Intervista ad Emilio Mignoli, il sub che alle Maldive ha salvato due squali intrappolati a 25 metri di profondità da alcune cime
“Vederli ripartire entrambi verso il blu e ricongiungersi al branco è stata un’emozione indescrivibile, un’euforia pura…”, queste le parole di Emilio Mignoli
di Damiana Cicconetti
Mercoledì 12 agosto, nelle acque di Hulhumalé, alle Maldive, due sub sono riusciti a salvare due squali rimasti intrappolati tra alcune cime.
Presso il celebre punto di immersione Shark Tank, situato al largo dell’isola di Hulhumalé, i subacquei Mark Cornall ed Emilio Mignoli del centro DiveClub Maldives si sono imbattuti in una scena drammatica: due esemplari di squalo spinner rimasti bloccati da cavi di nylon e linee di cime.
Un primo squalo è stato individuato adagiato sul fondale sabbioso, immobile e rovesciato con la pancia verso l’alto, intrappolato dal cappio di una cima d’ormeggio gialla. A poca distanza, un secondo esemplare si trovava sospeso verticalmente a mezz’acqua, bloccato da una seconda cima serrata attorno alle fessure branchiali.
Le operazioni di recupero guidate si sono svolte in due momenti distinti e complessi. Per mettere in sicurezza il primo esemplare, uno dei sub si è posizionato alle spalle del predatore recidendo la corda della linea di ormeggio che lo imbrigliava.
Una volta reciso il cavo, lo squalo è precipitato verso il fondale marino rimanendo immobile per diversi secondi, per poi riprendere lentamente a muoversi. Il secondo intervento ha richiesto un impegno supplementare: la cima era stata parzialmente tagliata e l’animale è caduto sul fondo ancora avvolto dai detriti.
Mark Cornall ed Emilio Mignoli hanno lavorato a contatto con la sabbia fino a rimuovere ogni residuo di cavo, festeggiando l’esito positivo con un gesto di intesa sott’acqua e battendosi il cinque.
Emilio Mignoli ha rilasciato ad Occhio sul mondo un’interessante intervista
Come avete trovato i due squali e in che condizioni erano?
“Un problema con la batteria della barca ha fatto slittare la nostra immersione di circa un’ora. Quando siamo arrivati a Shark Tank, il famoso sito d’immersione situato proprio fuori dal porto di Hulhumalé, l’acqua in superficie ribolliva. I pescatori locali come tutti i giorni stavano scaricando gli scarti di tonno provenienti dalla vicina Fish Factory di Hulhumale, attirando decine di squali (in particolare spinner sharks) che si esibivano nei loro tipici salti fuori dall’acqua. Per gestire al meglio le immersioni in questo sito unico e particolare i diving center hanno installato corpi morti con cime d’ormeggio per le barche dei sub. Superando la barca dei pescatori abbiamo notato che avevano già mollato una di queste cime gialle pur continuando a scaricare gli scarti, un dettaglio a cui al momento non abbiamo dato peso, ma che si sarebbe rivelato invece la chiave di tutto. Iniziata la discesa con il mio compagno di immersione Mark, a circa 25 metri di profondità abbiamo notato una scena anomala: la sagoma di uno squalo immobile sul fondo, rovesciato con la pancia bianca verso l’alto.
Qual è stato il momento più difficile durante il salvataggio?
“Avvicinandoci, abbiamo scoperto che era imprigionato da un cappio formato da una delle cime d’ormeggio gialle. Notando il movimento regolare delle fessure branchiali e capito che era vivo, senza ulteriore indugio ho tagliato la cima a qualche metro dal corpo per alleggerirlo, l’animale si è dimenato, ma la sagola gli impediva ancora di muoversi. Proprio in quel momento ho scorto un secondo squalo a poca distanza, sospeso a mezz’acqua e legato ad un’altra cima stavolta stretta proprio attorno alle branchie. Sembrava completamente privo di vita. Ho afferrato delicatamente la sua pinna dorsale per scuoterlo, ma non dava alcun segno di reazione. Rassegnato, mi sono avvicinato con il coltello per liberare la carcassa quando, all’improvviso, lo squalo ha iniziato a dimenarsi come impazzito, costringendomi ad arretrare di scatto per la sorpresa. Era vivo! Incoraggiato, mi sono riavvicinato con cautela, ho tagliato la cima e l’ho visto affondare lentamente ed adagiarsi sul fondo, probabilmente per recuperare le forze. Sono poi tornato al primo squalo che questa volta è rimasto calmo e mi ha permesso di recidere definitivamente il cappio residuo…”.
Cosa avete provato quando dopo averli liberati avete visto che riuscivano nuovamente a nuotare?
“Vederli ripartire entrambi verso il blu e ricongiungersi al branco è stata un’emozione indescrivibile, un’euforia pura…”.
Gli squali presentavano ferite, abrasioni o altri segni provocati dalle corde?
“A parte qualche leggera abrasione superficiale sulle branchie del secondo esemplare, entrambi stavano bene. Pochi minuti di ritardo in più e lo squalo rimasto appeso probabilmente non ce l’avrebbe fatta a sopravvivere. Indubbiamente ci siamo trovati nel posto giusto al momento giusto!…”.
Che appello vorrebbe rivolgere a chi pratica pesca, immersioni o attività in mare per evitare che episodi simili possano ripetersi?
“Questa vicenda deve farci sicuramente riflettere: a chi pesca chiedo di non abbandonare mai cime o reti, che diventano trappole mortali invisibili; a chi fa immersioni, di non restare passivo laddove ci sia un problema ma quando possibile, se in possesso della necessaria esperienza, di agire sempre con responsabilità ed in massima sicurezza per proteggere il mare e le sue creature…”.
Credit Photo and Video by: Emilio Mignoli
Interview with Emilio Mignoli, the diver who saved two sharks trapped at a depth of 25 meters in the Maldives
“Seeing both of them swim away into the blue to rejoin their pack was an indescribable emotion, pure euphoria…”, these are the words of Emilio Mignoli
by Damiana Cicconetti
On Wednesday, August 12, in the waters of Hulhumalé in the Maldives, two divers managed to save two sharks trapped in ropes.
At the famous Shark Tank dive site, located off the coast of Hulhumalé island, divers Mark Cornall and Emilio Mignoli from the DiveClub Maldives center came across a dramatic scene: two spinner sharks trapped in nylon cables and rope lines.
The first shark was found lying on the sandy seabed, motionless and upside down with its belly facing up, caught in a loop of a yellow mooring rope. A short distance away, a second shark was suspended vertically in mid-water, trapped by a second rope tightened around its gill slits.
The guided rescue operation unfolded in two distinct and complex moments. To secure the first shark, one of the divers positioned himself behind the predator and cut the mooring line that bound it.
Once the line was cut, the shark dropped toward the seabed, remaining motionless for several seconds before slowly starting to move again. The second intervention required extra effort: the rope had been partially cut, and the animal fell to the bottom still wrapped in debris.
Mark Cornall and Emilio Mignoli worked right against the sand until every residue of the cable was removed, celebrating the successful outcome underwater with a high-five.
Emilio Mignoli gave an interesting interview to Occhio sul mondo
How did you find the two sharks, and what condition were they in?
“A problem with the boat’s battery delayed our dive by about an hour. When we arrived at Shark Tank, the famous dive site right outside the port of Hulhumalé, the surface water was churning. As they do every day, local fishermen were dumping tuna scraps from the nearby Fish Factory in Hulhumalé, attracting dozens of sharks (specifically spinner sharks) performing their typical leaps out of the water. To best manage dives at this unique site, diving centers have installed mooring buoys with lines for dive boats. Passing the fishermen’s boat, we noticed they had already released one of these yellow ropes while continuing to dump scraps, a detail we didn’t pay much attention to at the time but which turned out to be the key to everything. Once we started our descent with my dive buddy Mark, at a depth of about 25 meters, we noticed an unusual scene: the silhouette of a motionless shark on the bottom, turned upside down with its white belly facing up…”.
What was the most difficult moment during the rescue?
“Approaching it, we discovered it was trapped in a loop formed by one of the yellow mooring ropes. Noticing the regular movement of its gill slits and realizing it was alive, I cut the rope a few meters from its body without hesitation to lighten the load. The animal thrashed, but the line still prevented it from moving. Right at that moment, I spotted a second shark a short distance away, suspended in mid-water and tied to another rope, this time wrapped tightly right around its gills. It seemed completely lifeless. I gently grabbed its dorsal fin to shake it, but it showed no reaction. Resigned, I approached with my knife to free the carcass when suddenly the shark began thrashing wildly, forcing me to snap back in surprise. It was alive! Encouraged, I approached again with caution, cut the line, and watched it slowly sink and settle on the bottom, likely to regain its strength. I then returned to the first shark, which remained calm this time and allowed me to permanently cut the remaining loop…”.
How did you feel when you saw them swimming again after freeing them?
“Seeing both of them swim away into the blue to rejoin their pack was an indescribable emotion, pure euphoria…”.
Did the sharks have injuries, abrasions, or other marks caused by the ropes?
“Apart from a few light superficial abrasions on the second shark’s gills, both were doing fine. A few minutes later and the shark suspended in mid-water probably wouldn’t have survived. We were definitely in the right place at the right time!…”.
What appeal would you like to make to those who fish, dive, or engage in marine activities to prevent similar incidents?
“This event should definitely make us reflect: to those who fish, I ask that you never abandon ropes or nets, which become invisible lethal traps; to those who dive, do not remain passive when there is a problem. Whenever possible and if you possess the necessary experience, always act responsibly and with maximum safety to protect the sea and its creatures…”.
Credit Photo and Video by: Emilio Mignoli







