Paolo Calabresi e la fede per l’A.S. Roma

Paolo Calabresi e la fede per l’A.S. Roma

La Roma ha cambiato la mia vita e il mio percorso professionale. La voglio ringraziare…”, queste le parole dell’attore Paolo Calabresi, grande tifoso romanista

di Damiana Cicconetti

Paolo Calabresi, noto attore romano, tifoso romanista e artista poliedrico tra teatro, televisione e cinema, ha attraversato una carriera fatta di personaggi, travestimenti e identità sorprendenti.

Dal 6 al 17 maggio porta in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma “Tutti gli uomini che non sono” e al cinema con “L’amore sta bene su tutto”.

Prima del grande successo arrivato con la serie “Boris” ha vissuto esperienze incredibili che racconta con ironia e con una passione sconfinata per l’A.S. Roma.

Mi piace andare allo stadio; non ho più fatto l’abbonamento perché mi capita spesso di non stare a Roma; però gentilmente mi invitano e la vivo in tutti i modi possibili e immaginabili, anche in scena. Durante ‘Perfetti sconosciuti’, mettevo il cellulare dietro una bottiglia d’olio, nascosto dal pubblico, avevo due motivi per accenderlo: uno era la Roma e l’altro il Pisa, dove gioca mio figlio. Capitava quasi sempre che durante lo spettacolo lo accendessi e qualche battuta me la sono dimenticata…”, dichiara Calabresi.

Tra gli episodi più personali quello legato al figlio Arturo, oggi al Pisa, che in passato ha segnato contro la Roma quando vestiva la maglia del Lecce: “Ero allo stadio con gli altri miei figli, mia moglie e alcuni amici. Quando ha segnato si sono alzati tutti in piedi a esultare, io sono rimasto immobile. Ero diviso a metà: da una parte una gioia enorme per lui, dall’altra la tragedia. Dico sempre scherzando che quella sera ho iniziato un percorso di analisi…”, aggiunge con ironia.

La Roma ha cambiato la mia vita e il mio percorso professionale. Pensare che per merito della Roma la mia vita sia cambiata è commovente. La voglio ringraziare. Auguro a tutti i tifosi romanisti di vivere un’esperienza così diretta con la propria squadra del cuore, come l’ho vissuta io; alla Roma auguro di rimanere sempre vicina al popolo romanista…”, sottolinea ancora.

Questo amore è nato fin da quando ero piccolo. Prima si entrava ore e ore prima, ci si portava la merenda, si viveva un mondo che era quello dello Stadio Olimpico, della curva, popolato da figure stupende, romane vere: era un rito quello della partita. I miei genitori mi portavano a messa e poi si andava allo stadio…”, racconta Calabresi.

Tra gli episodi più incredibili della sua vita, la celebre vicenda legata a Nicolas Cage: “Non riuscivo ad entrare allo stadio per Milan-Roma perché i biglietti erano finiti, così li ho chiesti a nome di Nicolas Cage. Il Milan fece partire una macchina mediatica annunciando la sua presenza. A quel punto il mio piano di andare come Paolo Calabresi era saltato e l’unico modo era fingermi lui. Galliani mi portò negli spogliatoi e mi regalò una maglia del Milan, ma a me non interessava: volevo andare dall’altra parte, conoscere il Capitano…”.

Francesco Totti, all’epoca credeva davvero di trovarsi davanti all’attore: “Ci guardavamo con reciproca ammirazione. Avrò detto venti volte ‘number one’ e lui mi rispondeva sempre ‘grazie, grazie…’”.

Dietro questo gioco di identità e travestimenti Calabresi racconta una storia più profonda, fatta di fragilità e rinascita: “Tutto nasce da una serie di ferite e lutti. Avevo perso entrambi i genitori in poco tempo e, poco dopo, anche Giorgio Strehler, il regista che mi aveva incoraggiato a fare l’attore. Avevo perso tutti i punti di riferimento. Quella trasformazione involontaria in Nicolas Cage mi ha dato una via d’uscita…”.

Tutte quelle maglie, quei colori, quei volti, sono apparsi immediatamente tutti i miei ricordi d’infanzia, mio padre e mio fratello in curva sud; io ero felice, mi sentivo protetto…”, ricorda.

Nei dieci anni successivi, racconta, si è finto circa venti identità diverse: tra queste anche quella del cerimoniere del Principato di Monaco.

Ho chiamato Giuseppe De Mita, addetto stampa della Lazio allora, dicendo che ero il Cerimoniere del Principato di Monaco, Jérôme, ‘Je Rome, ‘io Roma’ e ho detto che volevo fare invitare il Principe al derby Lazio-Roma e così fecero. Sono andato a cercare alla scuola francese il sosia, con la fotografia in mano, il figlio di Caroline di Monaco e l’ho trovato, era perfetto…”.

Tra scegliere Totti o il figlio Arturo, Calabresi scherza: “Totti! No… Anzi, Arturo. Ho avuto un dubbio per un attimo…”.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti

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