L’interesse superiore del minore tra allontanamenti e tragedie annunciate: domande che meritano risposte

L’interesse superiore del minore tra allontanamenti e tragedie annunciate: domande che meritano risposte

Il caso di Beatrice, la bimba di soli anni, rimasta uccisa per le percosse e i maltrattamenti subiti dalla madre, Manuela Aiello e dal compagno, Emanuele Iannuzzi riaccende l’attenzione sulla reale tutela dei minori

di Giordana Fauci    

Negli ultimi mesi l’opinione pubblica italiana è stata profondamente colpita da alcuni casi di allontanamento di minori dalle proprie famiglie. Tra questi, il più discusso è certamente quello della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, in Abruzzo, i cui tre figli sono stati trasferiti in una struttura protetta su disposizione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, dopo le valutazioni dei servizi sociali e dell’autorità giudiziaria. 

Le motivazioni ufficiali richiamano questioni legate alle condizioni abitative, all’istruzione e alla socializzazione dei bambini, anche se i genitori, dal canto loro, hanno sempre sostenuto di avere semplicemente scelto uno stile di vita alternativo, improntato al contatto con la natura e all’educazione parentale. 

Dunque, al di là delle valutazioni giuridiche, il caso non ha potuto fare a meno di aprire un dibattito profondo sul significato stesso dell‘interesse superiore del minore. 

Ci si chiede, infatti, se è davvero nell’interesse di un bambino essere separato dai propri genitori quando non emergono accuse di violenza, maltrattamenti o abusi e se è sufficiente una scelta di vita non convenzionale per giustificare una misura così drastica.

Si tratta di interrogativi che meritano una riflessione seria e priva di pregiudizi. Perché l’amore dei genitori, quando autentico e non accompagnato da condotte violente o gravemente pregiudizievoli, rappresenta normalmente il primo e più importante riferimento affettivo per un figlio. 

Pertanto, ogni decisione che comporti la separazione di un minore dalla propria famiglia dovrebbe essere adottata con estrema cautela, quale extrema ratio e non come soluzione ordinaria. Ed è proprio qui che emerge una contraddizione che molti cittadini faticano a comprendere: da un lato si assiste ad interventi tempestivi e incisivi in situazioni nelle quali il dibattito pubblico non riesce a individuare con immediatezza un pericolo concreto e attuale per i bambini; dall’altro lato, la cronaca continua purtroppo a registrare casi di minori vittime di violenze domestiche, talvolta culminate nella morte, nonostante segnali di allarme che, almeno a posteriori, appaiono evidenti.

Ed è proprio questo che è accaduto alla piccola Beatrice, la bimba di soli due anni rimasta uccisa per mano della madre, Manuela Aiello e del compagno, Emanuele Iannuzzi, a seguito di innumerevoli violenze, brutali pestaggi e inenarrabili maltrattamenti, ben visibili ma di cui amici e familiari hanno preferito non interessarsi.

Ogni volta che un bambino perde la vita per mano di un genitore, la società intera si interroga inevitabilmente su cosa non abbia funzionato. Ci si chiede se vi fossero segnalazioni precedenti; se fossero stati rilevati comportamenti aggressivi; se qualcuno avesse raccolto le paure espresse dal minore; se le istituzioni avessero avuto elementi sufficienti per intervenire prima.

Naturalmente sarebbe ingiusto attribuire automaticamente responsabilità ai servizi sociali o alla magistratura minorile in ogni tragedia familiare. Molti operatori lavorano quotidianamente in condizioni difficili, con carichi enormi e risorse spesso insufficienti. Tuttavia, proprio perché il loro compito consiste nella tutela dei minori, è legittimo chiedere che ogni errore venga analizzato con trasparenza e che ogni eventuale omissione sia oggetto di verifica.

La domanda che molti cittadini pongono non è ideologica, ma concreta: come può accadere che in alcune situazioni si intervenga con grande rapidità per allontanare bambini da famiglie non convenzionali, mentre in altre vicende caratterizzate da violenza reale i segnali non vengano colti in tempo. Ci si chiede ancora come si spiegano casi in cui minori manifestano paura verso gli adulti di riferimento, pur mostrando segni di sofferenza, vivendo in contesti fortemente conflittuali senza che le misure adottate riescano a proteggerli efficacemente.

L’interesse superiore del minore non dovrebbe essere confuso con l’adesione ad un modello familiare standardizzato ma dovrebbe piuttosto coincidere con la sicurezza, la serenità affettiva, la protezione dalla violenza e la possibilità di crescere in un ambiente che garantisca amore, cura e sviluppo armonico della personalità.

Per questo motivo appare necessario aprire una riflessione pubblica più ampia sul funzionamento del sistema di tutela minorile. Non per delegittimare il lavoro di magistrati e assistenti sociali, bensì per rafforzarlo. Non per alimentare sfiducia nelle istituzioni, ma per chiedere maggiore coerenza, maggiore capacità di distinguere tra diversità e pericolo, tra stili di vita alternativi e situazioni realmente lesive per i minori.

Ogni allontanamento rappresenta una ferita profonda nella vita di un bambino. Proprio per questo dovrebbe essere disposto solo quando non esistono alternative e quando il rischio è concreto e documentato. Parallelamente, ogni tragedia che coinvolge minori vittime di violenza domestica dovrebbe indurre istituzioni e società a interrogarsi con onestà su ciò che non ha funzionato.

Le domande sono molte. Le risposte, oggi, appaiono ancora insufficienti. Eppure, proprio in nome dell’interesse superiore del minore, meritano di essere affrontate senza reticenze e senza pregiudizi.

Credit Photo by: Conferenza Episcopale Siciliana




Casalbertone, intervento di riqualificazione in Piazza di Santa Maria Consolatrice

Casalbertone, intervento di riqualificazione in Piazza di Santa Maria Consolatrice

Si tratta di un intervento atteso da anni e fondamentale per restituire piena dignità ad uno dei luoghi più rappresentativi del quartiere. L’obiettivo è riconsegnare ai cittadini una piazza più sicura, decorosa e accogliente…”, queste le parole di Massimiliano Umberti, Presidente del Municipio IV

di Damiana Cicconetti

Lunedì 8 giugno prenderanno il via i lavori di riqualificazione di Piazza di Santa Maria Consolatrice, nel quartiere Casalbertone a Roma, uno degli spazi pubblici più riconoscibili e frequentati della zona.

L’intervento, dal valore complessivo di 50 mila euro, punta a restituire piena funzionalità e decoro all’area, in vista anche degli appuntamenti dell’Estate Tiburtina previsti tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.

Il progetto, promosso da Roma Capitale e realizzato dall’Ufficio Decoro in collaborazione con il Municipio IV, rappresenta il primo intervento strutturale significativo dalla realizzazione della piazza negli anni Novanta, nell’ambito del programma “Cento Piazze per Roma”.

Dopo anni di usura e criticità legate alla manutenzione ordinaria, l’area sarà interessata da una serie di lavori mirati al miglioramento della sicurezza, della fruibilità e del decoro urbano.

Gli interventi previsti riguardano diversi aspetti della piazza: in primo luogo sarà ripristinato il sistema di smaltimento delle acque piovane, fondamentale per evitare ristagni e problemi di allagamento che nel tempo hanno compromesso la qualità degli spazi pedonali.

Si procederà poi al recupero delle porzioni di pavimentazione in travertino danneggiate, oltre alla sistemazione delle superfici deformate a causa della crescita delle radici degli alberi, uno dei problemi più ricorrenti dell’area.

Il piano di riqualificazione comprende anche la manutenzione delle sedute in marmo, il rifacimento di elementi di bordatura, la revisione delle griglie e del sistema di drenaggio lungo il perimetro della piazza.

L’obiettivo è garantire una maggiore sicurezza per i pedoni e una migliore accessibilità degli spazi, rendendo la piazza più ordinata, accogliente e adatta alla socialità quotidiana.

Soddisfazione è stata espressa dal Presidente del Municipio IV, Massimiliano Umberti, che ha dichiarato: “Si tratta di un intervento atteso da anni e fondamentale per restituire piena dignità a uno dei luoghi più rappresentativi del quartiere. L’obiettivo è riconsegnare ai cittadini una piazza più sicura, decorosa e accogliente, capace di tornare ad essere un punto di riferimento per la vita sociale del territorio…”.

Massimiliano Umberti ha, inoltre, evidenziato come la riqualificazione avrà un impatto positivo anche sulla programmazione culturale estiva: “L’intervento permetterà di valorizzare ulteriormente lo spazio pubblico e di accogliere nelle migliori condizioni le iniziative culturali e aggregative dell’Estate Tiburtina, che animeranno il quartiere nei prossimi mesi…”.

L’opera si inserisce all’interno di un percorso più ampio di rigenerazione urbana che negli ultimi anni ha interessato Casalbertone, con interventi progressivi su viabilità, spazi pubblici e servizi di prossimità.

Con questo nuovo intervento Piazza di Santa Maria Consolatrice si prepara ad una nuova fase della sua vita urbana, con l’ambizione di tornare a essere non solo un punto di passaggio, ma uno spazio centrale per la socialità e le attività del quartiere.

Credit Photo by: Matteo Mariani




2 giugno, l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica

2 giugno, l’Italia celebra gli 80 anni della Repubblica

Scambiamoci vicendevolmente gli auguri. Buona Repubblica a tutti!…”, queste le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

di Giordana Fauci

L’Italia ha celebrato il 2 giugno, uno degli anniversari più significativi della sua storia contemporanea: gli 80 anni dal referendum istituzionale del 1946 che sancì la nascita della Repubblica.

A Roma la tradizionale parata ai Fori Imperiali si è aperta con gli onori al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con l’esecuzione dell’Inno Nazionale, in una cornice solenne che ha riunito istituzioni, Forze Armate e rappresentanti dei territori.

Il motto scelto per l’edizione “80 anni di Repubblica, ottant’anni al servizio del Paese…”, ha accompagnato l’intera giornata di celebrazioni.

Il Capo dello Stato è arrivato lungo via dei Fori Imperiali scortato dai corazzieri a cavallo, accolto dalle massime cariche istituzionali: i Presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e le altre autorità dello Stato.

Grande impatto visivo ha avuto il maxi Tricolore calato sul Colosseo dai vigili del fuoco: un telo di 2.000 metri quadrati diventato ormai uno dei simboli più riconoscibili del 2 giugno. L’operazione, condotta dagli specialisti SAF del Corpo nazionale, ha richiesto una complessa struttura di oltre 14.000 metri di corde e 900 connettori.

Nel suo intervento il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il significato profondo della scelta del 1946 “Donne e uomini d’Italia il 2 giugno di ottanta anni fa vollero la Repubblica. Oggi non celebriamo soltanto una data, ma un percorso che ha unito generazioni e territori, superando momenti difficili. Scambiamoci vicendevolmente gli auguri. Buona Repubblica a tutti!…”.

Anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha voluto sottolineare il valore della ricorrenza: “Oggi celebriamo gli 80 anni della Repubblica italiana. Una ricorrenza che racconta il cammino che gli italiani hanno saputo costruire insieme, con storie di sacrificio, coraggio, unità e impegno…”.

La Presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli ha, invece, richiamato il valore storico e civile del referendum del 1946: “In quella giornata l’Italia scelse la democrazia e la libertà…”.

Le celebrazioni si sono concluse con lo spettacolo “I volti della Repubblica”, tra musica, testimonianze e performance artistiche che hanno raccontato ottant’anni di storia italiana attraverso protagonisti della cultura, dello sport e dello spettacolo.

Tra i momenti più toccanti anche l’ultimo 2 giugno “in servizio” di Briciola, la mascotte del 4° Reggimento Carabinieri a cavallo, accolta da applausi lungo i Fori Imperiali.

Gli 80 anni della Repubblica non sono stati soltanto una ricorrenza istituzionale, ma un’occasione di riflessione collettiva sul presente e sul futuro del Paese.

Una giornata che ha intrecciato memoria, identità e partecipazione, riaffermando il 2 giugno come una delle date fondative della vita democratica italiana.

Credit Photo by: Rai News




Maldive, recuperati i corpi di due sub italiani, individuati nella terza sezione della Grotta degli Squali

Maldive, recuperati i corpi di due sub italiani, individuati nella terza sezione della Grotta degli Squali

Tra le ipotesi c’è quella di un disorientamento all’interno della grotta. Se uno dei sub avesse avuto un malore o se il gruppo avesse perso l’orientamento, il sollevamento del sedimento potrebbe aver aggravato rapidamente la situazione…”, queste le parole di Chiara Ferri, direttore medico di Dan Europe

di Damiana Cicconetti 

Giovedì 14 maggio, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nella Thinwana Kandu, la cosiddetta Grotta degli Squali, in un’esplorazione a 60 metri di profondità.

Le vittime sono Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti.

Morto anche Mohamed Mahudhee, sub delle Forze Armate delle Maldive impegnato nelle ricerche, ricoverato dopo una malattia da decompressione, patologia che colpisce i sub quando risalgono troppo rapidamente in superficie.

Sono stati recuperati tre dei cinque corpi: il primo è Gianluca Benedetti, nel corridoio che collega la prima alla seconda cavità della grotta, dove secondo le ricostruzioni avrebbe tentato di aiutare gli altri prima di provare a risalire. 

Tre speleo-sub finlandesi inviati da Dan Europe, hanno individuato i cadaveri, in una drammatica fila indiana: quattro corpi sono stati trovati nello stesso cunicolo, un budello senza uscita che si dirama dalla seconda caverna.

Oggi sono stati recuperati i corpi di Federico Gualtieri e Monica Montefalcone: a confermare l’identificazione è stato il legale della famiglia Gualtieri, avvocato Antonello Riccio.

Le operazioni di recupero sono condotte per fasi successive, con finestre operative limitate e un’impostazione prudente…”, ha spiegato Dan Europe, organizzazione medica e scientifica internazionale attiva nella sicurezza subacquea, nella gestione delle emergenze, nella ricerca e nell’assistenza ai subacquei.

Il recupero avviene attraverso una complessa “staffetta tecnica”: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, tre speleo-sub finlandesi scendono a circa 60 metri di profondità, recuperano i corpi e li portano a quota 30 metri. Da lì intervengono i sommozzatori militari maldiviani che li portano a 7 metri, dove intervengono i sub della polizia.

I tre speleo-sub finlandesi nel 2018 parteciparono al salvataggio dei ragazzi thailandesi intrappolati nella grotta di Tham Luang. Anni prima, durante un’immersione a 135 metri di profondità, in una grotta in Norvegia, videro morire due loro amici. Tornarono poi a recuperarne i corpi nella Plurdalen Valley. “Erano in miniere sommerse, hanno detto subito sì…”, ha raccontato Laura Marroni, Ceo di Dan Europe.

Il contesto operativo è quello di una grotta profonda, con ingresso tra 55 e 60 metri, passaggi stretti, cunicoli e forte rischio di sollevamento del sedimento, condizione che azzera la visibilità. Per immersioni di questo tipo bisogna utilizzare attrezzature tecniche avanzate: rebreather a circuito chiuso, che riciclano i gas respiratori, scooter subacquei ad alta potenza e sistemi di supporto vitale ridondanti…”, dichiara Dan Europe. 

Nelle immersioni in acque libere si può risalire in superficie per respirare. In una grotta si parla di Overhead Environment, un ambiente con un tetto sopra la testa. Qualsiasi problema deve essere risolto sul posto, prima di tornare all’uscita. I subacquei in mare aperto ragionano in verticale: scendono e risalgono. Nelle grotte bisogna pensare in orizzontale. Ogni attrezzatura vitale deve essere portata in doppia o tripla copia. Il sedimento sollevato può ridurre la visibilità a zero…”, spiega Beat Müller, subacqueo da oltre trent’anni. 

Una terza camera della grotta si trova a 80 metri di profondità; si tratta di un vicolo cieco. A queste profondità non bisogna immergersi con sistemi aperti usati nelle immersioni ricreative. Servono rebreather e miscele respiratorie specifiche. Non conosco nessuno che abbia mai effettuato immersioni simili in quel sito. Alle Maldive è vietato per legge immergersi oltre i 30 metri di profondità…”, aggiunge Müller.

Scendere a quelle profondità può comportare la narcosi da azoto, che riduce lucidità e capacità cognitive. Parliamo di ambienti con forte presenza di sedimento sabbioso. Basta poco per perdere la visibilità e non riuscire ad individuare il punto d’ingresso. Tra le ipotesi c’è quella di un disorientamento del gruppo all’interno della grotta. Se uno dei sub avesse avuto un malore o se il gruppo avesse perso l’orientamento, il sollevamento del sedimento potrebbe aver aggravato rapidamente la situazione…”, dichiara Chiara Ferri, direttore medico di Dan Europe.

Laura Marroni, Ceo di Dan Europe, ricostruisce così gli ultimi momenti: “I cinque hanno percorso il corridoio caratterizzato da un dosso che porta alla seconda cavità, dove lì è successo qualcosa. Sono state avanzate varie ipotesi: un malore dovuto alla narcosi da azoto, o un’intossicazione causata da bombole contaminate. Il posizionamento dei quattro corpi fa però pensare ad un disorientamento: in quella seconda caverna è buio e basta spostarsi per sollevare la sabbia e compromettere la visibilità…”.

Negli ultimi sei anni 112 turisti sono morti nell’arcipelago, di cui 42 durante immersioni o snorkeling.

Basta che uno dei partecipanti abbia un attacco di panico per trascinare gli altri…”, commenta Roberto Fragasso, sub esperto che vive alle Maldive da oltre trent’anni.

Nello stesso atollo Anna Maria Pistolato, appassionata di fotografia subacquea, si è immersa l’11 gennaio del 1983 senza tornare in superficie: il corpo venne ritrovato venti giorni dopo.

Oggi il marito Giorgio Bettin rivive quel dolore guardando alla vicenda di Gianluca Benedetti, il 44enne padovano morto nella grotta: “Mi ha fatto tornare indietro nel tempo. È successo nello stesso punto, è inquietante. Non ho mai più rivisto mia moglie viva. Ho saputo che erano arrivati a 54 metri per scelta del loro accompagnatore…”, ha raccontato. 

La notizia arrivata dal mare aperto ha riaperto un canale con il 1983: un ponte di dolore tra due generazioni di padovani unite dallo stesso dramma: “Sono vicino alla sua famiglia perché so cosa stanno provando in questo momento…”, ha dichiarato Giorgio Bettin.

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“Collect It” debutta a Roma: Aldair, leggenda giallorossa, ospite d’onore

Collect It” debutta a Roma: Aldair, leggenda giallorossa, ospite d’onore

Una giornata all’insegna della passione, del collezionismo e dell’identità romanista: la Capitale si prepara a celebrare il mito di “Pluto”, tra emozione e memoria condivisa

di Damiana Cicconetti

Sabato 23 maggio “Collect It” debutta a Roma, al Mercure Roma West, richiamando visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero.

I 2.000 metri quadrati della struttura si trasformano in un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati di carte collezionabili e memorabilia, tra “Pokémon”, “Magic: The Gathering”, “Lorcana” e pezzi rari da collezione.

Protagonista assoluto del Festival è Aldair Nascimento dos Santos, indimenticabile “Pluto” e icona della A.S. Roma e Campione del Mondo con il Brasile nel 1994.

L’atmosfera si fa ancora più intensa con la presentazione della card celebrativa a lui dedicata, oltre ad un Meet&Greet per incontrare uno dei simboli più amati della storia romanista, vivendo momenti di autentica emozione e commozione condivisa.

Il legame tra Roma e Aldair si conferma il cuore pulsante dell’evento: un amore che attraversa le generazioni e che si rinnova anche grazie all’uscita nelle sale del documentario “Aldair. Cuore Giallorosso, diretto da Simone Godano narrato dalla voce di Claudio Amendola.

Nel cast è, altresì, presente lo scrittore Sandro Bonvissuto.

Il film ripercorre non solo la straordinaria carriera del difensore, ma soprattutto il rapporto unico costruito con la città di Roma e con i tifosi durante tredici stagioni indimenticabili.

Il main stage rappresenta il fulcro della giornata, con talk, incontri, approfondimenti e momenti di spettacolo che accompagnano il pubblico dall’inizio alla fine dell’evento.

Grande attenzione anche per “Artist Alley“, che riunisce alcuni tra i più apprezzati illustratori internazionali del mondo “Lorcana”.

Federico Maria Cugliari, Matteo Marzocco e Gianluca Barone incontreranno fan e collezionisti tra firme, sketch e celebrazioni delle carte più iconiche.

Spazio, infine, alla competizione con il torneo “4Season Spring League”, organizzato insieme a “Lore League, che offre sfide di alto livello.

Collect It” si presenta come una vera celebrazione della passione, dell’identità e della memoria.




Paolo Calabresi e la fede per l’A.S. Roma

Paolo Calabresi e la fede per l’A.S. Roma

La Roma ha cambiato la mia vita e il mio percorso professionale. La voglio ringraziare…”, queste le parole dell’attore Paolo Calabresi, grande tifoso romanista

di Damiana Cicconetti

Paolo Calabresi, noto attore romano, tifoso romanista e artista poliedrico tra teatro, televisione e cinema, ha attraversato una carriera fatta di personaggi, travestimenti e identità sorprendenti.

Dal 6 al 17 maggio porta in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma “Tutti gli uomini che non sono” e al cinema con “L’amore sta bene su tutto”.

Prima del grande successo arrivato con la serie “Boris” ha vissuto esperienze incredibili che racconta con ironia e con una passione sconfinata per l’A.S. Roma.

Mi piace andare allo stadio; non ho più fatto l’abbonamento perché mi capita spesso di non stare a Roma; però gentilmente mi invitano e la vivo in tutti i modi possibili e immaginabili, anche in scena. Durante ‘Perfetti sconosciuti’, mettevo il cellulare dietro una bottiglia d’olio, nascosto dal pubblico, avevo due motivi per accenderlo: uno era la Roma e l’altro il Pisa, dove gioca mio figlio. Capitava quasi sempre che durante lo spettacolo lo accendessi e qualche battuta me la sono dimenticata…”, dichiara Calabresi.

Tra gli episodi più personali quello legato al figlio Arturo, oggi al Pisa, che in passato ha segnato contro la Roma quando vestiva la maglia del Lecce: “Ero allo stadio con gli altri miei figli, mia moglie e alcuni amici. Quando ha segnato si sono alzati tutti in piedi a esultare, io sono rimasto immobile. Ero diviso a metà: da una parte una gioia enorme per lui, dall’altra la tragedia. Dico sempre scherzando che quella sera ho iniziato un percorso di analisi…”, aggiunge con ironia.

La Roma ha cambiato la mia vita e il mio percorso professionale. Pensare che per merito della Roma la mia vita sia cambiata è commovente. La voglio ringraziare. Auguro a tutti i tifosi romanisti di vivere un’esperienza così diretta con la propria squadra del cuore, come l’ho vissuta io; alla Roma auguro di rimanere sempre vicina al popolo romanista…”, sottolinea ancora.

Questo amore è nato fin da quando ero piccolo. Prima si entrava ore e ore prima, ci si portava la merenda, si viveva un mondo che era quello dello Stadio Olimpico, della curva, popolato da figure stupende, romane vere: era un rito quello della partita. I miei genitori mi portavano a messa e poi si andava allo stadio…”, racconta Calabresi.

Tra gli episodi più incredibili della sua vita, la celebre vicenda legata a Nicolas Cage: “Non riuscivo ad entrare allo stadio per Milan-Roma perché i biglietti erano finiti, così li ho chiesti a nome di Nicolas Cage. Il Milan fece partire una macchina mediatica annunciando la sua presenza. A quel punto il mio piano di andare come Paolo Calabresi era saltato e l’unico modo era fingermi lui. Galliani mi portò negli spogliatoi e mi regalò una maglia del Milan, ma a me non interessava: volevo andare dall’altra parte, conoscere il Capitano…”.

Francesco Totti, all’epoca credeva davvero di trovarsi davanti all’attore: “Ci guardavamo con reciproca ammirazione. Avrò detto venti volte ‘number one’ e lui mi rispondeva sempre ‘grazie, grazie…’”.

Dietro questo gioco di identità e travestimenti Calabresi racconta una storia più profonda, fatta di fragilità e rinascita: “Tutto nasce da una serie di ferite e lutti. Avevo perso entrambi i genitori in poco tempo e, poco dopo, anche Giorgio Strehler, il regista che mi aveva incoraggiato a fare l’attore. Avevo perso tutti i punti di riferimento. Quella trasformazione involontaria in Nicolas Cage mi ha dato una via d’uscita…”.

Tutte quelle maglie, quei colori, quei volti, sono apparsi immediatamente tutti i miei ricordi d’infanzia, mio padre e mio fratello in curva sud; io ero felice, mi sentivo protetto…”, ricorda.

Nei dieci anni successivi, racconta, si è finto circa venti identità diverse: tra queste anche quella del cerimoniere del Principato di Monaco.

Ho chiamato Giuseppe De Mita, addetto stampa della Lazio allora, dicendo che ero il Cerimoniere del Principato di Monaco, Jérôme, ‘Je Rome, ‘io Roma’ e ho detto che volevo fare invitare il Principe al derby Lazio-Roma e così fecero. Sono andato a cercare alla scuola francese il sosia, con la fotografia in mano, il figlio di Caroline di Monaco e l’ho trovato, era perfetto…”.

Tra scegliere Totti o il figlio Arturo, Calabresi scherza: “Totti! No… Anzi, Arturo. Ho avuto un dubbio per un attimo…”.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Al Bioparco di Roma è nato un canguro di Bennett

Al Bioparco di Roma è nato un canguro di Bennett

Il piccolo canguro di Bennett ha iniziato ad uscire dal marsupio della madre per esplorare l’area dedicata ai marsupiali

di Giordana Fauci

Al Bioparco di Roma è nato un canguro di Bennett, tra i più piccoli rappresentanti del gruppo dei marsupiali. In questi giorni i visitatori possono già osservare il cucciolo mentre si affaccia dal marsupio della madre, compiendo brevi esplorazioni dell’area prima di tornare al riparo.

La nascita rappresenta un importante traguardo per il gruppo ospitato nella struttura romana, composto da sei individui — due maschi e quattro femmine — arrivati lo scorso novembre da una struttura zoologica francese.

Il piccolo è stato accolto dal gruppo e, secondo gli esperti del Bioparco, potrebbero presto esserci nuove nascite.

Ancora non è possibile stabilire il sesso del piccolo che è stato accolto dal gruppo di sei individui, due maschi e quattro femmine, arrivati lo scorso novembre al Bioparco da una struttura zoologica francese. È molto probabile, tra l’altro, che presto avremo altre due nascite...”, ha dichiarato Paola Palanza, Presidente del Bioparco di Roma, etologa e professore ordinario presso l’Università di Parma.

Il canguro di Bennett è un marsupiale erbivoro che si nutre principalmente di erba, frutti e radici. I suoi movimenti cambiano a seconda della velocità: quando procede lentamente utilizza la coda come punto di appoggio insieme alle quattro zampe; mentre negli spostamenti più rapidi avanza con i tipici salti sulle zampe posteriori, usando la lunga coda come bilanciere.

I maschi adulti raggiungono circa 80 centimetri di altezza e si distinguono facilmente dalle femmine per la corporatura più robusta.

La specie presenta inoltre una modalità riproduttiva molto particolare. La gestazione dura infatti circa quaranta giorni e, alla nascita, il piccolo pesa meno di un grammo. Subito dopo il parto il neonato si arrampica autonomamente fino al marsupio della madre, dove si aggrappa con la bocca ad una mammella, rimanendovi per circa nove mesi.

Anche dopo essere uscito dal marsupio il cucciolo continua a vivere accanto alla madre e a essere allattato fino ai 14-17 mesi di età, attraversando gradualmente tutte le fasi della crescita sotto la protezione materna.

Credit Photo by: Massimiliano Di Giovanni – Archivio Bioparco.




Municipio Roma IV, Matteo Mariani (FDI): “Situazione inaccettabile al plesso Randaccio, servono interventi urgenti…”

Municipio Roma IV, Matteo Mariani (FDI): “Situazione inaccettabile al plesso Randaccio, servono interventi urgenti…”

Il Consigliere municipale Matteo Mariani (FDI) denuncia gravi criticità all’ingresso del plesso scolastico Randaccio, nel Municipio Roma IV

di Giordana Fauci

Sicurezza a rischio davanti al plesso Randaccio, nel Municipio Roma IV, ove sono emerse diverse criticità nell’area d’ingresso dell’istituto scolastico.

A denunciarle è stato il Consigliere del Municipio Roma IV Matteo Mariani, che ha sollecitato interventi immediati per risolvere problematiche legate alla sicurezza e al decoro, tra tombini scoperti, degrado e criticità della viabilità.

Mariani ha rivolto un ringraziamento agli uffici competenti e alla Polizia Locale di Roma Capitale, in particolare al IV Gruppo Tiburtino, per il tempestivo intervento che ha consentito di mettere in sicurezza un’area ritenuta ad alto rischio.

Tra le situazioni segnalate, un tombino privo di copertura in prossimità dell’accesso alla scuola, la presenza diffusa di erbe infestanti e una caditoia sprofondata vicino all’attraversamento pedonale: elementi che hanno evidenziato la necessità di interventi urgenti.

Credit Video by: Giordana Fauci

…Elementi che – sottolinea il Consigliere – “avrebbero potuto causare conseguenze serie, soprattutto considerando la presenza quotidiana di bambini e famiglie…”.

Mariani ha, inoltre, evidenziato come tali criticità non rappresentino un caso isolato, ma si inseriscano in un contesto già problematico per l’istituto.

Dal 27 novembre scorso, infatti, gli alunni sono costretti a consumare i pasti direttamente in classe, una condizione che si protrae da mesi e che contribuisce ad aumentare i disagi per studenti e personale scolastico.

A questo disagio si aggiungono rischi concreti per la sicurezza nel percorso di ingresso a scuola…”, ha dichiarato il Consigliere, ribadendo come la tutela dei più piccoli debba rappresentare una priorità assoluta per l’amministrazione.

Da qui la richiesta di un intervento strutturale e definitivo, volto a garantire non solo la messa in sicurezza immediata, ma anche un adeguato livello di manutenzione e decoro urbano nel lungo periodo, affinché situazioni analoghe non si ripetano.

Credit Photo by: Giordana Fauci




Posillipo tra storia, arte e panorami mozzafiato

Posillipo tra storia, arte e panorami mozzafiato

Dimore storiche e strutture ricettive che uniscono eleganza, comfort moderno e un’esperienza immersiva tra cultura e natura

di Giordana Fauci

La Campania è una regione che intreccia storia millenaria, arte e paesaggi naturali ma, al contempo, sa guardare al futuro reinterpretando le sue ricchezze storiche in chiave moderna.

Tra le numerose trasformazioni spicca l’esempio di dimore storiche e palazzi nobiliari trasformati in strutture ricettive di charme, ove il fascino architettonico del passato convive armoniosamente con i servizi più moderni, offrendo ai visitatori esperienze uniche tra eleganza, storia e panorami indimenticabili.

Un esempio emblematico è PrimoPianoPosillipo, dimora storica di Francesca Carpentieri, affacciata sul Golfo di Napoli e sulla collina di Posillipo, recentemente ristrutturata e trasformata in una struttura ricettiva esclusiva.

Qui la vista mozzafiato sul Vesuvio e sul Golfo si sposa perfettamente con interni che conservano la raffinatezza storica, senza rinunciare a moderni comfort pensati per garantire soggiorni confortevoli e sostenibili.

Grazie alla sua posizione strategica, la struttura consente di raggiungere facilmente i principali monumenti e luoghi simbolo di Napoli: dal Palazzo Reale al Teatro San Carlo; fino a Castel dell’Ovo, trasformando il soggiorno in un vero e proprio viaggio tra storia, cultura e bellezza paesaggistica.

La particolarità di PrimoPianoPosillipo risiede nella capacità di offrire un turismo sostenibile, responsabile e di alta qualità, valorizzando il patrimonio storico senza rinunciare al lusso.

Gli ambienti interni e le aree relax sono progettati per il benessere psicofisico del visitatore, con spazi dedicati alla convivialità e momenti di puro relax.

Il dialogo tra storia e paesaggio è uno degli aspetti più suggestivi: passeggiare tra gli ambienti interni significa percepire il valore storico di ogni elemento architettonico; mentre affacciarsi sulle terrazze regala panorami che fondono mare, Vesuvio e cielo campano in un’esperienza sensoriale unica.

Strutture come PrimoPianoPosillipo rappresentano perfettamente come la Campania sappia valorizzare il passato, adattandolo alle esigenze dei viaggiatori contemporanei.

Non è solo una questione di comfort o estetica: si tratta di un vero e proprio turismo esperienziale, in cui cultura, storia e natura diventano protagoniste, regalando emozioni durature a chi visita la regione.

La dimora non è soltanto un luogo di soggiorno, ma una testimonianza della capacità della Campania di unire tradizione e innovazione, offrendo agli ospiti la possibilità di vivere il concetto di tempo lento, scandito da relax, arte e paesaggi straordinari.

Grazie a queste trasformazioni la regione consolida la propria posizione come meta privilegiata per chi cerca esperienze memorabili, capaci di unire fascino storico, benessere e qualità dei servizi.

Così, tra panorami unici, ospitalità raffinata e attenzione alla sostenibilità, queste strutture dimostrano come la Campania sappia trasformare la sua storia in un’esperienza viva, rendendo ogni soggiorno un viaggio tra eleganza, cultura ed emozioni indimenticabili.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Earth Day 2026: torna il “Villaggio per la Terra” all’interno di Villa Borghese

Earth Day 2026: torna il “Villaggio per la Terra” all’interno di Villa Borghese

Dal 16 al 19 aprile, tra Galoppatoio e Terrazza del Pincio, quattro giorni di eventi gratuiti

di Giordana Fauci

Roma celebra l’Earth Day 2026 con uno degli appuntamenti più attesi della primavera: il “Villaggio per la Terra”, in programma dal 16 al 19 aprile nello scenario di Villa Borghese, tra il Galoppatoio e la Terrazza del Pincio.

Quattro giornate completamente gratuite dedicate alla sostenibilità, all’educazione ambientale e alla partecipazione dei cittadini, con centinaia di attività pensate per famiglie, giovani e scuole.

L’iniziativa, promossa da oltre 250 organizzazioni partner e sostenuta da una rete di volontari, trasforma il parco romano in un grande spazio esperienziale diffuso.

Il programma spazia dallo sport alla scienza, dalla biodiversità all’intrattenimento musicale, con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU 2030.

Tra le principali attrazioni il Villaggio dello sport offrirà la possibilità di provare oltre 30 discipline diverse, comprese alcune novità come sport digitali e attività acquatiche.

Grande attenzione anche alla natura con il Villaggio della biodiversità, curato dai Carabinieri Forestali, che guideranno i visitatori alla scoperta degli ecosistemi.

Spazio anche alla divulgazione scientifica con laboratori ed esposizioni curate da enti di ricerca e agenzie nazionali, con focus particolare sull’esplorazione spaziale, grazie alla collaborazione con ASI e CIRA.

Per i più piccoli sono previste attività educative, ludiche e numerosi laboratori creativi.

Non mancherà l’intrattenimento: la musica accompagnerà le giornate sia al Galoppatoio sia sulla Terrazza del Pincio, con concerti, DJ-set e cover band.

Tra gli appuntamenti più attesi gli aperitivi al tramonto con artisti internazionali e serate tematiche dedicate a diverse epoche musicali.

Il programma include anche momenti istituzionali e culturali, come la partecipazione di giovani europei nella stesura di un manifesto sul futuro e incontri con ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo.

Domenica sarà la giornata conclusiva, con una grande “Marcia per la Terra”, performance musicali e la presentazione di un manifesto dedicato ai valori del futuro.

Un evento che, come ogni anno, punta a unire divertimento, consapevolezza e partecipazione, trasformando Villa Borghese in un laboratorio a cielo aperto per immaginare un futuro più sostenibile.