“Beach in a jar”, il trend social che danneggia l’ambiente

“Beach in a jar”, il trend social che danneggia l’ambiente

Dalla spiaggia al barattolo: il fenomeno social che minaccia l’equilibrio dei sedimenti marini

di Giordana Fauci

Un barattolo di vetro riempito con sabbia, conchiglie e piccoli frammenti raccolti sulla battigia è questa l’idea alla base di “Beach in a jar”, un trend che nelle ultime settimane ha trovato spazio sui social.

Il fenomeno nasce dal desiderio di conservare un ricordo concreto del luogo visitato. Ma ciò che viene presentato on line come un gesto creativo e innocuo riguarda in realtà materiali che fanno parte dell’ambiente costiero e che non possono essere prelevati liberamente.

In Italia l’asportazione di materiali dal demanio marittimo è soggetta a precise limitazioni: il primo riferimento è il Codice della Navigazione in cui l’articolo 28 stabilisce che fanno parte del demanio marittimo, tra gli altri beni, il lido e la spiaggia.

L’articolo 1162 disciplina, invece, l’estrazione abusiva di arena, alghe, ghiaia o altri materiali dal demanio marittimo o dal mare territoriale senza la concessione prevista dalla legge.

La violazione dell’articolo 1162 può comportare una sanzione amministrativa da 1.549 a 9.296 euro.

Uno degli esempi più noti è quello della Sardegna, ove una normativa regionale ha introdotto disposizioni specifiche per contrastare l’asportazione di sabbia, ciottoli e conchiglie dal litorale.

La Legge Regionale n. 16 del 28 luglio 2017 prevede sanzioni amministrative che possono andare da 500 a 3.000 euro per determinate violazioni relative alla raccolta e all’asportazione di questi materiali.

La normativa ha, inoltre, ampliato il quadro dei soggetti che possono effettuare controlli e contestare le violazioni, coinvolgendo anche il corpo forestale e di vigilanza ambientale e le polizie locali.

Il tema è particolarmente rilevante in una regione dove le spiagge rappresentano una delle principali attrazioni turistiche e la sottrazione di sabbia, ciottoli e conchiglie è diventata negli anni un fenomeno monitorato dalle autorità.

Una conchiglia vuota può, in effetti, continuare ad avere una funzione anche dopo la morte del mollusco che l’ha prodotta.

Il caso più conosciuto è quello dei paguri, crostacei dal corpo morbido che utilizzano i gusci vuoti dei gasteropodi come protezione.

Le conchiglie svolgono anche un ruolo nel ciclo naturale dei sedimenti. Sono costituite prevalentemente da carbonato di calcio; mentre una parte minore è composta da sostanze organiche. Nel tempo, il movimento delle onde e l’attrito con gli altri sedimenti ne provocano il deterioramento e la frammentazione.

Le conchiglie costituiscono pertanto una componente del materiale sedimentario e, in alcuni ambienti, possono contribuire in modo significativo al suo bilancio.

Uno studio condotto lungo la costa mediterranea della penisola iberica ha confrontato la quantità di conchiglie presenti sulla battigia in due periodi tra il 1978-1981 e il 2008-2010.

In circa trent’anni gli arrivi turistici sono aumentati di 2,74 volte; mentre l’abbondanza delle conchiglie sulla riva era diminuita di 2,62 volte.

Gli autori hanno inoltre evidenziato le potenziali conseguenze della perdita di questo materiale sul riciclo del carbonato di calcio, sulla disponibilità di habitat e, potenzialmente, sull’equilibrio dei sedimenti.

Ed è proprio la ripetizione del comportamento da parte di un numero crescente di visitatori a trasformare il trend in un problema ambientale.

La diffusione di una pratica sui social può trasformare rapidamente un comportamento personale in un fenomeno collettivo.

Guardare, fotografare e lasciare sulla spiaggia ciò che si trova significa permettere alla conchiglia di continuare il proprio percorso naturale e, allo stesso tempo, rispettare le regole che tutelano il demanio marittimo.

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