L’Accademia d’Ungheria in Roma presenta “Alla ricerca del tempo perduto“
Dal 26 marzo al 4 giugno una mostra collettiva esplora il rapporto tra passato, ricordo e percezione contemporanea
di Giordana Fauci
Dal 26 marzo al 4 giugno l’Accademia d’Ungheria in Roma apre le proprie sale alla mostra d’arte contemporanea “Alla ricerca del tempo perduto”, a cura di Ágnes Urbán.
Un progetto espositivo che intreccia memoria individuale e collettiva, trasformando il ricordo in esperienza visiva e sensoriale.
Realizzata in collaborazione con l’Associazione Ungherese degli Artisti di Arti Figurative e Applicate, con il sostegno dell’Accademia Ungherese delle Arti e del Ministero della Cultura e Innovazione, la mostra propone una riflessione profonda sul modo in cui il passato continua ad abitare il presente.
Le opere esposte raccontano, infatti, una memoria che riaffiora continuamente attraverso immagini, emozioni, dettagli e frammenti di esperienza.
Ogni artista interpreta questo processo come un attraversamento del tempo: il ricordo diviene materia viva, capace di sovrapporsi alla realtà contemporanea, generando nuove letture dell’identità personale e collettiva.
Il titolo della mostra richiama inevitabilmente l’universo letterario di Marcel Proust e la sua idea di memoria involontaria: quella scintilla improvvisa che, attraverso una sensazione o un’immagine, riporta alla luce emozioni dimenticate.
Nell’esposizione l’arte assume proprio questa funzione evocativa, divenendo ponte tra ciò che siamo stati e ciò che continuiamo ad essere.
Pittura, installazione, linguaggi visivi e sperimentazioni contemporanee costruiscono così un percorso immersivo in cui il visitatore è chiamato a confrontarsi con le proprie tracce interiori, con la storia condivisa e con il peso invisibile del tempo.
A suggellare il senso dell’intera esposizione è la citazione dello scrittore Ken Liu: “Voi uomini credete di essere ciò che fate… Mentre in realtà siete ciò che ricordate…”.
…Una frase che sintetizza perfettamente il cuore della mostra: la memoria non come semplice archivio del passato, bensì come elemento essenziale della nostra identità presente.
Credit Photo by: Accademia d’Ungheria







