“Ortidea 2026”: l’Orto Botanico di Roma si trasforma nel regno delle orchidee e delle piante rare

“Ortidea 2026”: l’Orto Botanico di Roma si trasforma nel regno delle orchidee e delle piante rare

Due giorni tra esposizioni, laboratori, installazioni floreali e cultura botanica nel cuore di Trastevere

di Damiana Cicconetti

Sabato 23 e domenica 24 maggio l’Orto Botanico si trasforma nel regno delle orchidee, con l’evento “Ortidea 2026, la mostra mercato dedicata a piante rare e biodiversità vegetale.

Giunta alla sua sesta edizione, la manifestazione si conferma un punto di riferimento per appassionati, collezionisti e curiosi: esperti provenienti da tutto il mondo, proseguendo il percorso di internazionalizzazione avviato nel 2025, in vista della ventesima “European Orchid Conference & Show, che nel 2027 tornerà nella Capitale dopo oltre trent’anni.

Per due giorni il giardino trasteverino diventa un paradiso botanico tra esposizioni floreali, mostre mercato, laboratori creativi e incontri divulgativi dedicati al mondo delle orchidee e delle piante ornamentali.

Cuore pulsante dell’evento sarà la Serra Espositiva, che ospiterà scenografiche installazioni floreali curate da realtà prestigiose come l’Orto Botanico di Roma, l’Associazione Italiana di Orchidologia, l’Orto Botanico di Napoli e l’Associazione Laziale Orchidee.

Le composizioni saranno valutate il 23 maggio da una giuria specializzata.

Tra gli eventi più attesi spicca “È tempo di rinvasare la nostra orchidea”, corso pratico durante il quale gli esperti dell’A.L.O. illustreranno tecniche e supporti ideali per la coltivazione delle orchidee.

I partecipanti potranno anche portare la propria pianta per verificarne lo stato di salute insieme agli specialisti.

Ampio spazio sarà dedicato anche alla divulgazione botanica con i corsi di coltivazione curati da Francesco Taormina e gli approfondimenti dedicati alle Phalaenopsis.

Non mancheranno momenti dedicati alle tradizioni orientali, come il laboratorio sulla tecnica giapponese del kokedama condotto da Cinthia Fiaschi, che mostrerà come coltivare le piante senza vaso.

Tra gli incontri più curiosi “Come viaggiano le piante”, conferenza del Professor Walter Rossi dedicata ai meccanismi naturali di diffusione delle specie vegetali e “Il tè e l’orchidea”, appuntamento con Linda Reali che unirà botanica e degustazione di tè pregiati.

Spazio, inoltre, alla creatività con i laboratori “Argilla in Fiore” di Ilaria Castiello e “I colori dell’orchidea”, pensati anche per coinvolgere famiglie e bambini.

Ortidea 2026″ è un’esperienza immersiva; un viaggio tra natura, profumi e creatività.




Palazzo Poli e la Fontana di Trevi: storia, arte e musica nel cuore di Roma

Palazzo Poli e la Fontana di Trevi: storia, arte e musica nel cuore di Roma

Un palazzo aristocratico che diviene scenografia della fontana più famosa al mondo

di Giordana Fauci 

Nel cuore di Roma, alle spalle della celebre Fontana di Trevi, sorge Palazzo Poli, un edificio che non è solo una cornice architettonica, ma un vero e proprio protagonista della storia urbana e culturale della città.

La sua vicenda costruttiva, complessa e stratificata, riflette secoli di trasformazioni, passaggi di proprietà e grandi progetti artistici che hanno contribuito a renderlo uno dei luoghi più significativi del centro storico romano.

Le origini del palazzo risalgono al XVI secolo, quando Lelio dell’Anguillara, Duca di Ceri, acquistò nel 1566 il precedente Palazzo Del Monte.

I lavori di trasformazione furono affidati all’architetto Martino Longhi il Vecchio e, dopo la sua morte, proseguiti da Ottaviano Mascherino. Già in questa fase si delinea l’impronta monumentale dell’edificio, destinato a cambiare volto più volte nei secoli successivi.

Nel 1678 la proprietà passò a Lucrezia Colonna e a Giuseppe Lotario Conti, duca di Poli, da cui il palazzo prese il nome definitivo.

Fu proprio la famiglia Conti a promuovere un’importante fase di ampliamento, inglobando edifici adiacenti come il palazzetto dei Carpegna e la casa dell’Arte della Lana.

Tra il 1728 e il 1730 il complesso raggiunse la sua configurazione definitiva, proprio pochi anni prima dell’evento che lo avrebbe reso immortale: la costruzione della Fontana di Trevi, progettata da Nicola Salvi e completata nel 1732, che si innesta scenograficamente sulla facciata posteriore del palazzo.

Nel corso dell’Ottocento Palazzo Poli cambiò più volte proprietà, passando prima ai Cesarini e poi ai Boncompagni. In questo periodo divenne anche un importante centro di vita culturale e intellettuale.

Tra i suoi illustri abitanti e frequentatori si ricordano il poeta Giuseppe Gioachino Belli, che vi compose migliaia di sonetti in dialetto romanesco, nonché figure internazionali come il pittore Joseph Severn e il romanziere Nikolaj Gogol’.

Dal 1857 al 1885 ospitò il Collegio Poli, oggi noto come Collegio San Giuseppe De Merode, frequentato anche dal poeta Trilussa. Questo confermò il ruolo del palazzo come luogo di formazione e cultura, oltre che di rappresentanza aristocratica.

Oggi Palazzo Poli è sede dell’Istituto Centrale per la Grafica e continua ad essere uno dei punti più suggestivi di Roma, grazie anche alla straordinaria Sala Dante.

Questo ambiente monumentale, che si sviluppa su due piani e si affaccia direttamente sulla Fontana di Trevi, fu originariamente progettato negli anni Venti del Settecento come biblioteca del duca di Poli. In seguito divenne un prestigioso salone per eventi e concerti, inaugurato nel 1866 con la Sinfonia Dantesca di Franz Liszt.

Tra Ottocento e primo Novecento la Sala Dante si affermò come uno dei centri musicali e culturali più raffinati della Capitale, frequentato da compositori e intellettuali come Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, Jules Massenet e Gabriele D’Annunzio.

Oggi osservare la Fontana di Trevi dalla Sala Dante significa rivivere secoli di storia, in cui architettura, arte e musica si intrecciano in uno dei panorami più iconici del mondo.

Credit Photo by: Turismo Roma




Riapre il Roseto Comunale di Roma: oltre 1.100 varietà in fiore, tra storia e biodiversità

Riapre il Roseto Comunale di Roma: oltre 1.100 varietà in fiore, tra storia e biodiversità

Oltre 1.100 varietà in fiore sul Colle Aventino: il Roseto Comunale di Roma accoglie visitatori tra biodiversità, storia e sostenibilità

di Giordana Fauci

Con l’arrivo della primavera riapre al pubblico il Roseto Comunale di Roma, uno dei giardini più affascinanti della Capitale, situato sul Colle Aventino e affacciato sul Circo Massimo.

Da sabato 11 aprile fino al 14 giugno cittadini e visitatori potranno immergersi in un percorso tra oltre 1.100 varietà di rose provenienti da tutto il mondo, in un contesto che fonde armoniosamente natura, storia e cultura.

Il roseto, caratterizzato da una suggestiva struttura ad anfiteatro, è suddiviso in due aree separate da via di Valle Murcia: la parte superiore ospita una ricca collezione di rose botaniche, antiche e moderne; quella inferiore è dedicata alle varietà in concorso per il prestigioso Premio Roma per le Nuove Varietà.

L’apertura di quest’anno è accompagnata da un’importante iniziativa di sensibilizzazione ambientale, promossa dall’assessora Sabrina Alfonsi.

In collaborazione con il Dipartimento Tutela Ambientale, sono stati presentati metodi di lotta biologica contro i parassiti delle piante: protagoniste le coccinelle, preziosi alleati naturali in grado di contrastare afidi e cocciniglie, riducendo così l’uso di prodotti chimici.

L’iniziativa si inserisce in un più ampio piano di cura del verde urbano, che coinvolge diverse aree della città, tra cui Piazza Vittorio Emanuele II, Piazza di Spagna, oltre a parchi storici come Villa Torlonia e Villa Aldobrandini, con interventi mirati anche al contrasto del punteruolo rosso.

Accanto alla tutela trova spazio la valorizzazione: alcune rose del roseto saranno utilizzate per abbellire nuove aree urbane, come l’aiuola di Piazzale Ugo La Malfa, nell’ambito di un progetto di riqualificazione che coinvolge 21 spazi verdi in tutta Roma.

L’obiettivo è creare piccoli ecosistemi urbani capaci di favorire la biodiversità e migliorare il decoro cittadino.

Tra colori, profumi e panorami suggestivi, il roseto si conferma un luogo in cui natura, storia e sostenibilità convivono in perfetto equilibrio.

Credit Photo by: Roma Capitale




Festival del Verde e del Paesaggio 2026: tre giorni a Roma

Festival del Verde e del Paesaggio 2026: tre giorni a Roma

Tre giorni all’Auditorium Parco della Musica per esplorare città, natura e comunità come un unico sistema vivente

di Giordana Fauci

Dal 10 al 12 aprile l’Auditorium Parco della Musica di Roma ha ospitato la XV Edizione del Festival del Verde e del Paesaggio, dedicata quest’anno al tema “Fare parentele”.

Le città non sono solo infrastrutture ed edifici, ma sistemi viventi in cui ambiente, comunità e spazio costruito sono profondamente connessi.

Come spiega Gaia Zadra, Direttrice artistica del Festival, “Le città: non devono essere perfette, ma vive, in grado di cambiare e restare in relazione con ciò che le circonda. Nel tempo del cambiamento climatico il paesaggio non è più un lusso estetico. È la condizione che rende le città vivibili…”.

Il Festival ha proposto un programma ricco e variegato, che ha attraversato quattro dimensioni del paesaggio contemporaneo: la città, il giardino, la casa e il cibo.

Roma, con i suoi parchi, ville storiche e migliaia di alberature urbane è divenuta un laboratorio per sperimentare soluzioni innovative per contrastare il cambiamento climatico; dalle foreste urbane agli orti cittadini, dai rain garden ai suoli permeabili, strumenti fondamentali per rendere la città più fresca e vivibile.

Durante la Giornata del Verde, in programma la mattina del 10 aprile e dedicata alle scuole primarie di Roma, i bambini hanno partecipato a laboratori pratici per osservare e toccare piante, semi, insetti e acqua, costruire mangiatoie per gli uccelli e comprendere come un semplice balcone possa diventare un piccolo ecosistema per api e farfalle.

In un tempo in cui il cambiamento climatico è esperienza quotidiana, il Festival del Verde e del Paesaggio invita a riflettere su quale tipo di relazione vogliamo costruire con ciò che ci circonda, incoraggiando tutti, dai più piccoli ai più grandi, a “fare parentele con il verde”, a osservare, toccare, ascoltare e comprendere le piante, le comunità e i luoghi in cui viviamo.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Tulipark Roma, riapre il giardino olandese dei tulipani

Tulipark Roma, riapre il giardino olandese dei tulipani

Dal 20 marzo al 30 aprile torna a Roma il campo di tulipani con il metodo u-Pick: si scelgono e si raccolgono i fiori direttamente nel campo

di Giordana Fauci

La primavera a Roma si colora con la riapertura di TuliPark Roma, il giardino olandese dei tulipani che ogni anno attira migliaia di visitatori.

Il parco floreale ha aperto la nuova stagione venerdì 20 marzo in via dei Gordiani 73, ove resterà visitabile fino al 30 aprile 2026.

Il campo di tulipani torna così a fiorire nella Capitale, con un’edizione che si preannuncia ancora più ricca e colorata, grazie a nuove varietà di tulipani e spazi pensati per famiglie, coppie, gruppi di amici e fotografi.

File ordinate di tulipani di diversi colori creano un vero e proprio paesaggio floreale, perfetto per passeggiare, scattare fotografie e raccogliere i fiori.

L’esperienza a Tulipark si basa sul metodo u-Pick, molto diffuso nei Paesi Bassi.

Il funzionamento è semplice e si sviluppa in quattro passaggi: all’ingresso si riceve un secchiello, si scelgono i tulipani direttamente nel campo, si raccolgono autonomamente e, prima di uscire, i fiori vengono incartati per essere portati a casa.

Non si tratta solo di una visita, ma di un’esperienza interattiva a contatto con la natura, che permette ai visitatori di vivere il campo di tulipani in modo diretto.

Negli anni Tulipark è diventato uno degli appuntamenti primaverili più attesi a Roma, soprattutto per famiglie e appassionati di fotografia, grazie ai colori dei tulipani e agli allestimenti scenografici che richiamano l’Olanda.

La fioritura dei tulipani dura poche settimane e per questo l’apertura del parco è limitata al periodo compreso tra marzo e aprile, quando i campi raggiungono il massimo della fioritura.

Tulipark rappresenta un angolo d’Olanda a Roma ove passeggiare tra i fiori, raccogliere tulipani e vivere una giornata diversa dal solito, immersi nei colori della primavera.




Al Bioparco di Roma arrivano quattro lupi dallo Zoo di Berna

Al Bioparco di Roma arrivano quattro lupi dallo Zoo di Berna

Dallo zoo di Berna al Bioparco di Roma: quattro giovani lupi grigi eurasiatici inaugurano il nuovo spazio riqualificato dedicato alla specie

di Damiana Cicconetti 

L’arrivo dei lupi al Bioparco di Roma segna un momento importante per il giardino zoologico della Capitale e per i progetti europei di tutela della fauna selvatica.

I nuovi protagonisti sono quattro giovani esemplari di lupo grigio eurasiatico – due femmine e due maschi – appartenenti alla stessa cucciolata, che compiranno un anno ad aprile e stanno già iniziando ad ambientarsi nel loro nuovo habitat.

I lupi provengono dallo Zoo di Berna e il trasferimento rientra nei programmi di cooperazione tra istituzioni zoologiche europee, finalizzati alla conservazione delle specie e alla gestione delle popolazioni animali presenti negli zoo.

Nei primi giorni a Roma i giovani esemplari si sono dimostrati vivaci, curiosi e impegnati ad esplorare il nuovo spazio di circa 1000 metri quadrati a loro dedicato.

L’area è stata recentemente riqualificata e arricchita con tronchi, vegetazione e strutture ambientali, progettate per stimolare comportamenti naturali come l’esplorazione, il gioco, la marcatura del territorio e l’interazione sociale tra i membri del branco.

Si tratta di elementi fondamentali per il benessere degli animali e per la loro gestione in ambienti zoologici moderni, sempre più orientati alla conservazione e all’educazione ambientale.

L’obiettivo è mantenere popolazioni geneticamente sane e autosufficienti, promuovendo allo stesso tempo ricerca scientifica, conservazione e sensibilizzazione del pubblico.

Il progetto rientra nel percorso del Bioparco per la tutela dell’ambiente, la conservazione della biodiversità e la promozione della sostenibilità

Servizio di Giordana Fauci

Il lupo grigio eurasiatico è uno dei grandi carnivori più diffusi dell’emisfero settentrionale e, in passato, occupava vaste aree di Europa, Asia e Nord America. A partire dal XIX secolo, però, la persecuzione da parte dell’uomo e la trasformazione degli habitat hanno causato una drastica riduzione della specie in molte regioni europee.

In Italia il lupo è protetto dalla legislazione nazionale e dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea.

Dopo essere sopravvissuta nel secolo scorso con poche centinaia di individui concentrati soprattutto nell’Appennino centro-meridionale, negli ultimi decenni la specie ha mostrato una significativa espansione naturale, tornando a popolare molte aree alpine e appenniniche.

Nonostante questa ripresa, il lupo continua ad essere minacciato da bracconaggio, avvelenamenti, abbattimenti illegali, incidenti stradali, frammentazione degli habitat e ibridazione con cani domestici vaganti.

L’arrivo dei lupi al Bioparco di Roma non è, quindi, solo una novità per i visitatori, ma anche un’importante occasione per conoscere più da vicino una specie simbolo della fauna europea, per comprendere il suo ruolo negli ecosistemi e riflettere sul rapporto millenario tra uomo, cane e lupo.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Terme del Bullicame: un viaggio tra acque millenarie, arte antica e relax

Terme del Bullicame: un viaggio tra acque millenarie, arte antica e relax

Viterbo è un santuario del benessere in cui non poche sono le terme naturali: le Terme del Bullicame e le Piscine Carletti, in primis, ben note a Dante che le cita nel XIV Canto dell’Inferno

di Giordana Fauci 

Viterbo, antica città etrusca e medievale, è un luogo in cui storia, arte e natura si intrecciano in maniera straordinaria, creando un’atmosfera unica che affascina chiunque la visiti con le sue strade lastricate, i palazzi storici, le suggestive ed eleganti piazze, che raccontano secoli di vicende, dai fasti dei Papi del XIII secolo alle tradizioni popolari che ancora oggi animano il cuore della città. E ad affascinare ancor di più Viterbo sono le antiche terme, di cui il territorio è ricco. Tra queste le Terme Naturali del Bullicame e le Piscine Carletti, con ingresso completamente libero e gratuito.

Camminare tra i vicoli di Viterbo significa, dunque, respirare la memoria di un passato vivo, ove ogni angolo nasconde un dettaglio architettonico, una storia da scoprire o una bellezza che cattura lo sguardo e finanche l’anima.

Situata nel cuore della Tuscia, Viterbo è circondata da colline dolci e rigogliosi boschi, intervallati da sorgenti naturali che da sempre hanno attirato chi ricerca benessere e quiete. 

L’acqua qui non è solo elemento naturale ma un vero e proprio patrimonio millenario. 

Le acque termali della zona, infatti, sono ricche di minerali e calore e, perciò, conosciute ed apprezzate fin dall’epoca romana. 

Per questo motivo, attraverso il trascorrere dei secoli, Viterbo ha continuato ad essere un rifugio privilegiato per chi desidera rigenerarsi, trasformando la città in un autentico santuario del benessere, ove il corpo e la mente ritrovano equilibrio e armonia.

Ed è proprio in questo contesto di storia, natura e relax che si inseriscono le Terme del Bullicame e le Piscine Carletti: sorgenti termali antichissime, ben note anche a Dante che, non a caso, le ha citate nel canto XIV dell’Inferno.

Terme naturali il cui accesso è libero ed a “costo zero”, senza limitazioni di tempo: un territorio naturale di cui è possibile usufruire gratuitamente e che ancor oggi non è affatto diverso da come doveva essere apparso al Grande Poeta.

Immerse in un parco di gran fascino, queste terme offrono un’oasi di pace a pochi minuti dalle principali attrazioni della Tuscia. 

A contribuire alla loro notorietà, oltre all’indiscutibile fascino, è proprio la loro posizione strategica, che le rende luogo ideale sia per chi desidera concedersi un soggiorno di puro relax, sia per chi vuole esplorare le meraviglie culturali e naturalistiche del territorio, perché collocate a pochi minuti dalle famose Terme dei Papi; a breve distanza dal centro storico di Viterbo e, in ogni caso, poco lontane da luoghi iconici come Civita di Bagnoregio, la zona archeologica etrusca di Tarquinia, Villa Lante, il Lago di Bolsena, pur senza voler far torto a tutte le altre gemme presenti nella Tuscia.

Le Terme del Bullicame rappresentano, dunque, un’esperienza immersiva che consente di entrare in contatto con la millenaria tradizione termale della città. 

Gli ospiti possono usufruirne in ogni stagione, vista la presenza di vasche, riempite naturalmente con acqua tiepida ma che, in taluni punti, sgorga a temperature oltremodo elevate (di circa 60°); mentre in altre vasche il freddo è intenso e, perciò, fonte di refrigerio nel periodo estivo.

La Sorgente del Bullicame è un vero spettacolo della natura: un luogo in cui aria, acqua e terra si incontrano in un affascinante balletto di vapori.

Nulla, dunque, da invidiare alle lussuose spa e ai moderni resort presenti nei dintorni, visto che le Piscine Carletti sono sorgenti termali ricche di minerali.

…Un’area enorme e che offre spazi verdi per il relax, oltre ad un ampio parcheggio, anch’esso gratuito.   

Terme che, perciò, divengono un ponte ideale tra rigenerazione fisica e scoperta culturale. 

Perché chi vi giunge si può lasciare trasportare dalle bellezze storiche: sì delle Terme ma dell’intera cittadina, grazie alla visione delle belle torri medievali, dei palazzi nobiliari, a non voler dimenticare ogni altro luogo, ove il tempo sembra essersi fermato. 

Non a caso, passeggiare in queste terme è parte integrante del percorso di benessere. Perché respirarne l’aria antica contribuisce, senza dubbio alcuno, ad ottenere un relax che va ben oltre il corpo, arrivando alla mente e allo spirito.

Terme antichissime ove concedersi una pausa autentica: un punto di partenza perfetto per chi desidera vivere il territorio con lentezza, lasciandosi avvolgere dal calore delle acque in primis, altresì generato dalla quiete del paesaggio circostante. 

Un luogo ove ogni momento, dal bagno termale alla passeggiata, diviene un gesto di cura verso il proprio corpo e la propria mente, in un abbraccio perfetto tra passato, presente e rigenerazione.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti 




Ibiza, oltre 3 milioni di visitatori l’anno: Peter Cauro guida la nuova ospitalità – Ibiza, over 3 million visitors a year: Peter Cauro leads the new wave of hospitality

Ibiza, oltre 3 milioni di visitatori l’anno: Peter Cauro guida la nuova ospitalità 

Los Jardines De Palerm: un luogo ove arte, natura e design si intrecciano

di Damiana Cicconetti

Ogni anno Ibiza accoglie più di 3 milioni di turisti, divenendo una delle mete più ambite del Mediterraneo. 

Un’isola dalla fama internazionale per le spiagge, la vita notturna e i paesaggi naturali.

…Un’isola che sta vivendo un cambiamento profondo nella propria offerta turistica.

Ed è in tal contesto che emergono nuove forme di ospitalità, in cui arte, design e natura si fondono.

Perché Ibiza non è solo un’isola, bensì un vero e proprio “stato d’animo”: una terra di luce intensa, tramonti infuocati e calette nascoste.

Il paesaggio architettonico ne riflette una duplice anima: le tradizionali fincas in pietra e calce convivono con spazi innovativi, con una nuova idea di ospitalità, capace di coinvolgere tutti i sensi. 

Ed è proprio nel cuore delle colline di San Josep, ai piedi di Sa Talaia, la montagna più alta dell’isola, che sorge Los Jardines De Palerm, un boutique hotel che incarna perfettamente lo spirito di Ibiza. 

…Un rifugio paradisiaco ospitato in una finca del XVII secolo restaurata con grande cura.

Un luogo unico circondato da giardini lussureggianti, con viste mozzafiato sul Mediterraneo e con un design unico grazie alla visione di Peter Cauro, artista e imprenditore italo-svizzero che da anni ha scelto Ibiza come base per i suoi progetti. 

Peter Cauro è co-fondatore di “Creative Artisans”, realtà che si distingue per la capacità d’integrare arte e ospitalità in un’offerta multi-sensoriale.

La sua formazione artistica, radicata in una famiglia creativa, ha influenzato un percorso eclettico che spazia dalla pittura, ispirata alla street-art, a sculture strutturaliste, con chiari riferimenti architettonici. 

Pertanto, a Ibiza, Peter Cauro porta avanti da anni una missione che supera la semplice gestione di un boutique hotel, creando luoghi in cui l’arte si intreccia con l’esperienza ospitale, dando vita a spazi capaci di coinvolgere mente, corpo e spirito.

Così, in un momento in cui l’isola deve confrontarsi con le sfide di un turismo di massa sempre più pressante, la visione di Peter Cauro offre una direzione possibile: un’esperienza di vita, un invito a rallentare, ad immergersi nella natura e nella cultura dell’isola. 

Proprio questo è il turismo che ha in mente di incrementare ancor di più l’artista Peter Cauro: attenzione al dettaglio, alla sostenibilità, al legame con il territorio e l’arte, ben evidenti in ogni angolo de Los Jardines De Palerm. 

…Uno straordinario modello di ospitalità contemporanea che guarda al futuro, al contempo permettendo ai turisti di scoprire l’essenza più vera di Ibiza.

Così Peter Cauro si conferma figura-chiave, capace di coniugare creatività e imprenditorialità per ridefinire l’identità culturale e turistica dell’isola.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti

Ibiza, over 3 million visitors a year: Peter Cauro leads the new wave of hospitality

Los Jardines De Palerm: a place where art, nature, and design intertwine

by Damiana Cicconetti

Every year, Ibiza welcomes more than 3 million tourists, making it one of the most sought-after destinations in the Mediterranean.

An island internationally renowned for its beaches, nightlife, and natural landscapes.

…An island now undergoing a profound transformation in its tourism offering.

It is within this evolving context that new forms of hospitality are emerging where art, design, and nature blend seamlessly.

Because Ibiza is not just an island; it’s a state of mind: a land of intense light, fiery sunsets, and hidden coves.

The island’s architectural landscape reflects this dual soul: traditional stone and lime fincas coexist with innovative spaces, introducing a new concept of hospitality that engages all the senses.

Right in the heart of the San Josep hills, at the foot of Sa Talaia, the island’s highest peak, lies Los Jardines De Palerm, a boutique hotel that perfectly embodies the spirit of Ibiza.

…A paradisiacal retreat housed in a 17th-century finca, carefully restored with great attention to detail.

A unique place surrounded by lush gardens, boasting breathtaking views of the Mediterranean and a distinctive design, brought to life by the vision of Peter Cauro, an Italian-Swiss artist and entrepreneur who has chosen Ibiza as the base for his creative ventures.

Peter Cauro is the co-founder of Creative Artisans, a project known for its ability to integrate art and hospitality into a multi-sensory experience.

His artistic background, deeply rooted in a creative family, has shaped an eclectic path that ranges from street-art inspired painting to structuralist sculpture, with clear architectural influences.

In Ibiza, Peter Cauro has been carrying out a mission that goes far beyond the management of a boutique hotel he creates places where art intertwines with the experience of hospitality, giving rise to spaces that engage mind, body, and spirit.

At a time when the island is facing the growing pressures of mass tourism, Peter Cauro’s vision offers a meaningful alternative: a lifestyle experience, an invitation to slow down, and to immerse oneself in the island’s nature and culture.

This is precisely the kind of tourism that Peter Cauro aims to enhance: attention to detail, sustainability, a strong connection with the territory and with art all clearly visible in every corner of Los Jardines De Palerm.

An extraordinary model of contemporary hospitality that looks toward the future, while allowing visitors to discover the truest essence of Ibiza.

Thus, Peter Cauro stands out as a key figure, capable of merging creativity and entrepreneurship to redefine the cultural and tourism identity of the island.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




L’eterno fascino di Trastevere – The eternal charm of Trastevere

L'eterno fascino di Trastevere by Damiana Cicconetti

L’eterno fascino di Trastevere

Magie e incantesimi trasteverini: tra lampioni, vicoli, fontanelle e artisti di strada

di Damiana Cicconetti

Tra i quartieri più affascinanti della Capitale, Trastevere emerge come un luogo incantevole che regala a turisti e romani un senso di festa e gioia in qualsiasi mese, sia in pieno inverno che in estate.

A Trastevere i vicoli sono sempre colmi di visitatori, con un ambiente vivace e festoso.

Perché, girando le spalle ai ponti e alle bellezze che si trovano lungo il Tevere, ci si inoltra in un labirinto di vicoli stretti che profumano di avventure e sapori genuini: ristoranti dall’atmosfera conviviale, con tavolini all’esterno e piante di edera, che adornano le facciate dei palazzi, così rendendo ogni luogo un piccolo angolo di paradiso, ove si odono le più svariate lingue.

Il Rione è, poi, costellato di bancarelle che offrono di tutto: da borse e gioielli artigianali a delizie culinarie.

Dunque, è inevitabile che ogni vicolo non possa non riservare sorprese: piccole piazzette silenziose ombreggiate dagli alberi si rivelano all’improvviso, decorate con graziose fontanine.

…Ecco perché a Trastevere si ha l’impressione di trovarsi su un’isola o in una località balneare, un pensiero che accomuna ma, prima ancora, affascina i turisti di tutto il mondo.

Trastevere, infatti, si presenta come l’Italia dei sogni: quella che offre ristoranti accoglienti con menu che rivelano la tradizione gastronomica, ove le classiche “pasta e pizza” trionfano.

Un Rione antico e che, invero, continua ad essere frequentato da giovani e, perciò, sempre moderno e al passo coi tempi: qui è comune sedersi ai tavolini all’aperto, gustando vino e appoggiando il bicchiere su tovaglie rigorosamente a quadri; mentre artisti di strada intrattengono sia adulti che piccini con spettacoli che non hanno nulla da invidiare ai professionisti.

…Ogni visitatore si imbatte in quell’atmosfera di “Dolce Vita” che molti italiani ricercano nei luoghi di svago.

Trastevere, quindi, ha saputo mantenere intatta l’autenticità delle sue tradizioni: i romani non solo frequentano il quartiere in ogni periodo dell’anno, ma lo amano e si impegnano a preservarne l’essenza, evitando il degrado tipico di altre zone turistiche.

Così, i ristoratori trasteverini si dedicano a presentare piatti che rispettano i sapori tradizionali della cucina romana, altresì assicurandone la qualità e l’autenticità.

Pertanto, l’area conserva un fascino unico che merita di essere preservato, poiché è precisamente questo che rende Trastevere un Rione ambito a livello internazionale.

…Non a caso, chiunque lo visiti, inevitabilmente, desidera tornarvi.

Ecco perché Trastevere è la risposta perfetta in ogni periodo e, indubbiamente, nella bella stagione quando vi si svolge la meravigliosa iniziativa lungo il Tevere, che anima le sponde del fiume tra Ponte Sublicio, Ponte Sisto e il noto Ponte Garibaldi.

E, poi, come dimenticare l’illuminazione tipicamente trasteverina dei lamponi, con un’aura accogliente, in grado di rendere magica ogni passeggiata.

…Come se Roma avesse bisogno di ulteriori incantesimi.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti

 

The eternal charm of Trastevere

Magic and enchantment in Trastevere: among streetlamps, alleyways, fountains, and street performers

by Damiana Cicconetti

Among the most enchanting neighborhoods of the Eternal City, Trastevere stands out as a magical place that offers both tourists and Romans a sense of joy and celebration, in every season whether in the heart of winter or the heat of summer.

In Trastevere, the narrow streets are always bustling with visitors, wrapped in a lively, festive atmosphere.

Turning your back on the bridges and landmarks that line the Tiber, you step into a labyrinth of alleys that smell of adventure and authentic flavors: cozy restaurants with outdoor tables, ivy climbing up the façades, turning every corner into a small slice of paradise where dozens of languages can be heard.

The neighborhood is dotted with market stalls selling everything from handcrafted bags and jewelry to mouthwatering street food.

Every alley hides a surprise: small, quiet piazzas shaded by trees, suddenly revealing themselves, often adorned with charming little fountains.

That’s why walking through Trastevere can feel like being on an island, or in a seaside village an impression that fascinates tourists from all over the world.

Trastevere embodies a dreamlike version of Italy: warm restaurants offering menus that honor culinary tradition, where classic pasta and pizza reign supreme.

This is an ancient district that still feels modern especially thanks to its vibrant, youthful energy. Here it’s natural to sit outdoors, sipping wine from a glass perched on a red-checkered tablecloth, while street performers entertain both adults and children with shows worthy of a stage.

Every visitor feels the atmosphere of La Dolce Vita a kind of joy many Italians seek in their leisure time.

Trastevere has managed to preserve the authenticity of its traditions. Romans don’t just visit year-round; they cherish the area and actively protect it from the kind of deterioration seen in more commercial tourist zones.

Local restaurant owners are committed to serving traditional Roman cuisine, ensuring both quality and authenticity.

As a result, the area retains a unique charm that deserves to be preserved because that’s exactly what makes Trastevere so beloved around the world.

Unsurprisingly, everyone who visits feels the urge to return.

That’s why Trastevere is the perfect destination at any time of year especially in the warmer months, when the beautiful “Lungo il Tevere” initiative brings the riverbanks to life between Ponte Sublicio, Ponte Sisto, and the famous Ponte Garibaldi.

And who could forget the characteristic glow of Trastevere’s streetlamps… Their warm light casts an inviting aura, turning every evening walk into something magical.

…As if Rome needed any more enchantment.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti




Tropea: un luogo unico, in grado di unire natura e storia all’accento caldo della sua gente – Tropea: a unique place where nature and history meet the warmth of its people

Tropea: un luogo unico, in grado di unire natura e storia all’accento caldo della sua gente

Tra le luci accecanti delle scogliere e il blu profondo del Tirreno, la Calabria mostra il meglio di sé: Tropea, un luogo che racconta la tradizione, accogliendo i visitatori in un caloroso abbraccio

di Damiana Cicconetti

Di fronte a Tropea la Calabria smette di essere un’idea astratta, prendendo forma concreta. Perché Tropea è un luogo che profuma di mare e agrumi, col volto assolato delle sue case storiche e l’accento caldo della sua gente. 

Dunque, un luogo che unisce natura, storia ed autenticità, in una miscela oltremodo difficile da dimenticare. 

Qui, tra la luce accecante delle scogliere e il blu profondo del Tirreno, la Calabria mostra il meglio di sé: spiagge da cartolina; borghi scolpiti nella pietra; sapori che raccontano la tradizione e unaccoglienza che ha il valore di un abbraccio.

Non a caso, Tropea è definita la “punta luminosa della Costa degli Dei”, oltre ad essere ritenuta il simbolo più riconoscibile dell’intera regione.

Eppure Tropea continua a sorprendere chi la visita: stagione dopo stagione. 

…Non è solo meta estiva per eccellenza ma punto di partenza ideale per scoprire una Calabria meno nota e più autentica: un angolo d’Italia ove la bellezza si vive senza fretta, magari affacciati dal terrazzo di un piccolo hotel che guarda il mare.

Perché in Calabria i paesaggi non si ripetono ma si rincorrono: le coste, in effetti, si alternano tra scogliere a picco e spiagge candide; mentre le pianure si aprono in campi coltivati e le colline si vestono d’ulivi, a tratti dolci, a tratti selvagge, fino a diventare montagne, quali il Pollino, la Sila e l’Aspromonte. 

Il mare è ovunque, a portata di strada, doppio, generoso: in pochi chilometri si può passare dallo Ionio al Tirreno, cambiando orizzonte ma non bellezza.

Ed è in tal contesto che si inserisce Tropea, affacciata su una rupe bianca che domina l’azzurro del mare. 

La Chiesa di Santa Maria dellIsola, simbolo iconico della città, svetta su uno sperone roccioso isolato dalla terraferma, come se fluttuasse tra cielo e mare. 

Il centro storico, fitto di vicoli, balconi fioriti e scorci improvvisi sul blu, racconta una storia che attraversa i secoli: dai Greci a Scipione lAfricano, dai Normanni ai Borbone.

Chi visita Tropea si accorge subito che non è soltanto una località balneare. 

…Perché nei dintorni si aprono itinerari che meritano attenzione: a sud, Capo Vaticano regala viste vertiginose, calette nascoste e tramonti che sembrano incendiarsi sul mare; più all’interno, Zungri, il “borgo di pietra”, svela abitazioni rupestri scavate nella roccia e, invero, un’area archeologica da scoprire a passo lento. 

E come dimenticare Pizzo, affacciata sul Tirreno come un piccolo teatro naturale: un luogo che mescola storia e gola, tra un gelato al tartufo e la visita al Castello Murat.

Luoghi in cui si passeggia senza fretta, come chi ha deciso di prendersi cura del proprio tempo. 

E, ancora, Mileto, città episcopale al tempo dei Normanni: un luogo che ricorda le radici profonde di questa terra. 

E per chi vuole allungare lo sguardo fino all’orizzonte vi sono le Eolie – Stromboli in particolare –: facilmente raggiungibili via mare, regalando escursioni vulcaniche e bagni indimenticabili.

Ma vi è un altro motivo per cui chi è stato a Tropea non può fare a meno di tornarvi: è qualcosa che non si fotografa, ma si sente. 

Si tratta di un clima umano che ha poco a che vedere con l’industria turistica e molto con la cultura dell’ospitalità. 

…Perché in Calabria accogliere è un gesto spontaneo, quasi naturale: si condivide, si racconta, si fa spazio all’altro. 

…Perché Tropea è uno di quei luoghi che ti entrano sotto la pelle senza accorgersene: forse per la luce che cambia ogni ora; forse per quel mare che sembra sempre nuovo; forse per quella genuinità che altrove è andata persa. 

…Perché a Tropea il linguaggio è, in ogni ambito, lo stesso: quello della bellezza non urlata, dell’autenticità che non ha bisogno di effetti speciali, della semplicità che emoziona. 

Ed è quando si riesce a vivere Tropea in tal modo che si comprende davvero cosa significa avvertirne la nostalgia, già prima di averla lasciata.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti

 

Tropea: a unique place where nature and history meet the warmth of its people

Between the blinding light of its cliffs and the deep blue of the Tyrrhenian Sea, Calabria reveals its best side: Tropea, a place that tells the story of tradition, welcoming visitors in a warm embrace

by Damiana Cicconetti

In front of Tropea, Calabria ceases to be an abstract idea and takes tangible form. Because Tropea is a place that smells of sea and citrus, with the sun-kissed faces of its historic houses and the warm accent of its people.

It is, therefore, a place that fuses nature, history, and authenticity into an unforgettable blend.

Here, among the dazzling light of the cliffs and the deep blue of the Tyrrhenian, Calabria shines at its brightest: postcard-perfect beaches, stone-carved villages, flavors that tell stories of tradition, and hospitality that feels like an embrace.

Not by chance is Tropea known as “the shining tip of the Coast of the Gods” and considered the most recognizable symbol of the entire region.

And yet, Tropea continues to surprise its visitors season after season.

It is not just the quintessential summer destination, but also the perfect starting point to explore a lesser-known and more authentic Calabria: a corner of Italy where beauty unfolds slowly, perhaps while gazing out at the sea from the terrace of a small hotel.

Because in Calabria, landscapes don’t repeat they chase one another: cliffs give way to soft sandy beaches; plains open up to cultivated fields; hills are cloaked in olive groves gentle at times, wild at others until they become mountains like the Pollino, the Sila, and the Aspromonte.

The sea is everywhere, within reach, generous and ever-changing. In just a few kilometers, you can go from the Ionian to the Tyrrhenian, changing horizon but not beauty.

And it’s in this setting that Tropea takes its place, perched on a white cliff overlooking the sea’s infinite blue.

The Church of Santa Maria dell’Isola, the city’s iconic symbol, rises from a rocky outcrop separated from the mainland floating between sky and sea.

The historic center, a maze of alleys, flower-filled balconies, and sudden glimpses of blue, tells a story that spans the centuries from the Greeks to Scipio Africanus, from the Normans to the Bourbons.

Anyone who visits Tropea quickly realizes that it is not just a seaside destination.

Because the surrounding area offers itineraries well worth exploring: to the south, Capo Vaticano offers breathtaking views, hidden coves, and sunsets that set the sea ablaze; further inland, Zungri, the “village of stone,” reveals ancient cave dwellings and an archaeological area best discovered slowly and mindfully.

And who could forget Pizzo, overlooking the Tyrrhenian like a natural open-air theater a place that blends history and indulgence, from its famous tartufo gelato to the historic Murat Castle.

These are places meant for slow strolling, for those who’ve chosen to care for their own time.

And then there’s Mileto, an episcopal city during the Norman era, a place that reminds us of the deep roots of this land.

And for those who wish to extend their gaze to the horizon, the Aeolian Islands particularly Stromboli are just a boat ride away, offering volcanic excursions and unforgettable swims.

But there is another reason why those who’ve been to Tropea can’t help but return: it’s something you can’t photograph, but you can feel.

It’s a human warmth that has little to do with the tourism industry and everything to do with the culture of hospitality.

Because in Calabria, welcoming is a spontaneous act almost second nature. People share, they tell stories, they make room for others.

Because Tropea is one of those places that gets under your skin without you even realizing it perhaps because of the ever-changing light, or the sea that never looks the same, or the kind of genuineness that’s been lost elsewhere.

Because in Tropea, the language no matter the context is always the same: one of unpretentious beauty, authenticity that doesn’t need special effects, and simplicity that moves the heart.

And it’s only when you experience Tropea in this way that you truly understand what it means to miss a place before you’ve even left it.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti