Intervista a SKEYE, talentuosa cantautrice della nuova generazione

Intervista a SKEYE, talentuosa cantautrice della nuova generazione

“Una ninnananna dovrebbe tranquillizzarti e accompagnarti al sonno; mentre qui è proprio la notte a dare più spazio ai pensieri…”, queste le parole di SKEYE

di Damiana Cicconetti

SKEYE, nome d’arte di Maria Sara Costanzo, classe 2000, è tra i nuovi nomi del panorama musicale italiano.

Dopo la partecipazione ad X Factor la cantautrice torna con “Ninnananna”, disponibile da oggi 2 ottobre in radio e sulle principali piattaforme digitali.

Scritto dalla stessa SKEYE e prodotto da Marco Zangirolami, già al lavoro sui due precedenti singoli “POLAROID” e “NON CI CREDO +”, il brano si muove su una dimensione più intima e personale.

Quella che inizialmente potrebbe apparire come una canzone d’amore si rivela, infatti, un racconto dell’ansia e delle notti in cui il sonno non arriva.

È proprio nel silenzio della notte che i pensieri diventano più insistenti, fino a trasformarsi in una presenza con cui confrontarsi.

Originaria di Castelforte, in provincia di Latina, SKEYE si è trasferita a Milano per proseguire il proprio percorso artistico.

Tra i riconoscimenti ottenuti figura il prestigioso “Premio Lunezia 2025″, assegnato per il brano “Arcobaleni in sospeso”.

SKEYE ha rilasciato ad Occhio sul mondo un’intervista:

Partiamo da Lei: chi è SKEYE e quando ha capito che la musica poteva diventare non solo una passione, ma il Suo percorso?

“SKEYE sono io, Maria Sara Costanzo. Il nome l’ho scelto a 12 anni e nasce dall’unione tra cielo e occhio, perché ho sempre pensato che mio fratello mi guardasse da lì. La musica fa parte della mia vita da sempre: ho iniziato a studiarla seriamente intorno ai 10 anni e a scrivere a 17. A un certo punto ho capito che non volevo solo cantare, ma raccontarmi attraverso la musica…”.

È cresciuta a Castelforte e poi ha scelto di trasferirsi a Milano. Cosa si è lasciata alle spalle e cosa ha trovato, invece, nella città che ha cambiato il Suo percorso artistico?

“A Castelforte ho lasciato le mie radici, la famiglia e una realtà molto più piccola. Milano mi ha messa davanti a tante realtà e persone diverse, soprattutto nel mondo della musica. È una città caotica e a volte dura, ma mi ha dato la possibilità di confrontarmi, studiare e capire meglio che tipo di artista voglio essere…”.

Nel Suo progetto convivono influenze molto diverse, da Bon Iver a Harry Styles fino ai Queen. Quanto è importante per Lei non essere riconducibile ad un unico genere e che cosa cerca, invece, quando scrive un brano?

“Per me è importante poter cambiare e sperimentare. Mi piace l’idea di essere un’artista camaleontica, perché ascolto musica molto diversa e non vorrei sentirmi chiusa in un genere. Nel mio progetto c’è una base di pop elettronico, con sfumature indie-folk e rock. Quando scrivo cerco soprattutto qualcosa che mi rappresenti e che mi faccia sentire di aver raccontato davvero qualcosa di me…”.

È arrivata in finale in tre importanti competizioni e ha ricevuto il “Premio Lunezia 2025”. Quali esperienze hanno davvero fatto la differenza nella Sua crescita e cosa ha imparato del mondo della musica?

“Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa, soprattutto la consapevolezza che il percorso musicale non è lineare. Le competizioni mi hanno insegnato a mettermi alla prova e a confrontarmi con artisti diversi. Il ‘Premio Lunezia’ è stato particolarmente importante perché è arrivato grazie a un mio brano, ‘Arcobaleni in sospeso’. Ho capito che oltre al talento servono costanza, studio e tanta pazienza…”.

Con “POLAROID”, “NON CI CREDO +” e ora “Ninnananna” ha iniziato a delineare il Suo percorso discografico. Cosa raccontano questi tre brani, messi insieme, dell’artista che sta diventando?

“Raccontano tre lati diversi di me. ‘POLAROID’ è legata alla leggerezza e alla memoria, ‘NON CI CREDO +’ parla del momento in cui smetti di rincorrere qualcuno e scegli te stessa; mentre ‘Ninnananna’ mostra il lato più intimo e vulnerabile. Insieme raccontano la mia voglia di non essere sempre uguale e di poter esplorare emozioni diverse…”.

“Ninnananna” nasce dal rapporto con l’ansia, che nel brano diventa quasi una presenza con cui confrontarsi durante la notte. Perché ha sentito il bisogno di raccontare proprio questa dimensione e quanto è stato difficile trasformare qualcosa di così personale in musica?

“La notte amplifica quello che hai dentro. Quando tutto si ferma la mente spesso fa l’opposto. ‘Ninnananna’ nasce proprio dalla sensazione di essere stanchi, voler dormire e non riuscire a spegnere i pensieri. È stato personale da raccontare, ma scrivere mi aiuta a dare una forma a quello che sento. Una volta diventato un brano qualcosa di mio ha potuto parlare anche agli altri…”.

Il titolo richiama qualcosa che dovrebbe accompagnare al sonno; mentre nel Suo caso diventa qualcosa che tiene svegli. Quanto è importante questo contrasto nel significato del brano?

“È il cuore del brano. Una ninnananna dovrebbe tranquillizzarti e accompagnarti al sonno, mentre qui è proprio la notte a dare più spazio ai pensieri. Mi piaceva usare una parola così dolce per raccontare qualcosa di tutt’altro che rassicurante…”.

Marco Zangirolami ha prodotto tutti e tre i Suoi singoli. Che tipo di rapporto creativo avete sviluppato lavorando insieme e cosa ha portato, in particolare, alla produzione di “Ninnananna”?

“Con Marco si è creato un rapporto molto bello. Riesce a capire dove voglio arrivare senza snaturare quello che scrivo e mi lascia molto spazio. Con ‘Ninnananna’ abbiamo cercato di creare una produzione che lasci spazio all’emotività del testo e alla sensazione di essere dentro i propri pensieri…”.

Dopo questi primi tre singoli, quale direzione vorrebbe dare al progetto SKEYE e quali sono i prossimi obiettivi che si è posta?

“Vorrei continuare a costruire un progetto che mi rappresenti, senza paura di cambiare direzione. Ho già altri brani pronti e sto lavorando per dare a SKEYE una forma sempre più precisa, anche visivamente. Il mio obiettivo è suonare sempre di più dal vivo, raggiungere un pubblico che possa riconoscersi nelle mie canzoni e continuare a crescere…”.

Foto dell’archivio personale di: SKEYE

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