La Campania tra storia e modernità: dimore storiche tramutate in “sciarmanti” strutture ricettive 

La Campania tra storia e modernità: dimore storiche tramutate in “sciarmanti” strutture ricettive 

Palazzi nobiliari trasformati in strutture eco-sostenibili offrono un’esperienza unica tra arte, cultura e accoglienza, rendendo la regione campana meta gettonata per i turisti

di Giordana Fauci

La Campania, regione ricca di storia, arte e tradizioni gastronomiche, continua ad evolversi, pur mantenendo intatta la sua identità culturale. 

…Perché la Campania è una terra che ha sempre avuto forti legami col passato e che ora – ma, invero, da tempo – ha puntato la sua attenzione al futuro, con particolare attenzione al turismo sostenibile e all’innovazione. 

Uno degli esempi più affascinanti di tante e tali trasformazioni è rappresentato dall’adattamento di non poche dimore storiche e palazzi nobiliari tramutati in moderne strutture ricettive. 

Così location che una volta erano abitazioni private, nonché simboli di straordinarie epoche del passato, oggi sono strutture eco-friendly oltremodo accoglienti: luoghi che consentono ai visitatori di immergersi nel fascino storico della Campania, pur senza rinunciare ai più moderni comfort.

Non a caso, nel corso dell’ultima stagione estiva la Campania ha registrato un notevole aumento di turisti, con un incremento del 33% di prenotazioni rispetto allanno precedente.

E ciò a dimostrazione della crescente popolarità della regione tra i viaggiatori di tutto il mondo. 

Napoli in primis, grazie alla sua inconfondibile bellezza: una città che si offre come un vero e proprio museo a cielo aperto e ove ogni angolo racconta una storia che è essa stessa Storia.

…Dalle strade animate, ai suoni degli artisti di strada, ai cortili dei palazzi storici che trasudano arte e cultura: con odori, musiche ed aria che è impossibile dimenticare.

Un esempio emblematico di cotante trasformazioni e, invero, di profonde emozioni è offerto da PrimoPianoPosillipo: una dimora storica che si affaccia sul Golfo di Napoli e sulla perla di Posillipo; un palazzo nobiliare recentemente ristrutturato e, così, divenuto struttura ricettiva di enorme fascino, all’interno della quale convivono magistralmente l’eleganza del passato con una serie innumerevole di moderni servizi, fondamentali a garantire soggiorni confortevoli e sostenibili. 

PrimoPianoPosillipo, infatti, gode di una posizione a dir poco strategica, donando una vista mozzafiato sull’imponente Vesuvio che domina il paesaggio, pur non dimenticando la sua vicinanza ai monumenti iconici di Napoli.

Palazzo Reale, Teatro San Carlo e Castel dellOvo sono solo alcuni dei punti di partenza per esplorare la città e scoprire le sue bellezze artistiche.

PrimoPianoPosillipo è solo uno dei molti esempi di come la Campania stia riuscendo a preservare la sua storia, trasformandola in un’esperienza unica per i turisti. 

…Un luogo non solo ricco di bellezza estetica ma altresì di significato storico. 

…Perché la bellezza della Campania parte dalla sua ospitalità, estendendosi poi agli abitanti che, con generosità e calore, accolgono i turisti come parte di una grande famiglia. 

…Perché i campani non solo amano la loro stessa terra ma desiderano condividerla con chi vi soggiorna, creando un’atmosfera che rende ogni visita un’esperienza indimenticabile.

…Perché la Campania è una regione che sa come farsi apprezzare: non solo per le sue bellezze naturali e storiche ma finanche per le sue capacità di adattarsi ai tempi moderni, pur senza perdere la propria identità. 

E a confermarlo sono proprio importanti dimore storiche come PrimoPianoPosillipo, che rappresenta un esempio perfetto di come la tradizione possa unirsi all’innovazione, offrendo oltretutto un turismo sostenibile, rispettoso del patrimonio e al tempo stesso pronto ad accogliere i visitatori, con i più alti standard di comfort e qualità.

Indubbiamente questo è il motivo per cui la regione campana continua ad essere meta gettonata per chi è alla ricerca di esperienze in grado di unire cultura, storia, bellezza, pur senza dimenticare l’ottima enogastronomia ed il calore umano.

…Un angolo di terra che, grazie anche alle sue straordinarie strutture ricettive, è in grado di saper raccontare e vivere una storia che lascia segni indelebili nel cuore di chi la visita, così confermando il noto detto “Vedi Napoli e poi muori”. Invero, decidendo di tornarvi ancora.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Specie animali a rischio di estinzione: nel mondo e in Italia

Specie animali a rischio di estinzione: nel mondo e in Italia

Nel mondo centinaia di migliaia di specie animali sono a rischio di estinzione: lo evidenzia la “Lista Rossa”, redatta annualmente dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUNC)

di Damiana Cicconetti 

Nel mondo centinaia di migliaia di specie animali sono a rischio di estinzione, come evidenziato dalla “Lista Rossa“, redatta annualmente dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN).

Le principali cause del preoccupante fenomeno includono inquinamento, surriscaldamento globale, deforestazione, distruzione degli habitat, commercio illegale di animali e bracconaggio.

Pertanto, secondo le stime dell’IUCN, il 23% dei mammiferi, il 14% degli uccelli, il 25% dei rettili e il 41% degli anfibi è attualmente a rischio di estinzione.

E, sebbene l’estinzione di specie sia un fenomeno naturale, non si può non considerare che le attuali dinamiche sono accelerate dall’intervento dell’uomo nei loro habitat naturali.

Dunque, deforestazione, introduzione di specie invasive e agricoltura intensiva causano le principali responsabilità dell’uomo in tal contesto.

Le associazioni ambientaliste stimano, infatti, che circa 5.000 specie animali sono gravemente minacciate, con una predominanza di mammiferi e uccelli.

Così la IUCN, che dal 1964 si occupa di monitorare lo stato delle specie, ha aggiornato i suoi dati evidenziando che: “Attualmente 73 specie sono state dichiarate estinte; mentre oltre 6.000 sono sotto stretta osservazione per la loro vulnerabilità”.

Più in particolare, tra gli animali a rischio di estinzione che simboleggiano il danno inflitto dall’uomo al loro habitat vi sono:

Rinoceronte di Giava: con soli 60 esemplari nel Parco Nazionale di Ujung Kulun, in Indonesia;

Gorilla di Montagna: la cui popolazione è di soli 680 esemplari nei Monti Virunga, in Uganda;

Leopardo dell’Amur: è il felino più raro al mondo, con solo 103 esemplari censiti in natura;

Amazzone Imperiale: è il simbolo della Dominica, con appena 100 individui ancor oggi esistenti;

Cervo Dorato: ve ne sono solo 180 esemplari nella foresta Atlantica del Brasile;

Tartaruga Gigante di Espanola: è ancora in pericolo ma è stata salvata grazie a programmi di riproduzione in cattività;

Elefante di Sumatra: ne esistono solo 2.000 esemplari, dopo aver perso l’80% del loro habitat;

Orango di Tapanuli: la cui popolazione è inferiore ad 800 individui;

Pangolino del Borneo: è una specie endemica attualmente protetta ma, in ogni caso, in pericolo;

Vaquita: ne esistono solamente 12 esemplari nel Golfo della California.

Anche in Italia otto specie animali sono a rischio di estinzione, tra cui:

Lupo dell’Appennino: ridotto a sole 300 unità negli anni ’70, conta oggi circa 2.500 esemplari grazie a progetti di tutela;

Orso Bruno Marsicano: ve ne sono circa 50 esemplari nel Parco Nazionale d’Abruzzo ma la popolazione sembra esser cresciuta negli ultimi anni, seppur di poco;

Aquila di Bonelli: è un rapace con meno di 1.000 coppie in Europa, di cui 50 solo in Sicilia;

Stambecco Alpino: sebbene ancora a rischio, la popolazione sta aumentando grazie ad interventi di conservazione mirati;

Capovaccaio: è praticamente estinto in Italia, con pochi esemplari rimasti nella sola Murgia;

Pernice Bianca: è scomparsa dalle Prealpi e dall’Appennino a causa del surriscaldamento globale;

Trota Mediterranea: è quasi estinta in Italia a causa dell’introduzione di trote atlantiche;

Pipistrelli: la nottola è stata inserita tra le specie in estinzione fin dal 2017.

…È fondamentale riflettere su tante e tali problematiche, per evitare che l’elenco delle specie a rischio si allunghi ulteriormente.

Del resto, senza un cambiamento significativo delle condotte e, invero, degli errati comportamenti umani in danno dell’ambiente, lo stesso uomo rischia di estinguersi.

Non a caso, la conservazione delle specie è una responsabilità collettiva che richiede urgente impegno, oltre ad azioni concrete.

Credit Photo by: Luigi Fauci




Specie vegetali in via di estinzione: nel mondo e in Italia

Specie vegetali in via di estinzione: nel mondo e in Italia

L’annuale “Lista Rossa” redatta dall’Unione Internazionale Conservazione della Natura – IUCN – continua a fornire preoccupanti informazioni e allarmanti aggiornamenti: non solo sugli animali a rischio di estinzione ma finanche sulle specie vegetali

di Damiana Cicconetti 

L’IUCN – Unione Internazionale Conservazione della Natura – ogni anno continua a fornire preoccupanti informazioni e allarmanti aggiornamenti in merito al rischio di estinzione di specie vegetali, oltre che animali.

 …Lo ha fatto anche nell’ultima redazione della Lista Rossa: mondiale e finanche nazionale. Invero per ogni specie di albero, frutto e fiore.

La IUNC ha così definito il livello e il grado di minaccia dell’esistenza dei vegetali, indicando con EX lestinzione, EN il pericolo di estinzione e LC un livello di preoccupazione minima.

Perché, sebbene siamo abituati a riflettere sul solo rischio di estinzione di specie animali, non abbiamo la consuetudine di pensare al rischio di scomparsa dei vegetali, altrettanto importanti.

Pertanto, la lettura dell’ultima redazione della “Lista Rossa IUNC” si è rivelata utile a comprendere l’importanza della tutela dei vegetali ai fini di garantire l’esistenza del mondo animale, tra cui rientra lo stesso uomo.

E se ben poco si comprende della lista di alberi da frutto in via di estinzione nel mondo intero che, nel Bel Paese, neppure si conoscono – quali, ad esempio, il Pero di Bukara, i Meli di Sievers di Niedzwetsky, oltre all’Albicocco Selvatico – pur senza dimenticare la lista di piante ed altri alberi – come il Castagno americano, l’Olmo americano, l’Ippocastano e il Peccio di Koyoma –, ben più indicativo è l’elenco di piante e fiori presenti in Italia e di cui – quanto meno! – si è sentito parlare, almeno una volta: piante e fiori che, a detta degli scienziati, rischiano di scomparire per sempre dal mondo, oltre che dall’Italia e che, perciò, le generazioni future non avranno modo di conoscere.

Ci si riferisce a: 

– il Citiso delle Eolie: ora presente solo a Stromboli, Vulcano e Alicudi ma, un tempo, in ogni Isola delle Eolie. E ciò perché l’uomo ha usato fin troppo questa pianta, invero, ab-usandone per ricavarne legna da ardere o addirittura i più svariati utensili e attrezzi. E, ovviamente, tanti e tali abusi, insieme al disboscamento per ottenere sempre più campi da coltivare, hanno comportato la “quasi estinzione del Citiso” che, ora, rientra tra le specie protette, visto che, in totale, ne restano sole poche centinaia;

– il Ribes di Sardegna: la resistenza di questa pianta è innegabile; vive in Sardegna da quando l’isola si è staccata dal Continente, ovvero da ormai diversi milioni di anni. Oggi, in ogni caso, si limita a crescere in un’area ristretta della provincia di Nuoro, ove ne sopravvivono appena un centinaio di esemplari;

– il Limonio strettissimo: una pianta minuta che predilige le coste della Sardegna e della Corsica ove, purtroppo, è elevato l’insediamento umano. Il limonio è considerato “in pericolo di estinzione a livello globale”, essendo presente solo in cinque siti della Corsica orientale; mentre in Italia vive sull’Isola di Caprera, all’interno del Parco Nazionale della Maddalena ed è, quindi, in pericolo critico di estinzione;

– l’Abete dei Nebrodi: è endemico della Sicilia. Al termine dell’ultima era glaciale era presente nell’intera isola ma, in seguito, a causa del riscaldamento climatico e della intensa presenza umana, si è necessariamente spinto a quote sempre più elevate e, inevitabilmente, in aree ben più ristrette. All’inizio del secolo scorso lo si credeva addirittura estinto. Tuttavia, nel 1957 è stato riscoperto sulle Madonie, ove a tutt’oggi ne risultano presenti una trentina di esemplari;

– la Buglossa Sarda: cresce lungo i litorali sabbiosi della Sardegna del nord e della Corsica meridionale. Si tratta di un fiore minacciato dalla urbanizzazione e dal turismo di massa, col risultato che è, ormai, raro;

– l’Aquilegia di Sardegna: fiore endemico della Sardegna; anch’esso minacciato gravemente dalla estinzione. Fino al 1992 ne esistevano “insediamenti” sul monte Spada, nel Gennargentu e nei pressi di Orgosolo. Nonostante la sua rarità, l’Aquilegia continua a non essere tutelata e sopravvive da anni sul solo monte Spada;

– l’Ibisco litorale: questo fiore, di color rosa-pallido e dall’aspetto vagamente esotico, sopravvive in Veneto ed in Emilia- Romagna ma, in passato, è stato segnalato anche in Toscana, Lazio, Campania, e Puglia. A quanto pare, la ridotta variabilità genetica ne avrebbe compromesso la fertilità e la capacità dispersiva. Ma vi è una buona notizia: l’ibisco litorale non è presente solo in Italia bensì in altri Paesi, per cui la sua situazione desta minore preoccupazione rispetto ad altri fiori che rischiano, invece, di scomparire in toto;

– la Zelkova siciliana: è rimasta sconosciuta alla scienza fino al 1991. Con l’alternarsi di periodi glaciali e interglaciali è scomparsa dall’Europa tranne che a Creta e in Sicilia. Sui monti Iblei ne sopravvivono poche specie, necessariamente adattatasi a vivere alle condizioni climatiche locali.

…Pezzi di natura straordinari, fatti di ancor più straordinari fiori, meravigliose piante e bellissimi alberi che le generazioni future rischiano di non vedere e non conoscere e che l’intera umanità perderà per sempre… Assieme a specie animali che, magari, da quei vegetali hanno ricevuto il necessario nutrimento e, pertanto, ora rischiano, parimenti, di non più sopravvivere…

Specie vegetali e animali a rischio di scomparsa, come lo stesso uomo che, ad onore del vero, fa egli stesso parte di tale specie.

Credit Photo by: Luigi Fauci




San Gimignano: la Manhattan dell’antichità

San Gimignano: la Manhattan dell’antichità 

Lo skyline medievale di San Gimignano, gioiello della Toscana, noto per le splendide torri e per le sue antiche dimore storiche 

di Giordana Fauci  

San Gimignano è un paese della Toscana noto in tutto il mondo per la sua bellezza e le straordinarie colline circostanti: non a caso, dichiarato “Patrimonio Unesco”, fin dal 1990.

Un borgo di origine medievale situato nel cuore della Toscana, con un centro storico che offre scorci meravigliosi su palazzi, botteghe artigiane e ristoranti tipici.

Un borgo medievale conosciuto in tutto il mondo soprattutto per la presenza delle sue magnifiche e caratteristiche torri medievali: ben tredici per l’esattezza, ancor oggi perfettamente conservate e di cui una tramutata addirittura in “dimora storica”.

Ed è proprio la presenza di queste torri ad aver reso San Gimignano meritevole di un nome a dir poco originale: “Manhattan dell’antichità…”: un borgo che attira migliaia di turisti da tutto il mondo e che non ha nulla di diverso dal borgo medievale di molti secoli or sono, anche se le torri all’epoca erano molte di più: ben 72, ovvero una per ogni famiglia nobile. 

Perché nell’anno 1282 il governo di San Gimignano decise di varare un provvedimento con il quale si impediva di abbattere le vecchie case se non per costruirne di più belle. 

E fu così che in soli cento anni San Gimignano ha raggiunto il suo momento di massimo splendore che, in seguito, si è poi congelato nel tempo e, invero, al punto che il borgo odierno non ha molto di diverso rispetto a quello medioevale di un tempo.

Ed è, ovviamente, la rievocazione di un’epoca tanto antica e, al tempo stesso, così affascinante ad attirare in ogni periodo dell’anno migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo. 

San Gimignano, in effetti, possiede ancor oggi due piazze principali vicinissime: si tratta di Piazza Duomo, fulcro della vita religiosa e politica; nonché Piazza della Cisterna, centro economico ove si svolgeva il mercato. Entrambe bellissime e, indubbiamente, dense di storia. 

Piazza Cisterna prende il nome dalla sottostante cisterna d’acqua risalente al 1287, sormontata da un monumentale pozzo in travertino. 

Da tale piazza è possibile ammirare alcune delle bellissime torri appartenenti alle famiglie Becci, Cugnanesi e dei Cortesi, oltre alla Torre del Diavolo, così chiamata perché il suo proprietario la trovò più alta al ritorno da un viaggio, senza mai riuscire a darsi una spiegazione se non che la modifica fosse da attribuire ad opera del demonio. 

In Piazza Duomo vi è, invece, la bellissima Basilica della Collegiata di Santa Maria Assunta (che è, per l’appunto, il Duomo), con all’esterno una facciata in purissimo stile romanico e, all’interno, i dipinti del Ghirlandaio, nella Cappella di Santa Fina, giovane donna che visse il suo martirio su una tavola di legno fino alla morte. Una leggenda narra che, dopo il decesso, il corpo fu rimosso dalla tavola e su di essa fiorirono delle viole che, da quel momento, hanno interamente ricoperto le mura di San Gimignano, invero, adornandole ancor oggi e, perciò, denominate  “Viole di Santa Fina”.

In Piazza Duomo si possono ammirare sia il Palazzo Vecchio del Podestà con Torre Rognosa, Torre Chigi e le due note Torri Salvucci. 

…Torri che, ad onore del vero, si possono visitare, altresì dimorandovi, perché Torre Salvucci Maggiore è l’unica Torre di San Gimignano trasformata in “dimora storica”: una torre che, perciò, si sviluppa su 11 solai, per un totale di 143 gradini. 

 

Una Torre appartenuta alla dinastia dei Salvucci, facoltosi commercianti di spezie e tessuti in epoca medievale e che ha richiesto un recupero storico conservativo durato oltre quattro anni, terminato solamente agli inizi degli anni ’90. 

Così, oggi, ad ogni piano corrisponde un solaio diverso ed attrezzato che rende la torre una vera e propria “casa in verticale”. 

Le scale sono ripide e proprio tale caratteristica contribuisce alla creazione di un’atmosfera a dir poco magica. 

Dalla terrazza panoramica, poi, a ben 42 metri di altezza, è possibile ammirare, oltre a tramonti e cieli stellati, circondati da altre torri che svettano verso il cielo, una vista incredibilmente unica su tutta San Gimignano.

Non a caso, la struttura presenta due enormi finestre, rispettivamente collocate al primo e al sesto piano, già esistenti prima del restauro. Ed è proprio tale caratteristica a rendere Torre Salvucci Maggiore l’unica Torre di San Gimignano in cui è possibile vivere…”.

Da non dimenticare, infine, le piccole feritoie e le massicce mura in pietra, unite a particolari elementi d’arredo quali lampade a forma di lancia ed antiche asce, che rievocano un fascino di altri tempi, assieme alla scala in ferro che serve a collegare i differenti piani.

Da ultimo, non certo per importanza, i turisti più temerari non potranno perdere un’escursione al Museo delle Torture.

…Un paesino che merita di essere visitato: magari proprio in occasione delle prossime festività, visto che non pochi sono i mercatini in cui è possibile degustare cibo locale, altresì ammirando i meravigliosi oggetti di artigianato.    

Credit Photo by Germano Fauci




La tutela costituzionale di ambiente, biodiversità ed ecosistemi

La tutela costituzionale di ambiente, biodiversità ed ecosistemi

La tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali è entrata nella Costituzione con la modifica degli articoli 9 e 41, ma ora, oltre che sulla carta, va realizzata nella realtà

di Damiana Cicconetti

La Costituzione si occupa di tutela dell’ambiente, delle biodiversità, degli ecosistemi e degli animali, con la modifica degli articoli 9 e 41.

…Una modifica che ha rappresentato un importante messaggio di civiltà, visto che ha rafforzato la tutela della biodiversità e degli ecosistemi.

Una modifica avvenuta a seguito dell’approvazione, ad opera della Camera dei Deputati, della proposta di legge costituzionale già votata in Senato, con la maggioranza dei due terzi.

Un’approvazione che, perciò, ha fatto sì che le modifiche dei suindicati articoli entrassero immediatamente in vigore, non essendo sottoponibili a referendum.

Il Parlamento si è, perciò, prontamente espresso in modo positivo verso la proposta di modifica dei due articoli, nell’ottica di una maggior tutela dell’ambiente, delle biodiversità e degli ecosistemi ma, soprattutto, per garantire maggiore rispetto verso gli animali.

Pertanto, visto che la proposta era già stata approvata in Senato, non è stato necessario sottoporla al quorum.

Un passo storico per l’Italia e che ha generato enorme soddisfazione nell’Assemblea di Montecitorio, ove il voto favorevole è stato accolto con un lungo applauso.

Un passo, in ogni caso, importante e che, perciò, merita di essere esaminato nel dettaglio.

Nell’articolo 9 si stabiliva che: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione…”.

Pertanto, ora vi è stato aggiunto quanto segue: “La Repubblica tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni…”.

Quanto invece, alla definizione dei modi e delle forme di tutela degli animali, si demanda alla legge dello Stato.

L’articolo 41 recitava che “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…”. 

Pertanto, ora è stato aggiunto che: L’iniziativa economica, sia privata che pubblica, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana…”.

Dunque, il testo riformato ha introdotto il divieto di recare danno “alla salute” e “all’ambiente”, demandando alla Legge il compito di determinare i programmi e i controlli opportuni, “perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali…” e recita – ora – l’articolo, finanche “ambientali…”

In tal modo l’Italia, fin dal 22 febbraio del 2022, si è allineata ad altri Paesi che da anni hanno previsto la tutela ambientale tra i principi fondanti della legge, quali, ad esempio, la Spagna, che l’ha inclusa fin dal 1978, la Germania e la Francia.

Ecco, dunque, per maggior chiarezza, il testo integrale dei due nuovi articoli della Costituzione.

Articolo 9:

“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali…”.

Articolo 41:

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente…”.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali…”.

…Se è vero che gran soddisfazione è stata espressa da parte di tutti a seguito di dette rilevanti modifiche, è ancor più vero che è giunto il tempo che tante e tali modifiche vengano realmente attuate, perché è fuor di dubbio che la scelta della via della sostenibilità e della resilienza non possono non rappresentare interessi rilevanti per le generazioni future, pur senza dimenticare quelle di oggi.

Credit photo by Giordana Fauci




Le tradizioni italiane: tra cliché inventati e stereotipi fondati

Le tradizioni italiane: tra cliché inventati e stereotipi fondati

Molte sono le tradizioni per cui gli Italiani sono conosciuti nel mondo: stereotipi talvolta inventati, altre volte fin troppo reali; eppure, al di là di tutto, gli Italiani e l’Italia suscitano ammirazione e, perciò, anche invidia nel mondo intero

di Damiana Cicconetti

Molte sono le tradizioni o stereotipi per cui gli Italiani sono conosciuti nel mondo: tradizioni ed abitudini talvolta inventate, altre volte fin troppo reali.

Ma la verità è che, al di là dell’esistenza o meno di tante e tali abitudini che, invero, contraddistinguono ogni Nazione, Paese e Popolo, gli italiani sono ammirati e, perciò, anche molto invidiati nel mondo intero.

Ecco, dunque, i dieci stereotipi più noti che caratterizzano l’immagine degli italiani all’estero.

  • Senso della moda: gli italiani sono spesso percepiti come persone dotate di uno spiccato senso della moda e gli uomini, in particolare, sono reputati come estremamente curati.

È innegabile che l’Italia sia “faro” dell’Alta Moda, rinomata per il suo stile anche nelle situazioni quotidiane.

Tuttavia, quella che per gli italiani è una manifestazione di eleganza, può suonare strana agli occhi di chi proviene da culture in cui l’abbigliamento casual è la norma.

  •  Passione per la cucina

Non vi è dubbio che il connubio tra italiani, caffè, pizza e pasta è uno dei più celebrati in tutto il mondo.

Ogni straniero che assaggia un piatto di pasta in Italia ricorda per sempre questa esperienza.

  •  La lingua italiana

L’italiano è percepito come una lingua passionale e melodica, rafforzata dall’espressività dei gesti.

Gli italiani sono, pertanto, spesso riconosciuti non solo per le parole, ma altresì per l’arte del gesticolare, che rende il modo di comunicare unico.

  •  Abilità al volante

Un cliché che resiste nel tempo è quello che attribuisce agli italiani una guida cha lascia a desiderare.

L’immagine di un italiano che ignora i semafori e parcheggia in modo discutibile non può, in effetti, non suscitare sorpresa e incredulità tra gli stranieri.

  • Vocalità  

Gli italiani sono spesso etichettati come “rumorosi” quando conversano.

In effetti, una vivace interazione può sembrare un litigio per chi ascolta dall’esterno, sebbene il tono rifletta semplicemente la passione insita nel modo di esprimersi.

  • Attaccamento alla famiglia

Molti italiani mantengono un forte legame con le madri, cercando il loro supporto e l’approvazione, qualunque sia la loro età.

  •  Accoglienza e amicizia

Un aspetto positivo attribuito agli italiani è la calorosa accoglienza: spesso descritti come gente amichevole e disponibile, sempre pronti ad aiutare i turisti in difficoltà.

  •  Salute e benessere

Gli italiani sono noti per le loro preoccupazioni riguardo alla salute e agli sbalzi di temperatura, una peculiarità che gli stranieri notano con curiosità.

  • Clima

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’idea che in Italia faccia sempre caldo è errata.

Tale convinzione, alimentata dal turismo estivo, ignora i rigori invernali, specialmente per chi vive in zone montuose.

  • Rappresentazione culturale

Non è raro che gli italiani vengano paragonati ai personaggi dei videogiochi.

Questa rappresentazione semplificata contribuisce a formare un’immagine stereotipata e talvolta caricaturale della cultura.

Gli stereotipi sull’Italia sono, a tal punto, evidenti.

Ma ciò che resta vero e incontestabile è che ognuno di detti cliché rappresenta la parte intrinseca della percezione culturale.

Dunque, sebbene alcuni possano sembrare riduttivi o fuorvianti, in realtà non fanno altro che rivelare un fondo di ammirazione e, ad onore del vero, finanche invidia.

Non si può, in effetti, negare che il fascino dell’italianità continua da sempre a conquistare il mondo.

Credit photo by Damiana Cicconetti