attraversare il soul, il jazz e le atmosfere brasiliane con una naturalezza rara.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Mario Biondi celebra così uno dei traguardi più importanti della sua carriera, tornando nei principali teatri italiani con un lungo tour celebrativo che ripercorre la storia artistica di uno degli interpreti italiani più apprezzati anche all’estero.

“Prova d’autore” è il primo disco di inediti interamente in italiano, pubblicato lo scorso 10 aprile, composto da venti tracce che vedono Mario Biondi protagonista assoluto non soltanto come interprete, ma anche come autore, compositore, arrangiatore e produttore.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Dopo il ritorno sul palco del Festival di Sanremo al fianco di Sayf e Alex Britti, sulle note di “Hit the Road Jack“, il cantante ha dato il via il 3 maggio da Crema a una tournée destinata ad accompagnarlo fino a dicembre 2026.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Sul palco una formazione di altissimo livello: al pianoforte il maestro Antonio Faraò, tra i jazzisti italiani più apprezzati a livello internazionale.

Fondamentale il ruolo di Massimo Greco, poli-strumentista e direttore musicale dello spettacolo, autentico punto di equilibrio dell’ensemble, assieme agli ottoni dei fratelli Matteo Cutello e Giovanni Cutello.

Solida, elegante e perfettamente calibrata la sezione ritmica composta da Ameen Saleem al basso e David Haynes alla batteria, sostenuta dalla versatilità di David Florio, impegnato tra percussioni, chitarra e flauto.

La scaletta ha alternato i grandi classici della carriera ai nuovi brani di “Prova d’autore“, accolti con attenzione e calore dal pubblico romano.

Tra questi anche “Lo So”, brano che conferma la capacità di Mario Biondi di esplorare la lingua italiana mantenendo intatta quella cifra soul-jazz che lo rende unico nel panorama musicale contemporaneo.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Dopo Roma le celebrazioni proseguono il 19 maggio a Napoli e il 21 maggio a Catania, prima di ripartire in estate con il tour internazionale.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Mario Biondi oggi non è soltanto una delle voci più riconoscibili della musica italiana: è un artista che continua ad evolversi, senza perdere mai eleganza, identità e anima.




Leonardo Decarli, dal Web al teatro: “La vita è una Mer…aviglia” conquista il Nuovo Teatro Orione

Leonardo Decarli, dal Web al teatro: “La vita è una Mer…aviglia” conquista il Nuovo Teatro Orione

Tra ironia, emozioni e confessioni, Leonardo Decarli porta in scena la storia autentica di una generazione che ha scelto di inseguire i propri sogni

di Damiana Cicconetti

Venerdì 15 maggio è andato in scena, al Nuovo Teatro Orione di Roma, lo spettacolo di Leonardo Decarli, “La vita è una Mer…aviglia”; sold out nelle principali città italiane, tra cui Milano, Torino, Genova, Bologna, Empoli e Roma.

Nella Capitale, a fronte dell’elevata richiesta del pubblico, il Nuovo Teatro Orione, dopo la data di aprile, ha aggiunto una replica, a conferma del forte legame tra l’artista e i suoi spettatori.

Nato a Civitavecchia, Leonardo Decarli ha studiato recitazione, dizione e portamento prima di aprire, nel 2010, il suo canale YouTube.

In pochi anni si è affermato come uno dei pionieri della prima scena Web italiana, distinguendosi per una comicità immediata, uno stile estroverso e la capacità di raccontare la quotidianità con leggerezza e autenticità.

Il successo on line gli ha permesso di intraprendere un percorso nel mondo dello spettacolo, tra recitazione, musica e conduzione.

Eppure, come lui stesso racconta, il teatro resta il suo “figlio preferito”: un amore nato molto presto, fin dall’infanzia, quando si esibiva in piccoli sketch improvvisati nella sua cameretta, tra il letto a castello e il pubblico familiare, imitando pubblicità e personaggi televisivi.

Nel corso dello spettacolo Decarli racconta il coraggio necessario per inseguire i propri sogni: “Diciassette anni fa ho deciso di aprire il mio canale YouTube, una strada allora sconosciuta tra magia e paura. È un inno a rischiare…”, spiega.

Dopo anni di esperienza sul Web, l’artista porta a teatro il proprio universo personale, trasformando episodi di vita, sketch e riflessioni in uno spettacolo che alterna comicità e introspezione, mantenendo il tono ironico e spontaneo che ha contribuito a renderlo uno dei volti più noti della prima generazione di YouTube in Italia.

“La vita è una Mer…aviglia” si sviluppa attraverso una serie di monologhi e momenti comici che affrontano le contraddizioni, le fragilità e le paure della vita contemporanea, offrendo al pubblico uno sguardo autentico e diretto.

Tra aneddoti esilaranti come quello della madre che continuava a inviare il suo curriculum all’Enel nella speranza del “posto fisso”, momenti dedicati al suo gatto Bicho e riflessioni più intime sulle rinascite personali, Decarli costruisce un racconto che alterna leggerezza e profondità.

Oggi l’artista sarà a Civitavecchia, dove salirà sul palco del Teatro Traiano nelle vesti di conduttore dello spettacolo “I Colori della Vita”, in un appuntamento che unisce intrattenimento e impegno sociale.




“Carta Straccia”: una storia di segreti e rivoluzioni nel cuore del Sessantotto, al Teatro de’ Servi di Roma

Carta Straccia”: una storia di segreti e rivoluzioni nel cuore del Sessantotto, al Teatro de’ Servi di Roma

Pino Strabioli dirige e interpreta il testo di Mario Gelardi: una storia intima e familiare attraversata dal vento della rivoluzione

di Giordana Fauci

Dal 14 al 17 maggio il Teatro de’ Servi ospita “Carta Straccia”, spettacolo scritto da Mario Gelardi e diretto da Pino Strabioli, che sarà anche protagonista in scena insieme a Sabrina Knaflitz e Mauro de Fusco.

Un lavoro intenso e delicato che intreccia memoria privata e trasformazioni collettive, ambientato in una Roma attraversata dalle inquietudini e dalle speranze del 1968.

Lo spettacolo racconta la storia di Teresa e Agostino, due fratelli chiusi nel loro piccolo laboratorio di carta artigianale, lontani dal fermento sociale e culturale che sta cambiando il volto dell’Italia.

La loro esistenza scorre lenta, quasi sospesa, tra vecchie abitudini e un’attività ormai destinata a scomparire. Convinti di chiudere bottega e tornare al paese d’origine, sembrano pronti a lasciarsi alle spalle un’intera vita.

Ma proprio quando tutto appare già deciso, irrompe Remo, un nipote mai conosciuto, giovane, luminoso, misterioso. La sua presenza sconvolge gli equilibri dei due fratelli e porta dentro quelle mura il rumore del mondo esterno, quello delle rivoluzioni culturali, delle proteste studentesche, delle nuove libertà che bussano con forza alle porte della società italiana.

Il testo di Gelardi costruisce un racconto umano fatto di silenzi, gelosie, ironia e improvvise rivelazioni. Remo diventa simbolo di un cambiamento inevitabile, proprio come quel Sessantotto che Roma vive tra musica, cinema e contestazioni. Sullo sfondo ci sono le notti del Piper, la voce di Patty Pravo, il desiderio di emancipazione femminile e una generazione pronta a ribaltare regole e convenzioni.

La regia di Strabioli accompagna con sensibilità una vicenda che unisce commedia e malinconia; mentre l’idea scenica firmata da Alessandro Gassmann restituisce l’atmosfera raccolta di un laboratorio che diventa metafora di un mondo antico destinato a confrontarsi con il futuro.

“Carta Straccia” è uno spettacolo che parla di famiglia, identità e cambiamento, ricordandoci come la storia, anche quando sembra lontana, trovi sempre il modo di entrare nelle nostre vite.




“Aldair. Cuore Giallorosso”: il documentario che celebra il leggendario difensore dell’A.S. Roma

Aldair. Cuore Giallorosso“: il documentario che celebra il leggendario difensore dell’A.S. Roma

Il primo impatto avuto con Aldair è stato un volergli bene immediato. Il suo segreto più grande? È un brasiliano atipico. Il Brasile è festa, lui è il silenzio, i fiumi e la foresta brasiliana…”, queste le parole del regista Simone Godano

di Damiana Cicconetti 

Mercoledì 13 maggio, al Cinema Barberini, si è tenuta la conferenza stampa e la proiezione riservata alla stampa del documentario “Aldair. Cuore Giallorosso, dedicato ad Aldair Nascimento Santos, ex-difensore dell’A.S. Roma, con la partecipazione del protagonista, del regista Simone Godano e dello scrittore Sandro Bonvissuto.

L’opera cinematografica è un racconto identitario che attraversa oltre un decennio della storia giallorossa, distribuito nelle sale dal 21 maggio.

Aldair. Cuore giallorosso” ripercorre l’arrivo del difensore brasiliano a Roma nel 1990. Da quel momento la sua carriera si intreccia in modo indissolubile con quella dell’A.S. Roma, di cui diventa una colonna per tredici stagioni consecutive.

Nel corso della conferenza stampa il regista Simone Godano ha raccontato il primo impatto avuto con Aldair: “Un volergli bene immediato. Il suo segreto più grande? È un brasiliano atipico. Il Brasile è festa, lui è il silenzio, i fiumi e la foresta brasiliana…”.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Nel corso degli anni Aldair si afferma come uno dei difensori più affidabili e raffinati del calcio.

Un riconoscimento simbolico arriva già nel 1997, quando Nils Liedholm lo inserisce tra i difensori ideali della storia della Roma.

Il documentario dedica ampio spazio al rapporto tra Aldair e la tifoseria romanista. I sostenitori lo soprannominano “Pluto”, un nome che diventa nel tempo sinonimo di affetto e appartenenza.

Non si tratta soltanto di un calciatore amato, ma di una figura percepita come interna alla città stessa. Il film racconta proprio questa trasformazione: da atleta internazionale a simbolo identitario della Roma.

A chiudere idealmente il suo ritratto è la definizione affidata alla voce narrante di Claudio Amendola: “L’uomo che ha fatto la rivoluzione col silenzio…”.

Il percorso narrativo culmina nella stagione 2000-2001, quella del terzo Scudetto della storia della A.S. Roma.

Sul trionfo giallorosso è intervenuto Carlo Verdone: “Roma è così. Bellissimi festeggiamenti andati avanti un’eternità. Avevamo fame di vincere…”.

Aldair ha, invece, ricordato con emozione quei momenti: “Un ricordo che mi fa emozionare. Un modo di festeggiare, fare qualcosa per i tifosi. Il Circo Massimo è un posto bellissimo, però con i colori giallorossi è più bello...”.

Il documentario non trascura il percorso con la nazionale brasiliana, con cui Aldair vince il Mondiale del 1994 e la Copa América.

Nel corso della presentazione, Aldair ha commentato il presente della Roma: “La Roma, con questa mentalità dell’allenatore Gasperini, è molto buona e determinata, mancava qualche giocatore che poi è arrivato tardi, la squadra c’è. La società ha dato fiducia all’allenatore ed è molto importante. Quello che si aspetta nei prossimi anni è questa mentalità…”.

Credit Video by: Damiana Cicconetti 

Il legame tra passato e presente della Roma trova eco nei numeri recenti. Con il gol segnato contro la Fiorentina, Gianluca Mancini è diventato il secondo difensore più prolifico nella storia del Club, superando Aldair e salendo a quota 21 reti.

Aldair ha celebrato il sorpasso con parole cariche di stima e affetto: “Mi ha superato. Sette anni di Roma e già mi ha superato. Auguro che possa fare altri 15 gol dai, facciamo il doppio...”, ha dichiarato Aldair.

Un passaggio simbolico tra due leader difensivi di epoche diverse, uniti dalla stessa capacità di lasciare il segno. Del resto, superare Aldair è un pezzo di storia che cambia proprietario.

“Aldair. Cuore giallorosso” racconta questo: non solo una carriera, ma un legame costruito nel tempo. La storia di una città che lo ha riconosciuto come proprio, e di una fedeltà che, a distanza di anni, continua a definire un pezzo dell’identità romanista.




 Al Teatro Sala Umberto di Roma torna la commedia cult “Minchia Signor Tenente”

Al Teatro Sala Umberto di Roma torna la commedia cult “Minchia Signor Tenente”

Dal 21 al 24 maggio al Teatro Sala Umberto di Roma va in scena lo spettacolo di Antonio Grosso che, da vent’anni, unisce ironia e impegno civile

di Giordana Fauci

Dal 21 al 24 maggio il palcoscenico del Teatro Sala Umberto di Roma ospita “Minchia Signor Tenente“, la commedia scritta e diretta da Antonio Grosso che, negli anni, è diventata un vero e proprio cult del teatro italiano contemporaneo.

Ambientata in Sicilia nel 1992, la storia si svolge in un piccolo paese isolato, ove una caserma dei carabinieri diventa il centro di una quotidianità fatta di contrasti, leggerezza e paradossi.

Cinque militari, provenienti da diverse regioni d’Italia, convivono tra scherzi, incomprensioni e routine apparentemente innocue; mentre all’esterno il mondo sembra lontano e quasi irreale.

Le loro giornate scorrono tra denunce bizzarre, relazioni sentimentali complicate e la presenza costante di figure grottesche come il “matto” del paese, fino all’arrivo di un nuovo tenente destinato a cambiare gli equilibri del gruppo.

Dietro  il ritmo brillante dei dialoghi lo spettacolo utilizza un linguaggio originale e non convenzionale, capace di trasformare la risata in uno strumento di consapevolezza.

L’intento non è mai quello di banalizzare, bensì utilizzare l’ironia come chiave per osservare più da vicino le ingiustizie e le contraddizioni della società.

Con oltre 620 repliche all’attivo, “Minchia Signor Tenente” si conferma una delle commedie più longeve e rappresentative degli ultimi vent’anni.

Antonio Grosso, tornando alla regia di questo testo dopo due decenni, ne rinnova la visione mantenendo intatta la sua identità: un equilibrio tra comicità, poesia e dramma, sostenuto da una messinscena essenziale e da una recitazione naturale e diretta.

Credit Photo by: Francesco Memoli




“Qui si va nel penale”: lo spettacolo del magistrale attore e regista Marco Todisco al Teatro Parioli Costanzo 

Qui si va nel penale”: lo spettacolo del magistrale attore e regista Marco Todisco al Teatro Parioli Costanzo

Uno spettacolo coraggioso che trasforma ansie quotidiane, precarietà e contraddizioni sociali in un potente sfogo teatrale contemporaneo

di Damiana Cicconetti

Dall’8 al 10 maggio va in scena “Qui si va nel penale, lo spettacolo scritto da Marco Todisco e Filippo Maria Macchiusi, con la regia dello stesso Todisco, aiuto regia di Martina D’Adamo e i costumi di Monica Rosini.

Uno spettacolo che già dal titolo dichiara la propria natura: provocatoria, diretta, senza filtri. Qui si va nel penale” affonda nelle contraddizioni della vita contemporanea trasformandole in materia scenica viva, feroce e irresistibilmente comica.

Al centro vi è Marco, attore e giovane adulto alle prese con una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: come si affronta uno spettacolo che non si vuole fare?

È da questa premessa apparentemente paradossale che prende forma un monologo teatrale che si muove continuamente tra realtà e finzione, confessione e satira, rabbia e ironia.

Marco Todisco costruisce una narrazione che intercetta un sentimento diffuso, tasselli di un racconto collettivo in cui il pubblico finisce inevitabilmente per riconoscersi.

La forza dello spettacolo sta proprio nella capacità di Marco Todisco e Filippo Maria Macchiusi di saper trasformare il disagio in linguaggio teatrale.

La comicità non è mai evasione, ma uno strumento affilato per smontare le ipocrisie del presente.

Ogni battuta nasconde una verità scomoda; ogni eccesso scenico diventa il riflesso di una realtà che troppo spesso supera la caricatura.

Con uno stile irriverente e contemporaneo “Qui si va nel penale” si presenta come uno “sfogo artificiale”, definizione che racchiude perfettamente l’anima dello spettacolo: un’esplosione controllata di pensieri, frustrazioni e paure che sul palco trovano finalmente spazio e voce.

Marco Todisco dimostra, ancora una volta, una presenza scenica autentica, capace di alternare momenti di comicità travolgente a passaggi più amari e profondi, senza mai perdere il contatto con il pubblico.

La regia accompagna questo flusso emotivo con ritmo e lucidità, lasciando emergere tutta la forza del testo e della performance. Ne nasce uno spettacolo che diverte, provoca e soprattutto costringe a guardarsi dentro.

Perché “Qui si va nel penale” non è soltanto teatro comico, è il ritratto spietatamente onesto di una generazione che cerca di restare lucida mentre tutto intorno sembra andare fuori controllo. E, forse, è proprio questa sincerità radicale a renderlo necessario.