“Aldair. Cuore Giallorosso”: il documentario che celebra il leggendario difensore dell’A.S. Roma

Aldair. Cuore Giallorosso“: il documentario che celebra il leggendario difensore dell’A.S. Roma

Il primo impatto avuto con Aldair è stato un volergli bene immediato. Il suo segreto più grande? È un brasiliano atipico. Il Brasile è festa, lui è il silenzio, i fiumi e la foresta brasiliana…”, queste le parole del regista Simone Godano

di Damiana Cicconetti 

Mercoledì 13 maggio, al Cinema Barberini, si è tenuta la conferenza stampa e la proiezione riservata alla stampa del documentario “Aldair. Cuore Giallorosso, dedicato ad Aldair Nascimento Santos, ex-difensore dell’A.S. Roma, con la partecipazione del protagonista, del regista Simone Godano e dello scrittore Sandro Bonvissuto.

L’opera cinematografica è un racconto identitario che attraversa oltre un decennio della storia giallorossa, distribuito nelle sale dal 21 maggio.

Aldair. Cuore giallorosso” ripercorre l’arrivo del difensore brasiliano a Roma nel 1990. Da quel momento la sua carriera si intreccia in modo indissolubile con quella dell’A.S. Roma, di cui diventa una colonna per tredici stagioni consecutive.

Nel corso della conferenza stampa il regista Simone Godano ha raccontato il primo impatto avuto con Aldair: “Un volergli bene immediato. Il suo segreto più grande? È un brasiliano atipico. Il Brasile è festa, lui è il silenzio, i fiumi e la foresta brasiliana…”.

Credit Video by: Damiana Cicconetti

Nel corso degli anni Aldair si afferma come uno dei difensori più affidabili e raffinati del calcio.

Un riconoscimento simbolico arriva già nel 1997, quando Nils Liedholm lo inserisce tra i difensori ideali della storia della Roma.

Il documentario dedica ampio spazio al rapporto tra Aldair e la tifoseria romanista. I sostenitori lo soprannominano “Pluto”, un nome che diventa nel tempo sinonimo di affetto e appartenenza.

Non si tratta soltanto di un calciatore amato, ma di una figura percepita come interna alla città stessa. Il film racconta proprio questa trasformazione: da atleta internazionale a simbolo identitario della Roma.

A chiudere idealmente il suo ritratto è la definizione affidata alla voce narrante di Claudio Amendola: “L’uomo che ha fatto la rivoluzione col silenzio…”.

Il percorso narrativo culmina nella stagione 2000-2001, quella del terzo Scudetto della storia della A.S. Roma.

Sul trionfo giallorosso è intervenuto Carlo Verdone: “Roma è così. Bellissimi festeggiamenti andati avanti un’eternità. Avevamo fame di vincere…”.

Aldair ha, invece, ricordato con emozione quei momenti: “Un ricordo che mi fa emozionare. Un modo di festeggiare, fare qualcosa per i tifosi. Il Circo Massimo è un posto bellissimo, però con i colori giallorossi è più bello...”.

Il documentario non trascura il percorso con la nazionale brasiliana, con cui Aldair vince il Mondiale del 1994 e la Copa América.

Nel corso della presentazione, Aldair ha commentato il presente della Roma: “La Roma, con questa mentalità dell’allenatore Gasperini, è molto buona e determinata, mancava qualche giocatore che poi è arrivato tardi, la squadra c’è. La società ha dato fiducia all’allenatore ed è molto importante. Quello che si aspetta nei prossimi anni è questa mentalità…”.

Credit Video by: Damiana Cicconetti 

Il legame tra passato e presente della Roma trova eco nei numeri recenti. Con il gol segnato contro la Fiorentina, Gianluca Mancini è diventato il secondo difensore più prolifico nella storia del Club, superando Aldair e salendo a quota 21 reti.

Aldair ha celebrato il sorpasso con parole cariche di stima e affetto: “Mi ha superato. Sette anni di Roma e già mi ha superato. Auguro che possa fare altri 15 gol dai, facciamo il doppio...”, ha dichiarato Aldair.

Un passaggio simbolico tra due leader difensivi di epoche diverse, uniti dalla stessa capacità di lasciare il segno. Del resto, superare Aldair è un pezzo di storia che cambia proprietario.

“Aldair. Cuore giallorosso” racconta questo: non solo una carriera, ma un legame costruito nel tempo. La storia di una città che lo ha riconosciuto come proprio, e di una fedeltà che, a distanza di anni, continua a definire un pezzo dell’identità romanista.

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