Intervista a Cecilia Franchitti, designer di maglieria e fondatrice di Wrong Knit Club

Intervista a Cecilia Franchitti, designer di maglieria e fondatrice di Wrong Knit Club

Wrong Knit Club, il progetto che trasforma ricordi e tessuti del passato in capi contemporanei

di Giordana Fauci

Tra moda, artigianato e sostenibilità, esiste un progetto che guarda al passato per creare qualcosa di nuovo: si chiama Wrong Knit Club ed è l’idea di Cecilia Franchitti, designer di maglieria che, attraverso l’upcycling, trasforma centrini, tovaglie, tende e copriletti in capi contemporanei, restituendo valore non solo ai materiali, ma anche alle storie che custodiscono.

Dunque, in un’epoca in cui la moda è spesso sinonimo di consumo veloce e produzione in serie, Wrong Knit Club sceglie di percorrere una strada diversa, fatta di recupero, ricerca e valorizzazione dell’artigianato.

Ogni creazione nasce infatti dall’incontro tra passato e presente: oggetti che sembravano aver esaurito il proprio ciclo di vita vengono reinterpretati e trasformati in capi unici, capaci di conservare intatto il loro valore affettivo.

Così Cecilia Franchitti ha deciso di dare vita a un progetto personale che unisce ricerca creativa, tradizione artigianale e immaginazione.

Una scelta che nasce dalla volontà di dimostrare come la sostenibilità possa essere anche emozione e racconto, andando ben oltre il semplice recupero dei materiali.

Dietro ogni capo firmato Wrong Knit Club non c’è soltanto un processo creativo, ma un percorso fatto di memoria, identità e legami familiari.

Grazie alla maestria di Cecilia Franchitti, centrini realizzati a mano, tovaglie ricamate, tende e coperte custodite per anni nei cassetti delle case diventano il punto di partenza per raccontare nuove storie, mantenendo vivo il ricordo di chi quei tessuti li ha creati, utilizzati e tramandati.

Cecilia Franchitti ha rilasciato ad Occhio sul Mondo un’interessante intervista, raccontando il suo percorso professionale, la nascita del progetto e la filosofia che anima ogni sua creazione.

Come nasce il suo percorso nel mondo della maglieria?

“Sono una designer di maglieria. Dopo la laurea in Fashion Design ho scelto di approfondire questo mondo conseguendo un Master in Creative Knitwear Design, maturando esperienza in aziende che lavorano per il settore del lusso. Da questo percorso è nato il desiderio di costruire qualcosa che rispecchiasse pienamente la mia visione della moda…”.

Cosa le hanno lasciato le esperienze maturate nelle aziende del lusso?

“Mi hanno permesso di acquisire competenze tecniche e creative fondamentali, ma soprattutto di comprendere il valore della progettazione e dell’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo ho sentito il bisogno di costruire un progetto che raccontasse qualcosa di profondamente personale, capace di rispecchiare la mia idea di moda e il mio modo di osservare gli oggetti e le persone…”.

Quando e perché nasce Wrong Knit Club?

“Wrong Knit Club nasce dal desiderio di guardare con occhi nuovi ciò che spesso viene considerato un oggetto del passato. Per molti sono semplicemente vecchi oggetti visti nelle case delle nonne, ma io li vedo come frammenti di memoria. Racchiudono tempo, cura e storie che meritano di essere tramandate. Sono il punto di partenza per creare qualcosa di nuovo, capace di unire artigianato, moda e immaginazione…”.

Cosa rappresentano per lei questi oggetti appartenuti al passato?

“Ognuno di loro custodisce una storia, un ricordo, un momento di vita. Mi piace pensare che, trasformandoli in un nuovo capo, quella storia possa continuare a vivere e ad essere raccontata anche alle nuove generazioni.”

Il nome del progetto incuriosisce molto. Qual è il suo significato?

“Wrong Knit Club significa club della maglieria sbagliata. Si tratta di un progetto nato dal desiderio di creare uno spazio in cui chiunque possa sentirsi accolto, soprattutto chi almeno una volta nella vita si è sentito fuori posto. Credo fortemente che la perfezione non sia ciò che rende speciale un capo. Anzi, sono le imperfezioni, le tracce del tempo e l’unicità di ogni storia a renderlo davvero prezioso. Vorrei che Wrong Knit Club fosse un luogo, prima ancora che un brand, dove sentirsi liberi di essere sé stessi. Le imperfezioni fanno parte della nostra identità e spesso sono proprio quelle a renderci unici. Credo che questo valga tanto per le persone quanto per gli oggetti che scelgo di trasformare…”.

L’upcycling è il cuore del suo lavoro. Cosa rappresenta per lei?

“Attraverso l’upcycling trasformo vecchie tovaglie, tende, copriletti e centrini in capi contemporanei, ma il mio obiettivo non è soltanto dare nuova vita a un materiale. Tengo fortemente a dare nuova vita anche alle storie che custodisce. Ogni tessuto porta con sé un passato che merita di essere raccontato ancora…”.

Quanto è importante oggi promuovere una moda più sostenibile?

“Credo sia fondamentale. Oggi abbiamo la possibilità di ripensare il nostro modo di produrre e consumare moda. Recuperare ciò che già esiste significa non solo ridurre gli sprechi, ma anche attribuire nuovo valore a ciò che troppo spesso viene dimenticato…”.

Tra i suoi progetti c’è anche la realizzazione di capi personalizzati. In cosa consiste?

“Uno dei miei format preferiti è la realizzazione di capi personalizzati utilizzando i centrini, le coperte o le tovaglie delle persone. Sono oggetti rimasti per anni in un cassetto che, una volta indossati, continuano a raccontare il legame con chi li ha creati e tramandati. È un modo per conservare un ricordo trasformandolo in qualcosa di vivo, da indossare ogni giorno…”.

Che emozione prova quando consegna uno di questi capi?

“È uno dei momenti più belli del mio lavoro. Vedere una persona emozionarsi perché ritrova un ricordo di famiglia trasformato in qualcosa che può tornare a vivere è una soddisfazione enorme. È la dimostrazione che la moda può essere molto più di un semplice abito…”.

Che valore attribuisce alla moda oggi?

“Credo che la moda abbia il potere di farci sognare ad occhi aperti. Ogni collezione e ogni progetto che realizzo nasce dal desiderio di raccontare una storia e di trasformare un capo in qualcosa capace di emozionare, far immaginare, lasciando al contempo un ricordo in chi lo osserva…”.

Qual è il messaggio che desidera trasmettere attraverso Wrong Knit Club?

“In Wrong Knit Club gli sbagli non vengono corretti, ma ascoltati. E spesso sono proprio gli sbagli a rendere una storia impossibile da dimenticare…”.

In un settore in continua evoluzione, il progetto di Cecilia Franchitti dimostra come innovazione e tradizione possano dialogare senza contrapporsi. Perché, attraverso il recupero di tessuti ricchi di significato, la designer invita a riscoprire il valore delle piccole cose, dell’artigianalità e delle emozioni che ogni oggetto è in grado di custodire.

Foto dell’archivio personale di Cecilia Franchitti

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