Il Capodanno Cinese di Roma: tra parate, spettacoli, danze e degustazioni di piatti tipici

Il Capodanno Cinese di Roma: tra parate, spettacoli, danze e degustazioni di piatti tipici

La Comunità Cinese di Roma conclude la “Festa di Primavera”, meglio nota come Capodanno Cinese, così celebrando l’arrivo del nuovo anno, dedicato al “Serpente di Legno”, simbolo di saggezza e trasformazione 

di Giordana Fauci

Oggi, 12 febbraio, la Comunità Cinese della Capitale conclude la  “Festa di Primavera”, meglio nota come Capodanno Cinese, così celebrando l’arrivo del nuovo anno, dedicato al “Serpente di Legno”, simbolo di saggezza e trasformazione.

Pertanto, dopo l’anno del Dragone, il 29 gennaio 2025 la Cina ha iniziato, a Roma, la Festa del Capodanno, protrattasi per due settimane: tra parate, spettacoli, danze e degustazioni di piatti tipici, non solo presso i Giardini di Nicola Calipari di Piazza Vittorio, ove ormai da tre anni si svolge la prestigiosa celebrazione nel quartiere Esquilino – in cui, non a caso, risiede la comunità più popolosa della Cina – ma finanche presso le Biblioteche Enzo Tortora e Nelson Mandela.

Così nei giorni 7, 8 e 9 febbraio si sono susseguiti straordinari spettacoli culturali con le caratteristiche lanterne, le parate di draghi, le luci magiche, le danze tradizionali, tra cui il Ballo del Leone; senza dimenticare le degustazioni dei piatti tipici, invero tanto prelibati quanto graditi.

All’inaugurazione della Festa è stato presente Jia Guide, Ambasciatore della Cina in Italia, che, presso Villa Miani, il 23 gennaio scorso ha spiegato il significato di questo nuovo anno: “Dedicato al Serpente di Legno, perché il legno è un elemento vivo e che, perciò, cambia forma di continuo. Proprio come l’anno appena iniziato e che, ci si augura, possa essere di trasformazione e crescita… Del resto, lo stesso serpente simboleggia saggezza, riflessione, adattabilità. Quindi, trasformazione ed inevitabile evoluzione…”. 

Una speranza che si augura ad ognuno!

Non a caso, a celebrare la Festa della Primavera sono stati presenti, oltre a Cinesi, finanche Italiani ma, invero, non solo.

La Comunità Cinese, infatti, è perfettamente integrata in Italia, oramai da moltissimi anni, al punto da conoscerne perfettamente finanche le usanze culinarie.

Usanze che, proprio nei giorni dedicati al Capodanno Cinese, ha spiegato la giovane Giorgia Chen, una donna originaria della Cina ma cresciuta in Italia, ove si è stabilita con il marito ed in cui è nato finanche suo figlio, oggi quattordicenne.

…Una donna che, pur viaggiando ed assaporando culture diverse, che hanno contribuito ad impreziosire la sua cucina, ha sapientemente introdotto a Roma l’essenza di China Town nel suo curatissimo locale, presso De Zhuang, unico col suo “Hot Pot”.

Una donna che spiega i suoi piatti e le tradizioni cinesi con amore ad ogni commensale.  

Giorgia Chen ha in effetti spiegato che “il Capodanno Cinese è una festa importante dedicata alla famiglia, con la quale si condivide la giornata ma finanche il cibo, tra piatti rigorosamente a base di riso… Elemento presente negli stessi dolci e che si ritiene portatore di prosperità, salute e gioia…”.

E, in proposito, la giovane Giorgia ha raccontato soprattutto le tradizioni dell’Hot-Pot Cinese che, letteralmente, indica “una pentola bollente nella quale l’intera famiglia condivide il cibo, da cucinare rigorosamente tutti insieme, in un momento di piena socialità, assaporando piatti genuini e saporiti ma, al contempo, indubbiamente salutari…”.

L’Hot Pot, del resto, è una portata della storia millenaria sempre più diffusa anche in Occidente, spiega ancora Giorgia: “Una cucina antichissima e che, però, è ancor oggi molto diffusa, visto che offre cibo genuino a base di carne o pesce e che, in ogni caso, è in grado di soddisfare ogni tipo di gusto e preferenza…”.

Una cucina che in passato offriva la possibilità di condividere il momento del pasto in piena armonia: soprattutto alle famiglie cinesi povere di un tempo, in anni oramai lontanissimi e ben diversi da quelli di oggi. Anni in cui si mangiava da un’unica pentola calda che, all’occorrenza, era utilizzata finanche per scaldarsi. Famiglie che, così, condividevano i pasti in modo semplice. 

Una cucina che, quindi, ha sempre offerto e continuerà ad offrire la possibilità di condividere il momento del pasto in pieno relax, tanto più in occasione di Feste importanti quali il Capodanno Cinese, pur senza dimenticare altre occasioni come, ad esempio, la Festa degli Innamorati, oramai prossima.  

Giorgia Chen, inoltre, non ha potuto non ricordare il bellissimo spettacolo tenutosi proprio nel suo locale nei giorni di Capodanno: la nota “Festa dei Mille Volti”, uno spettacolo tradizionale cinese tenuto da artisti vestiti con abiti di scena sgargianti e che hanno l’abilità di cambiare maschera in un battibaleno, come si trattasse di una magia.

Giorgia Chen ha, da ultimo, rammentato quanto la cultura cinese sia colma di simboli: il maialino d’oro in primis, ritenuto “porta fortuna per eccellenza…”; a non dimenticare il panda, presente in un box con cui è servito un piatto a base di pesce e, ancora, le lanterne rosse, di cui è colmo il suo locale.

Grazie a Giorgia Chen si è, perciò, entrati nell’animo del Capodanno Cinese, comprendendo appieno il significato di una Festa che, al di là di differenti tradizioni e particolarità culinarie, non è poi così diversa dal Capodanno Occidentale.

Perché il Capodanno Cinese è “una Festa da vivere in famiglia ed al fianco di amici, tra momenti di convivialità simili a quelli in uso in Italia e, invero, nel mondo intero, nella speranza di un cambiamento e, anzi, di una crescita per ognuno…”: con queste parole ha concluso la sua emozionante intervista Giorgia Chen. 

…Parole che non possono non suscitare profonde riflessioni: soprattutto oggi. 

…Pensieri che rammentano l’importanza dei valori veri.

…Valori intramontabili, perché tali non potranno non restare per sempre, indipendentemente dal luogo di nascita, ovvero dal Continente di provenienza.  

Credit Photo by: Giordana Fauci




L’illegale commercio dei cuccioli: un traffico vergognoso

L’illegale commercio dei cuccioli: un traffico vergognoso

In Europa sono oltre 46 mila i cuccioli vittime di aberranti commerci ad opera di delinquenti senza scrupolo: trafficanti unicamente preoccupati di guadagnare il più possibile ma del tutto privi di cura per quei poveri esseri viventi 

 di Giordana Fauci

L’illegale commercio dei cuccioli rappresenta un business internazionale che, da ormai molti anni è – e continua a rimanere – in mano a trafficanti privi di scrupoli, visto che solamente in Europa risultano essere più di 46.000 i cuccioli provenienti dai Paesi dell’Est Europa in modo illecito.

…Povere creature indifese, vittime di un aberrante e vergognoso commercio.

…Esseri viventi costretti a viaggiare per molte ore o, addirittura, per più giorni, a poche settimane dalla nascitastipati in cartoni maleodoranti e inadatti ad ospitarli, tanto più per viaggi così estenuanti e, oltretutto, senza alcuna autorizzazione né certificazione medica.

Né può essere dimenticato che i numeri, in realtà, sono ancor più elevati, considerato che non tutti i cuccioli vengono intercettati e, perciò, salvati dalle Forze dell’Ordine.

Le sedi di queste orrende fabbriche di cuccioli si trovano in Ungheria, Slovacchia, Serbia, Repubblica Ceca e Polonia.

…Perché è proprio nei suddetti Paesi che i poveri cuccioli crescono stipati all’interno di gabbie anguste e sporche, nascoste in cortili chiusi assieme a madri da cui saranno presto separati.

…Madri che trascorrono la vita impegnate tra una cucciolata e l’altra, senza alcuna via di scampo, se non quando non saranno più utili a procreare e, inevitabilmente, verranno soppresse per evitare di essere nutrite, così generando spese “inutili…”.

Da indagini eseguite di recente è emerso che un trafficante, per la vendita di 20 cuccioli, mette in tasca ben 5 mila Euro… Cifra che verrà utilizzata per portare avanti questi vergognosi traffici, così guadagnando sempre più, senza minimamente preoccuparsi che quei poveri esserini, illegalmente acquistati, andranno incontro a gravi problemi di salute e, spesso, finanche alla morte, essendo stati privati del latte materno, oltre a non essere stati sottoposti alle dovute vaccinazioni e ai controlli necessari per garantire una sana crescita.

E non è, di certo, un caso che proprio nei Paesi dell’Est continuino ad operare organizzazioni in grado di offrire cucciolate in qualsiasi momento dell’anno. Perché la richiesta non è poca e le conseguenti offerte non possono di certo diminuire.

I Paesi di destinazione sono soprattutto Germania, Francia, Austria, Spagna, Belgio, Gran Bretagna e, purtroppo, anche Italia.

…Acquirenti che alimentano tale traffico, ignorando che spesso i rivenditori rivestono la figura di “intermediari” di cotanti traffici.

Né è possibile sottovalutare un altro allarmante dato: le vendite molto spesso avvengono tramite portali on line che pubblicizzano annunci economici. E, non a caso, risultano ben 2,4 milioni i cani venduti on line.

…Numeri spaventosi, per traffici vergognosi portati aventi non da professionisti ed allevatori seri, bensì da disumani trafficanti che si pongono un unico obiettivo: guadagnare il più possibile.

…Commerci che trovano origine all’interno di fabbriche dell’orrore, in cui operano reti organizzate di pseudo-allevatori, che si occupano di immettere sul mercato cuccioli di diverse razze, come si trattasse di merci ed oggetti qualsiasi.

…Commerci illegali e, invero, reati gravissimi, perché il traffico di cuccioli contravviene non poche leggi.

Basti considerare che:

  • Ai sensi delle norme sanitarie che prevedono l’obbligo di vaccinazione anti-rabbica, i cuccioli possono entrare in Europa dalla 15° settimana di vita;

 

  • Tutti i cani devono essere dotati di un microchip e di un libretto sanitario valido e completato correttamente; 

 

  • Nella maggior parte dei Paesi dell’UE chi si occupa del commercio e dell’allevamento di cani deve disporre di relativa autorizzazione;

 

  • In Europa chi importa cani dall’estero può rivenderli solo se è in possesso della relativa autorizzazione, ai sensi delle disposizioni di legge sulla protezione degli animali;

 

  • Il trasporto e l’assistenza sanitaria devono essere in linea con i requisiti minimi richiesti per legge;

 

  • I cuccioli possono essere separati dalla madre solo a partire dalla ottava settimana di vita;

 

  • Da ultimo, è necessario che la vendita assolva sempre agli obblighi fiscali, come avviene per qualsiasi altra transazione economica.

 

…Norme indispensabili, considerato che si tratta di esseri viventi, non certo di prodotti qualsiasi e per i quali sono, in ogni caso, necessari controlli ed obblighi.

E, non è un caso che le sanzioni per il commercio illegale di cuccioli sono statuite in ogni Paese: nessuno escluso, seppur con lievi differenze. Anche se vi è da aggiungere che, nella maggior parte dei casi, si tratta di sole multe.

Una fortuna, dunque, che l’Italia abbia previsto, attraverso la Legge 4 novembre 2010 n. 201, entrata in vigore il 4 dicembre 2010, l’introduzione di una nuova fattispecie di reato per il traffico di animali da compagnia, ovvero “per attività svolte al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, reiteratamente o attraverso attività organizzate, che hanno per oggetto l’introduzione nel territorio nazionale di animali da compagnia, privi di sistemi per l’identificazione individuale e delle necessarie certificazioni sanitarie; nonché di quelli non muniti, ove richiesto, di passaporto individuale…”.

Un reato che prevede la “reclusione da tre mesi a un anno, oltre a sanzioni dai 3.000,00 ai 15.000,00 Euro…”.

Ma, del resto, al di là dell’inasprimento di pene, non si può non sottolineare che un metodo per evitare di alimentare un traffico tanto terrificante già esiste: sarebbe sufficiente non rafforzare la domanda, rivolgendosi solo ed esclusivamente a rivenditori autorizzati e ad allevatori professionisti; o, ancor meglio, ad organizzazioni per la protezione degli animali abbandonati che risiedono in canili o gattili, in attesa di essere adottati.

…Solo in tal modo sarà possibile arrestare un commercio tanto vergognoso.

Credit Photo by: Germano Fauci




I giovani non sono fannulloni bensì intolleranti ad essere sotto-pagati e sfruttati

I giovani non sono fannulloni bensì intolleranti ad essere sotto-pagati e sfruttati

Elevato il numero dei giovani precari; senza dimenticare il problema dello sfruttamento e dei salari bassi: in particolare in Italia ma, ormai, anche nel resto del mondo

di Giordana Fauci

Da anni la regola continua a restare invariata: i prezzi salgono e gli stipendi no. Non solo in Italia ma in ogni parte del mondo.

E, ad onore del vero, il Bel Paese è il più particolare tra tutti, visto che fin dal 1990 i redditi hanno subito una battuta d’arresto. Così mentre gli stipendi sono diminuiti di tre punti percentuale, i prezzi hanno continuato a crescere, facendo peggiorare le condizioni di vita della maggior parte delle famiglie.

L’Italia, oltretutto, ha subito una battuta d’arresto a seguito della pandemia. Invero sotto ogni profilo, sì economico ma non solo.

…Battuta d’arresto che per l’Italia è stata ancor più grave, visto che, a differenza del resto dell’Europa – e ad esclusione della sola Grecia – il Bel Paese proveniva da una situazione economica già seria, che non si era ancora ripresa dalla crisi verificatasi nel 2008.

E i risultati, non a caso, sono sotto gli occhi di tutti: si è verificato un aumento dei prezzi del 6,5%; mentre il “capitalismo” si è potuto mantenere in piedi solo grazie a sussidi, precariato, paci fiscali, prestiti con garanzie statali e, da ultimo, l’elargizione del reddito di cittadinanza.

Da qui la conclusione più ovvia e scontata: i giovani, a differenza di un tempo, sono ritenuti una generazione che preferisce rimanere sdraiata sul divano.

Conclusione che, però, non corrisponde al vero!

I giovani, infatti, non vogliono minimamente vegetare; di contro, la maggior parte di loro, dopo il termine degli studi e finanche di lauree, master e dottorati, non desidera altro che lavorare.

…Perché, se è vero che “il lavoro nobilita l’uomo” e lavorare, del resto, è un diritto garantito dalla Costituzione, è ancor più vero che bisogna avere la possibilità di svolgere lavori dignitosi, senza essere sfruttati e/o sottopagati.

…Perché gli stipendi, soprattutto quelli dei giovani, non sono tollerabili, oltre che poco dignitosi e, a dirla tutta, indecenti.

Perciò, è inaccettabile e, anzi, del tutto incomprensibile, oltre che irragionevole, giungere ad una conclusione tanto insulsa, qual è quella di ritenere i giovani fannulloni, anziché rendersi conto di quel che è fin troppo evidente, ovvero che è semplicemente indegno accettare importi ridicoli per svolgere lavori ardui e che impegnano per buona parte della giornata.

…Sfruttati al massimo e privati di ogni garanzia e tutela, al punto che, spesso – fin troppo spesso – si muore sul lavoro.

Eppure la Costituzione statuisce che:La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto...”.

Eppure la Costituzione stabilisce che: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società…”.

Ma poi la realtà è ben diversa da quello che si legge nella Carta Costituzionale.

…Perché troppi sono i giovani precari, come pure i sottopagati. E del resto nessuno, qualificato o meno, merita di essere sfruttato.

Non a caso molti decidono di cambiare Paese. Così a tanti e tali problemi se ne aggiunge un altro, ancor più grave: l’economia italiana rischia di restare senza capitale umano.

E visto che la disoccupazione è ormai un problema mondiale, sarà inutile anche cambiare Paese.

Tutto ciò mentre la soluzione è – ovvero sarebbe – evidente: basterebbe, in effetti, iniziare a pagare salari dignitosi ai giovani – e, anzi, ad ogni persona – che lavora duramente, perché un salario equo è la giusta ricompensa per ogni lavoratore. Nessuno escluso!

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L’inaugurazione della Nuova Piazza di San Giovanni in Laterano a Roma

L’inaugurazione della Nuova Piazza di San Giovanni in Laterano a Roma

Sabato 28 dicembre 2024 è stata inaugurata la Nuova Piazza di San Giovanni in Laterano, a conclusione dei lavori di ristrutturazione avviati nell’aprile scorso

di Giordana Fauci 

Sabato 28 dicembre 2024, alle ore 16:00, è stata inaugurata la Nuova Piazza di San Giovanni in Laterano a Roma, a conclusione dei lavori di ristrutturazioni avviati fin dall’aprile scorso, perciò durati ben nove mesi.

Un’inaugurazione che è avvenuta alla vigilia dell’apertura della Porta Santa, nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Dunque, fontane a raso con zampilli, nebulizzatori, sanpietrini e strisce di prato appaiono ora collocati in perfetta sintonia.  

All’inaugurazione era presente il Cardinal Vicario Baldo Reina, assieme al Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, Arcivescovo Rino Fisichella, nonché il Sindaco Roberto Gualtieri, l’Assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini, la Soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro ed il Presidente del VII Municipio Francesco Laddaga.

L’intervento di ristrutturazione di Piazza San Giovanni ha interessato una superficie di ben 18 mila metri quadri, comportando un costo complessivo di 15 milioni di Euro, somma ottenuta grazie ai finanziamento dei fondi giubilari. 

Il progetto è stato magistralmente realizzato dalla società di architettura OneWorks, che ha creato una ripavimentazione che richiama i motivi della Basilica. 

Con l’occasione è stata altresì inaugurata la nuova illuminazione artistica della facciata della Cattedrale, a cura di Areti.

Il nuovo volto della Piazza è un’immagine che stimola. Ricorda il nostro essere Chiesa sulla soglia… Una piazza aperta alla città è un appello al nostro essere Chiesa…”: queste le parole del Cardinal Reina che ha, poi, aggiunto, “con la nuova pavimentazione la Piazza, vista da lontano, sembra aprirsi come due braccia che accolgono. Proprio come la Porta Santa di San Giovanni, che è l’immagine delle braccia aperte di Dio…”.

Non a caso, il Vicario ha riflettuto sul fatto che il Giubileo si è aperto al termine del percorso sulle (Dis)uguaglianze, promosso dalla Diocesi di Roma, in occasione dei 50 anni del convegno sui “Mali di Roma”.

Quindi, il Cardinal Reina ha così concluso: “La Nuova Piazza di San Giovanni in Laterano è un invito ad essere attenti alle tante disuguaglianze della nostra città. Del resto, la stessa apertura della Porta Santa di San Giovanni non può non essere ritenuta solamente un gesto legato alla pietà di ognuno, bensì un simbolo di apertura reale della nostra vita e finanche del nostro cuore”.

Lo stesso Sindaco Gualtieri è intervenuto all’evento, confermando che: “Ora abbiamo una piazza più adeguata ad una Basilica storica come San Giovanni in Laterano; una piazza con splendide pavimentazioni in marmo, con l’acqua, con del verde. Un intervento grandioso e che chiudiamo in anticipo sul cronoprogramma nella sua configurazione finale. Una ristrutturazione complessa e che era, quindi, prevista non prima del mese di febbraio. E ciò al di là dello stop necessario, dovuto a rilevanti ritrovamenti archeologici. Perchè va detto! – Noi siamo riusciti ad aprire la Piazza per l’apertura della Porta Santa: un risultato straordinario che testimonia la validità del Giubileo”.

Credit Photo by Germano Fauci




I parchi-gioco inclusivi sono costruiti per coinvolgere tutti e non escludere alcuno

I parchi-gioco inclusivi sono costruiti per coinvolgere tutti e non escludere alcuno  

La Convenzione Internazionale dell’UNICEF sui Diritti dell’Infanzia ha stabilito: “il diritto al gioco di tutti i bambini…. Ma è tempo di andare oltre, pensando a tutti e, dunque, ad anziani e diversamente abili

di Damiana Cicconetti

Le attività motorie, che spaziano dallo sport al gioco, sono essenziali per il benessere fisico, mentale ed emotivo. Pertanto giardini e parchi sono diffusi ovunque: in ogni Paese e città del mondo.

Ed è ovvio che in una società che attribuisce importanza al gioco, non si possa non ritenere altrettanto rilevante il concetto d’inclusione, come pure quello di progettualità e scelta dei materiali e delle attrezzature utilizzate nella costruzione dei parchi, siano essi pubblici o privati.

Non a caso, la maggior parte dei parchi oramai è inclusiva, tesa ad accogliere e ad includere in diversi modi chiunque desideri utilizzarli.

Del resto, “il diritto al gioco di tutti i bambini” è sancito dalla Convenzione Internazionale dell’UNICEF sui Diritti dell’Infanzia, all’articolo 31, oltre ad essere ripreso in maniera indiretta in altri punti.

Perciò, includere al gioco in strutture come parchi pubblici, significa rendere fruibili luoghi e dotazioni a bambini con deficit motori e sensoriali che, altrimenti, resterebbero esclusi da qualunque possibilità di godere di uno dei diritti basilari dell’infanzia… Il diritto al gioco.

Va, in ogni caso, sottolineato che chiunque deve poter godere della fruizione di parchi pubblici e, invero, di qualsiasi altra areanon solo bambini e persone diversamente abili ma finanche gli anziani.

Fondamentale, dunque, la competenza dei progettisti nella creazione di parchi realizzati attraverso strategie inclusive, senza limitare la visibilità o la vivibilità di quelle categorie affette da disabilità fisiche e psichiche, spesso connesse all’avanzare dell’età.

Ed è per questo che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivisto il concetto di disabilità alla luce dell’inclusione, facendo riferimento alla: Interazione complessa tra le caratteristiche del corpo di una persona e le caratteristiche dell’ambiente e della società in cui la stessa vive…”.

Ecco perché la sensibilità nel rendere i luoghi pubblici accessibili a tutti è un concetto in costante evoluzione.

In Italia, tuttavia, non esistono ancora leggi che regolamentano la realizzazione di parchi inclusivi per bambini, o che prescrivono quali giochi possono essere considerati realmente inclusivi.

Ma, al di là della mancanza di leggi, è certo che un parco inclusivo deve poter essere raggiungibile da tutti con facilità: da chi corre, da chi ha difficoltà motorie e finanche da chi è ipovedente o non vedente.

In ogni caso, tale prerogativa non deve riguardare i soli parchi inclusivi, bensì qualsiasi luogo, anche non esclusivamente dedicato al gioco.

Per questo il Bel Paese da anni ha costruito accessi privi di ostacoli, quali gradini, paletti, alberi o altri oggetti che ne possono limitare la larghezza o impedire il passaggio, non solo a persone in sedia a rotelle ma anche a genitori con figli piccoli in carrozzina.

E, per lo stesso motivo, da anni l’Italia, al di là della mancanza di leggi ad hoc, si adopera per far sì che ogni gioco e ciascun arredo, dalla panchina alla fontanella dell’acqua, sia raggiungibile alla stessa maniera da chiunque: anziani, bambini e diversamente abili; mentre i dislivelli devono essere resi superabili con strategie progettuali, quali rampe con pendenze non superiori all’8% e così anche l’accesso ad aree gioco.

 …Perché non solo i parchi e i luoghi ma, invero, ciascun oggetto deve poter essere fruito da ogni persona alla stessa maniera.

Credit photo by: Germano Fauci




Festeggiare l’Epifania a Roma, nella storica Piazza Navona, ha un’atmosfera magica

Festeggiare l’Epifania a Roma, nella storica Piazza Navona, ha un’atmosfera magica

Dopo lo stop causato dalla Pandemia, la Capitale non era più la stessa senza lo storico mercatino natalizio di Piazza Navona: un’usanza che, dal 2022, è stata fortunatamente ripristinata e che, quest’anno, predilige l’artigianato

di Giordana Fauci

I romani hanno un vero e proprio attaccamento verso mercati e mercatini. Ma, tra tutti, quello natalizio di Piazza Navona è il più sentito, non solo dai bambini ma finanche dagli adulti.

Quest’anno lo storico mercatino ha aperto il 9 dicembre 2024 e sarà visitabile fino al prossimo 6 gennaio.

La Festa dell’Epifania ha origini che risalgono a tempi immemorabili.

Intorno al 1800 la Befana si festeggiava in Piazza Sant’Eustachio, tra botteghe piene di dolci per i più piccoli e grottesche befane anche per i più grandi.

In seguito, dopo l’Unità d’Italia, la Festa della Befana è stata spostata a Piazza Navona, tra bancarelle ricche di presepi, oggetti natalizi, nonché dolci e giocattoli di ogni tipo. 

Da allora i festeggiamenti dell’Epifania si svolgono tra le meravigliose Fontane del Bernini e del Borromini, senza essersi mai interrotti, ad eccezione che durante la pandemia, periodo in cui Roma non sembrava più essere la stessa. Perché, per fortuna, lo storico mercatino è stato ripristinato nel 2022, riscuotendo ancor più successo, visto l’attaccamento dei romani alla tradizione.

Ogni anno, dunque, proprio a Piazza Navona continuano ad incontrarsi migliaia di cittadini e turisti desiderosi di vivere l’atmosfera della Befana, in attesa del suo arrivo dal cielo, dalla Chiesa di Sant’Agnese in Agone.

In effetti le luci, l’atmosfera natalizia, le giostre, i profumi degli stand che propongono cioccolata calda, mele caramellate, zucchero filato e ciambelle di ogni tipo consentono di rivivere tradizioni antichissime; senza dimenticare la presenza di tutte le bancarelle che quest’anno propongono eccellenti oggetti d’artigianato. 

…Perché a differenza delle scorse edizioni, si è puntato su una selezione di oggettistica, decorazioni e giocattoli artigianali. 

Gli stand presenti sono ben 43, con proposte che soddisfano i più piccini, pur senza dimenticare gli adulti: molti propongono dolci ed enogastronomia locale; altri giocattoli e, altri ancora, sono destinati agli amanti della lettura e dell’oggettistica, prevalentemente natalizia ma, invero, non solo.

Perché quest’anno si è desiderato dare maggior spazio a stand che si occupano di oggetti fatti a mano, così premiando l’originalità e andando contro la bassa qualità. Inoltre sono state scelte realtà giovanili, ovvero artigiani under 35 ed imprese femminili.

Così, ancora per qualche giorno si ha la possibilità di vivere la magia del periodo natalizio nella meravigliosa piazza, oltre a verificare la bellezza di oggetti creati da artigiani eccelsi. Soprattutto le famose scopette scaccia-guai, ben auguranti per il Nuovo Anno.

…Tutto ciò in attesa che arrivi il 6 gennaio, quando si potrà assistere al “volo della Befana”, che avverrà alle ore 10:30 del mattino, quando un vigile del fuoco con tanto di scopa si lancerà dal campanile di Sant’Agnese in Agone per una cinquantina di metri, volando con una fune sulle teste di bambini e adulti prima di giungere in piazza, ove distribuirà dolci e caramelle ad ogni presente nelle vesti dell’amata vecchina.

Credit photo by: Germano Fauci




Papa Francesco inaugura il Nuovo Anno con un Angelus di pace e rispetto per le donne

Papa Francesco inaugura il Nuovo Anno con un Angelus di pace e rispetto per le donne

“Il mondo ha bisogno di guardare alle madri e alle donne per uscire dalla spirale della violenza e dell’odio, nonché per tornare a vedere le cose con occhi e cuore autenticamente umani…”: questo il potente messaggio di Papa Francesco

di Damiana Cicconetti

Il 1º gennaio, durante la celebrazione dell’Angelus in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha inaugurato l’anno con un potente messaggio di riflessione e impegno per la pace e il rispetto delle donne.

L’incontro, che ha dato il via alla Giornata Mondiale della Pace, ha visto il Pontefice rivolgere il pensiero alla Vergine Maria, figura emblematica di amore, maternità e resistenza contro la violenza, ma anche simbolo di speranza per un mondo più giusto e pacifico.

Papa Francesco ha così rinnovato l’invito alla preghiera per la pace, richiamando l’attenzione sulla guerra in Ucraina e sulle crisi in Medio Oriente, per non dimenticare le sofferenze di coloro che sono intrappolati in conflitti. 

Il mondo ha bisogno di guardare alle madri e alle donne per uscire dalla spirale della violenza e dell’odio, nonché per tornare a vedere le cose con occhi e cuore autenticamente umani…”, ha affermato con fermezza.

Il Pontefice ha, dunque, sottolineato che l’amore non deve mai soffocare l’altro bensì essere energia che libera e abbraccia, senza restare intrappolati nelle dinamiche di possesso e abuso. 

L’amore è contrario a tutte le forme di violenza…”, ha dichiarato Papa Francesco, altresì aggiungendo: ”Dobbiamo costruire ponti di dialogo e di pace e non muri di conflitto…”. 

Il Pontefice ha, poi, dedicato ampio spazio al ruolo fondamentale delle donne nella società, con particolare riferimento alle madri: “Guardiamo alle madri e alle donna per tornare ad un modo autentico di guardare la vita, che non sia segnato dall’odio ma dall’amore, dalla compassione e dal rispetto…”. 

L’appello di Papa Francesco ha messo, quindi, in luce l’urgenza di un cambiamento radicale nelle strutture sociali, che perpetuano le disuguaglianze e la violenza contro le donne: “Non possiamo rimanere indifferenti alla sofferenza di chi lotta per la libertà e la dignità…”, ha concluso il Vescovo di Roma. 

…Un potente appello per un mondo più giusto, pacifico e umano: non a caso proprio in occasione dell’inizio del Nuovo Anno e, oltretutto, in coincidenza con la celebrazione della Giornata Mondiale per la Pace.

Credit photo by: Germano Fauci




OIPA: il decalogo per proteggere gli animali dai “botti di Capodanno”

OIPA: il decalogo per proteggere gli animali dai “botti di Capodanno”

L’OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali – ricorda le regole per la tutela degli amici a “quattro zampe”, in vista del Nuovo Anno e dell’usanza incivile dei “botti”

di Damiana Cicconetti  

L’OIPA – Organizzazione Internazionale Protezione Animali – in occasione del Capodanno, desidera richiamare l’attenzione sul decalogo da seguire, al fine di proteggere gli amici a “quattro zampe” da lesioni e traumi causati da botti e petardi. 

Ogni anno, infatti, si verificano eventi drammatici: animali terrorizzati come cani, gatti, volpi, lepri e uccelli fuggono in preda al panico e si feriscono contro ostacoli; senza dimenticare gli animali da allevamento, quali mucche e conigli, che subiscono gravi conseguenze, inclusi aborti per stress.

L’enorme paura provata dai poveri animali include non pochi sintomi: tremori, respiro accelerato, salivazione eccessiva, nonché tachicardia, pianto, abbai frenetici e finanche comportamenti aggressivi o autolesionisti. 

…È inaccettabile che, nonostante le ripetute segnalazioni, vi siano ancor oggi individui insensibili che insistono a perpetuare una “tradizione” tanto incivile, oltre che dannosa. 

Ecco perché il Presidente dell’OIPA, Massimo Comparotto, ha espresso la speranza che quest’anno le Forze dell’Ordine intensifichino i controlli, per garantire il rispetto delle ordinanze locali; altresì sottolineando quanto sia fondamentale evitare che il Capodanno si trasformi in un momento di terrore per gli animali.

L’OIPA ha così stilato il seguente decalogo, atto a garantire la sicurezza degli amici a quattro zampe durante le festività:

1. Tenere gli animali lontani dai festeggiamenti e dai luoghi ove esplodono petardi;

2. Non lasciarli soli, ma rimanere vicino a loro, mantenendo la calma e cercando di distrarli;

3. Non lasciarli in giardini, terrazzi o balconi, per evitare fughe e, dunque, tenerli in casa o in luoghi sicuri;

4. Alzare il volume di radio o TV, chiudendo finestre e persiane;

5. Permettere loro di rifugiarsi ove si sentono al sicuro;

6. Durante le passeggiate, tenerli al guinzaglio ed evitare di liberarli in aree per animali;

7. Consultare un veterinario comportamentale per valutare eventuali terapie di supporto;

8. Evitare il “fai da te”, non somministrando tranquillanti senza consultare un professionista, poiché possono aggravare la situazione;

9. Se possibile, organizzare una gita in luoghi lontani dai rumori forti;

10. Richiedere al proprio Comune un’ordinanza contro i botti, così sensibilizzando l’opinione pubblica sui danni causati dai rumori.

…Perché i dati sono oltremodo allarmanti: circa 5.000 animali muoiono ogni anno nel mondo in occasione dei festeggiamenti di Capodanno e, solo in Italia, lo scorso anno a perdere la vita sono stati oltre 400 tra cani e gatti.

…L’insensibilità di chi ignora il dolore e la sofferenza inflitti ai nostri amici a quattro zampe non deve essere più tollerata: è tempo di mettere fine a pratiche tanto incivili quanto obsolete, per garantire un Capodanno di gioia e serenità ad ogni Creatura.

Credit photo by: Germano Fauci




La Comunità di Sant’Egidio ha organizzato il Pranzo di Natale all’insegna della speranza  

La Comunità di Sant’Egidio ha organizzato il Pranzo di Natale all’insegna della speranza  

In Italia 80mila hanno partecipato ai Pranzi di Natale della Comunità di Sant’Egidio, che si impegna ogni giorno per la difesa dei diritti dei più fragili  

di Damiana Cicconetti

In occasione del Santo Natale, all’interno della Basilica di Santa Maria in Trastevere si è tenuto l’ormai tradizionale Pranzo di Natale a, cui hanno partecipato in moltissimi tra volontari e invitati.

A dire il vero, non solo a Trastevere bensì in tutta Italia e, anzi, nel mondo intero la Comunità di Sant’Egidio ha organizzato Pranzi di Natale: ben 80 mila sono le persone che vi hanno preso parte in Italia e addirittura 250 mila coloro che vi hanno partecipato nel resto del mondo.

…Pranzi di Natale che rappresentano un forte messaggio di pace e solidarietà, oltre che speranza. Perché senza dimora, anziani, famiglie in difficoltà, rifugiati giunti attraverso i corridoi umanitari si sono seduti a tavola con chi, ogni giorno dell’anno, li aiuta e supporta ed è, al tempo stesso, loro amico.

Dunque, per quasi due ore si è festeggiato il Santo Natale tutti assieme, degustando il menù della tradizione: lasagne, polpettone, lenticchie e panettone. 

Marco Impagliazzo, Presidente di Sant’Egidio: ha così commentato l’importante evento: “Quest’anno, insieme alle porte della Basilica, si sono aperte anche le porte di tanti cuori, di tutte quelle persone, tra cui molti giovani, che oggi si occupano di chi ha bisogno…”. 

Così il Parroco di Santa Maria in Trastevere, Don Marco Gnavi, ha presentato alcuni ospiti, come Gemma, donna originaria della Siria venuta in Italia grazie ai corridoi umanitari, la quale non ha potuto fare a meno di ricordare che: “In questo particolare momento è importante sperare e pregare per la pace nel mondo…“. A seguire è stata la volta di Antonino, siciliano oramai trasferitosi a Roma da anni, che ha rammentato di “essere vissuto per strada e, poi, di essere stato aiutato a trovare una casa…” e, perciò, ora sostiene persone in difficoltà come un tempo è accaduto a lui. Da ultimo, vi è stata la testimonianza del piccolo Alì, venuto da Gaza insieme alla zia e che in un perfetto italiano ha detto: “Mi piace questa tavola!“, facendo sorridere tutti i presenti. 

Il Pranzo nella Basilica ha visto la presenza anche del Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha dichiarato: “É un grande onore stare qui. É un momento bellissimo, con persone che hanno bisogno di sentire la città vicina; una città che non vuole lasciare indietro nessuno; una città che desidera impegnarsi perché tutti stiano meglio, non solo le persone che vengono aiutate, ma anche chi aiuta…”. 

Don Marco Gnavi, pertanto, non ha potuto non concludere questo bel Pranzo con un pensiero: “Insieme abbiamo vissuto la realtà di un popolo senza confini, che ritrova la speranza e costruisce un futuro di pace…“.  

Il Pranzo di Natale è una tradizione della Comunità di Sant’Egidio da quando, nell’anno 1982, un piccolo gruppo di persone povere è stato accolto intorno alla tavola della festa all’interno della Basilica di Santa Maria in Trastevere; un gruppo che, nel tempo, è divenuto oltremodo consistente. 

Tutti i Pranzi di Sant’Egidio sono realizzati grazie al sostegno gratuito dei volontari.

Numerosi sono gli eventi in programma per i prossimi giorni, con distribuzione di pasti e regali anche presso le carceri, come accadrà a Roma il 26 dicembre, sia nell’Istituto Penitenziario di Rebibbia, sia in quello di Regina Coeli; senza dimenticare le iniziative per l’emergenza-freddo.

Del resto, la Comunità di Sant’Egidio ha una storia di impegno e solidarietà in ogni periferia del mondo e si preoccupa da sempre di creare una visione sempre più responsabile per la costruzione di un mondo più giusto e umano per tutti.

Ecco perché i suoi volontari, quotidianamente e gratuitamente, svolgono un prezioso servizio a favore dei più poveri, della pace nel mondo e del dialogo con tutti.

Ecco perché il primo impegno della Comunità è essere vicini e amici di chi è povero, debole, straniero, anziano, malato, restituendo a ciascuno la dignità di persona.

Ecco perché ciascun membro della Comunità di Sant’Egidio si impegna verso chi vive momenti di difficoltà e fragilità, costruendo percorsi di speranza con chiunque si trovi in stato di bisogno.

Una speranza che non delude”: questo il messaggio che coglie nel segno i tempi in cui viviamo ed in cui non poche sono le guerre e i conseguenti problemi, quali la fame e la povertà, come ha sottolineato Papa Francesco.

Una speranza che è, dunque, asse centrale del Giubileo. Perché, come ha ricordato Papa Francesco, “Con l’apertura della Porta Santa si è dato inizio ad un nuovo Giubileo, in una notte in cui la porta della speranza si è spalancata sul mondo. Una notte in cui Dio ha detto a ciascuno: c’è speranza anche per te…”.

Una speranza cristiana che è, evidentemente, ancora dell’anima in mezzo alle tempeste della vita.

Una speranza da offrire, quindi, soprattutto ai migranti, ai poveri e agli esclusi da questo mondo, affinché si difendano i diritti dei più deboli.

…Speranza resa concreta anche grazie ad iniziative come il Pranzo di Natale di Sant’Egidio: Comunità che, da sempre, spalanca con generosità le porte dell’accoglienza, affinché a nessuno venga a mancare la possibilità di vivere una vita migliore. Invero non solo in occasione del Santo Natale, bensì ogni giorno dell’anno: questo l’impegno di Sant’Egidio.  

Credit photo by: Giordana Fauci




“La Bontà non lascia soli!”, anche per le Feste di Natale

La Bontà non lascia soli!”, anche per le Feste di Natale

Una raccolta di panettoni e pandori permetterà ai detenuti di Rebibbia di sentirsi meno soli durante le Feste di Natale…”: così Anamul Hoque, alias Simone, racconta la sua esperienza nel mondo del volontariato  

di Giordana Fauci

Anche quest’anno, in occasione delle Feste di Natale, i Cappellani del Carcere di Rebibbia, unitamente alla Diocesi di Roma, hanno realizzato un’importante iniziativa: la raccolta di panettoni e pandori per gli oltre 2000 detenuti e detenute dei quattro Istituti Penitenziari di Rebibbia, per fare in modo che si sentano un po’ meno soli in giornate in cui la famiglia si riunisce, al contempo permettendogli di “avvertire” lo spirito natalizio.  

Sabato 14 dicembre è proseguita con gran successo la promozione denominata “La bontà non lascia soli!“: presso numerosi supermercati della Capitale ha avuto luogo la raccolta dei tradizionali dolci delle Feste.

Un’iniziativa promossa dai Cappellani, unitamente alla Diocesi di Roma ma resa possibile anche grazie al supporto di volontari che non hanno esitato ad adoperarsi per realizzarla.

Anamul Hoque, alias Simone, proviene dal Bangladesh ed ha poco più di trent’anni.

Simone si trova ormai da molti anni in Italia, assieme alla moglie e ai figli ed ha colto appieno il senso dell’iniziativa: “È indifferente il credo religioso e la provenienza. L’importante è mettersi a disposizione del prossimo, sempre. Soprattutto di chi ha bisogno. Anche con piccoli gesti che, però, possono fare la differenza…”. 

Con queste parole Simone ha spiegato la necessità di adoperarsi per gli altri. Perché Simone non dimentica che, essendo stato costretto ad abbandonare il suo Paese, ove regnava la povertà più assoluta, è giunto in Italia e, qui, ha avuto la fortuna di incontrare persone che non sono rimaste indifferenti alle sue difficoltà iniziali, nel reperire un’occupazione e, invero, integrarsi.

Così Simone, anche grazie alla determinazione e caparbietà che lo contraddistinguono da sempre, oggi di occupazioni ne ha diverse: “Sono stato tubista a Genova, nei cantieri navali…”. E, poi, “mi sono trasferito a Roma, dove sono commesso in un negozio…”.

Devo molto all’Italia. Ma un giorno voglio tornare nel mio Paese che mi manca molto…”, afferma.

Ed è stato grazie a persone come Don Paolo, che ha avuto la fortuna di incontrare, che Simone, generoso com’è, ha deciso di aiutare gli altri, finanche aderendo a quest’ultima rilevante iniziativa: “La raccolta di panettoni e pandori…”.    

Ma Simone di qualità ne possiede molte altre: le Madonne e i dipinti che realizza in Via del Corso dimostrano finanche la sua vena artistica e quale meraviglioso street art sia divenuto.      

Piccoli gesti, quelli di Simone, ma di rilevante importanza, perché la raccolta dei dolci natalizi proviene dalla realtà esterna, cioè dalla società che, generalmente, guarda al carcere con pregiudizio.

I detenuti, infatti, sono ritenuti erroneamente persone con macchie che continueranno ad etichettarli e che li renderanno difficilmente “personae novae”, anche dopo aver scontato la pena più dura.

Perciò, per detenuti che si trovano a “pagare” le loro colpe all’interno di ambienti angusti e sovraffollati, il gesto della raccolta di panettoni e pandori, non certo acquistati ma donati dai cittadini, diviene oltremodo significativo, consentendogli di avvertire la vicinanza di tutti.

…Una raccolta da intendere, dunque, come un “piccolo segno” di “grande fraternità e condivisione” che consente altresì di sentirsi incoraggiati, riconciliandosi col mondo esterno. 

Del resto, a Rebibbia non ci si prepara al Natale solo con la Festa e, quindi, con qualche tombolata organizzata in alcuni reparti e col pranzo. Perché per i credenti il Natale in carcere è segnato dal momento della Messa. 

Piccoli gesti sì importanti ma che, in ogni caso, non possono del tutto alleviare “la tristezza e la solitudine che nei giorni di Festa si fanno sentire ancor di più…”: queste le parole di Simone che, pur non essendo Cristiano, non può non avvertire la nostalgia del suo Paese. A Natale maggiormente, pur non festeggiandolo.  

…Perché i giorni delle Feste sono molto duri per chi è solo e per i detenuti in primis. 

Il Natale, infatti, è per eccellenza la festa della famiglia ed è per questo che è molto difficile viverlo lontano dai propri affetti. 

Ecco perché è importante: non abbandonare nessuno, neanche nelle situazioni più buie. 

Ed è proprio “questo il messaggio di Dio, al di là della religione professata…”, afferma con convinzione Simone.

…Perché “aiutare gli altri contribuisce a non far perdere loro la speranza e la fiducia, facendo sì che il carcere divenga realmente un’opportunità per il futuro reinserimento nella società, altresì contribuendo alla diminuzione del numero di recidive…”, come rileva lo stesso Paolo Impagliazzo, Segretario della Comunità di Sant’Egidio e, da oltre quindici anni, volontario presso il nuovo complesso maschile di Rebibbia. 

Non a caso, l’alto numero di suicidi avvenuto all’interno delle carceri italiane negli ultimi dieci anni è oltremodo elevato: pari a ben 79 casi, come è emerso da uno studio effettuato dal Garante Nazionale Detenuti.

La costruzione di una rete non può non offrire una seconda possibilità a chi è in carcere. Anche attraverso la realizzazione di iniziative come La Bontà non lascia soli!”: Simone, alias Anamul Hoque, ne è oltremodo certo.