Intervista a Maurizio Battista, comico romano e grande tifoso romanista

Intervista a Maurizio Battista, comico romano e grande tifoso romanista

“Sono di Roma e, quindi, essere della Roma è opportuno per quanto mi riguarda. La fede è fede, seguo la Roma da quando ero bambino, nonostante mio padre fosse ciociaro e quindi della Lazio. Tanto non eravamo d’accordo quasi su niente…”, queste le parole di Maurizio Battista

di Damiana Cicconetti

Da sempre profondamente legato a Roma e alla Magica, Maurizio Battista è uno dei volti più amati della comicità italiana.

Con il suo stile diretto, ironico e profondamente radicato nella romanità, nel corso degli anni ha costruito un rapporto autentico e speciale con il pubblico, portando sul palco storie, personaggi e situazioni capaci di raccontare, con leggerezza e ironia, le sfumature della vita quotidiana.

Foto dell’archivio personale di Maurizio Battista

La sua comicità nasce soprattutto dall’osservazione della realtà e dal contatto con le persone, elementi che hanno accompagnato un percorso professionale sviluppatosi tra teatro, televisione e cinema. Un legame con il pubblico che Battista continua a considerare una delle parti più vere e preziose del proprio mestiere.

È proprio il teatro, del resto, a rappresentare per lui il luogo della massima libertà artistica: uno spazio nel quale non esistono filtri e dove ogni serata può diventare diversa dalla precedente.

Sul palco, Battista lascia che siano anche le reazioni della platea a contribuire alla costruzione dello spettacolo, in un rapporto diretto e continuo con chi lo ascolta.

Maurizio Battista ha scelto di mettersi in gioco anche sul grande schermo con “Maledetto Tempo”, un progetto attraverso il quale si confronta con temi più intimi e universali, come i sentimenti e le relazioni umane.

Accanto alla comicità e al suo percorso artistico, c’è poi una passione che da sempre occupa un posto speciale nella sua vita: quella per l’A.S. Roma.

Foto dell’archivio personale di Maurizio Battista

Maurizio Battista ha rilasciato ad Occhio sul mondo un’interessante intervista:

Lei è profondamente romano e romanista: che cosa significa per lei essere tifoso della Roma?

“Sono di Roma e, quindi, essere della Roma è opportuno per quanto mi riguarda. La fede è fede, seguo la Roma da quando ero bambino, nonostante mio padre fosse ciociaro e quindi della Lazio. Tanto non eravamo d’accordo quasi su niente e quindi…”.

Qual è il primo ricordo legato alla Roma che porta con sé?

“A circa sedici-diciassette anni, il ricordo più bello e la gioia di andare a guardarla, in uno stadio con la seduta di marmo. Dalla Curva Sud vedevo sulla collinetta di Monte Mario gruppi di tifosi che, per cercare di vedere la partita, stavano con un cannocchiale appollaiati sotto la Madonnina. Erano tempi in cui eravamo abituati a fare solo quello che potevamo permetterci. Se avevamo i soldi, andavamo a vedere la partita allo stadio, altrimenti, pur di esserci e sostenere la propria squadra, si stava anche a una distanza inimmaginabile, perché importante era esserci…”.

Di recente ha pubblicato un video sui social dopo Roma-Atalanta: quali emozioni ha provato durante quella partita?

“La fede calcistica aumenta con l’età, si amplifica come le emozioni. Quell’emozione per una partita data già per persa è stata pazzesca. Sono convinto che le persone che, come me, sono più grandi, diciamo, hanno bisogno di emozioni perché ci restituiscono forza, energia e fantasia. Quando si usano le parole, si può mentire, ma le emozioni no. Credo che in quel video ci fosse tutta la mia emozione allo stato puro…”.

Lei è un brillante comico romano. Quanto il suo essere romano ha influenzato positivamente il suo modo di vivere e interpretare questo mestiere? E che cosa distingue il pubblico romano da quello di altre città?

“Ho una cadenza, un po’ popolare. Un tono che piace e che, sommato a un po’ di talento, alla mia verve, probabilmente è quello che ha influenzato e reso possibile il mio successo. Non sono cambiato con la notorietà; sono rimasto uno di noi, uno del popolo e questo mi permette di essere connesso con le persone, di dialogare in modo speciale. Stesso discorso per il pubblico: la chiave è trovare la connessione che cambia non tanto perché sono in una città o in un’altra, ma a seconda di chi c’è in sala, cosa è successo nelle loro vite e come stanno. Questo fa la differenza e io devo capirlo e io devo capirlo reagendo nel modo migliore…”.

Tra teatro, televisione e cinema, qual è oggi il palco sul quale si sente maggiormente libero?

“Il teatro perché è meritocratico; la riuscita di una serata dipende esclusivamente da te. Il pubblico in sala sente il tuo odore, vede i tuoi sbagli. Lì sei esposto completamente al giudizio del pubblico. Il cinema e la televisione hanno tantissimi filtri, che ne inquinano la purezza. Improvvisazione e dinamicità sono, invece, protagoniste negli spettacoli dal vivo. La televisione e il cinema, tra inquadrature, ciak, tagli, magheggi vari, modificano qualsiasi scena, mostrando solo quello che scelgono di mostrare. In teatro sei nudo…”.

C’è un momento o qualcosa in particolare che ha segnato l’inizio della sua carriera?

“Non ho fatto nessuna scuola se non “L’Anton Studio”, ovvero trent’anni al bar con mio padre Antonio, dove ho sperimentato il dialogo col pubblico, capito come intrattenerlo, studiato comportamenti, catalogato sentimenti e sfumature. È stata sicuramente la scuola migliore che potessi frequentare. Poi c’è un viaggio in auto con mio padre, mio zio e Aldo Fabrizi da Roma a Carpi, per un matrimonio. Giorni che mi hanno insegnato molto. Sul palco era Aldo Fabrizi, nella fabbrica di tortellini a Carpi e al matrimonio, era sempre lui. Aldo Fabrizi era quello che mostrava ovunque. Una sincerità e una schiettezza che l’ha reso, insieme al suo grande talento, il grande che abbiamo conosciuto tutti. Ho imparato che per fare questo lavoro non puoi stare a casa, ma in mezzo alla gente, al bar, al centro commerciale, per strada… Ed è lì che nasce il mio repertorio…”.

Che cosa contraddistingue il suo spettacolo “Uno, nessuno, centomila” rispetto agli altri spettacoli che ha portato in scena?

“Fondamentalmente la differenza è data dal fatto che sono diverso io, che sono cresciuto, invecchiato. Ogni spettacolo si evolve di sera in sera, così come la mia comicità. Si scrivono nuovi capitoli proprio insieme al pubblico, che ti insegna e ispira nuove battute e nuove sfumature. È sempre stato così per ogni spettacolo che ho portato in scena. Lo spettacolo è come un abito fatto su misura e noi cambiamo come cambia il nostro fisico, ma questa è anche la cosa più bella e sorprendente di questo mestiere, che mi ha permesso di fare della mia vita un’arte…”.

Parliamo di “Maledetto Tempo”: che cosa rappresenta per lei questo nuovo progetto e che cosa desidera raccontare al pubblico?

“Quattro amici che rifanno la stessa vacanza a distanza di quarant’anni. Un viaggio in camper in cui fare i conti col passato, ma in realtà un’esplorazione dei sentimenti umani. Un film dolceamaro che ha avuto solo costi, ma che mi ha regalato tantissimo a livello emozionale. È nato proprio da una necessità di indagare nelle relazioni, nei sentimenti, nell’amicizia. Nasce da una necessità personale di investire in qualcosa che fosse denso di emozioni. Siamo stati contenti di averlo fatto, ci ha reso felici. Tanto sentimento, tanta fatica, ma non rimpiango nulla. Non sto a criticare il sistema del cinema, ma non ho avuto nessun tipo di finanziamento. Non mi sono fermato, mi sono messo le mani in tasca e l’ho fatto. Non ho mai scelto in base al denaro, ma per il piacere di realizzare qualcosa di buono…”.

Foto e video dell’archivio personale di Maurizio Battista

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