Festa de’ Noantri 2026, i residenti protestano: “La festa ha perso l’anima romana di Trastevere…”
“Conservare le tradizioni di un luogo come Trastevere è fondamentale, non solo per i numerosi turisti che ogni anno visitano il rione, ma soprattutto per i romani. Le tradizioni rappresentano l’identità di un popolo…”, queste le parole di El Melliuki Jillali
di Giordana Fauci
La Festa de’ Noantri 2026 si prepara ad animare Trastevere dal 17 al 25 luglio, ma il programma della manifestazione continua a suscitare perplessità tra molti residenti dello storico rione.
Sui social e nelle pagine dedicate all’evento si moltiplicano i commenti di chi denuncia un progressivo allontanamento della festa dalle sue radici popolari, religiose e profondamente romane.
Più che la qualità degli spettacoli in programma ad essere messa in discussione è l’identità stessa della manifestazione.
Emblematica, secondo molti, la serata del 21 luglio, intitolata “Dalla Pizzica al Flamenco”: uno spettacolo ritenuto da diversi trasteverini estraneo alla storia della Festa de’ Noantri e alla tradizione culturale del quartiere.
Ad esprimere questo sentimento è El Melliuki Jillali (noto anche come Gianni), responsabile di sala di un noto ristorante di Trastevere, nato in Marocco ma trasteverino d’adozione e che ha così dichiarato: “Conservare le tradizioni di un luogo come Trastevere è fondamentale, non solo per i numerosi turisti che ogni anno visitano il rione, ma soprattutto per i romani. Le tradizioni rappresentano l’identità di un popolo: modificarle, come purtroppo è accaduto nel corso degli anni, significa non attribuire il giusto valore alla sua storia. Bisogna valorizzare di più la Festa de’ Noantri, perché Trastevere è la storia di Roma…”.
A rafforzare questo sentimento sono anche i ricordi di chi la Festa de’ Noantri l’ha vissuta molti anni fa. Un anziano trasteverino ricorda ancora la sua prima processione, tra il 1947 e il 1948: il grande baldacchino portato a spalla dai confratelli; le donne scalze che seguivano la Madonna del Carmine in preghiera; il coro spontaneo di “Evviva Maria…”; le finestre addobbate con drappi e le luminarie che illuminavano ogni vicolo del quartiere.
Ma la Festa de’ Noantri non era soltanto la processione religiosa. Era anche le giostre di Piazza Mastai e di San Francesco a Ripa; gli stornellatori; le commedie in dialetto romanesco; le bande musicali; le corse dei camerieri; l’albero della cuccagna; le osterie gremite di famiglie e i cantanti popolari che riempivano le piazze.
…Era una Festa che nasceva dal quartiere e apparteneva ai suoi abitanti, prima ancora che ai visitatori.
Oggi quello spirito si è progressivamente affievolito: “La Festa de’ Noantri sta perdendo la propria identità per trasformarsi in una rassegna estiva come tante altre, con eventi che potrebbero essere ospitati in qualsiasi città ma che ben poco raccontano della storia, della cultura e delle tradizioni di Trastevere…”, ad affermarlo è sempre El Melliuki Jillali.
…Una tradizione che dimentica le proprie radici rischia di diventare soltanto un evento e la Festa de’ Noantri, per la sua storia e per il valore che ha sempre avuto per Roma, merita di conservare la propria anima.
Credit Photo by: Giordana Fauci







