“Atlas Studios“: il cinema della storia secondo Latefa Wiersch
L’Istituto Svizzero di Roma presenta la prima mostra monografica italiana dell’artista Latefa Wiersch
di Giordana Fauci
Dal 13 marzo al 5 luglio l’Istituto Svizzero di Roma presenta “Atlas Studios”, la prima mostra monografica in Italia dedicata all’artista Latefa Wiersch.
Allestita negli spazi di Villa Maraini, la mostra si configura come un ambiente immersivo che trasforma lo spazio espositivo in un dispositivo cinematografico.
Il progetto prende il nome dagli Atlas Studios di Ouarzazate, in Marocco: grandi studi cinematografici ai margini del deserto, utilizzati da decenni per ricreare l’immaginario dell’antichità.
È proprio da questo “dietro le quinte” della rappresentazione storica che Wiersch sviluppa la sua indagine, interrogando il modo in cui il cinema e la cultura pop hanno modellato la nostra percezione del passato.
La pratica dell’artista si muove tra autobiografia e finzione, attraversando riferimenti alla cultura televisiva, al cinema e alle narrazioni storiche occidentali.
Tale sovrapposizione tra biografia e mito diviene il punto di partenza per una riflessione più ampia sulle narrazioni imperiali e sulle loro permanenze nell’immaginario contemporaneo.
Villa Maraini si trasforma così in una sequenza di set cinematografici: backstage, luci di scena, costumi e ambienti di prova costruiscono un percorso che svela i meccanismi della rappresentazione.
Lo spazio espositivo non simula semplicemente un film, ma ne mette in scena la produzione stessa, rendendo visibili i dispositivi attraverso cui la storia viene continuamente riscritta.
Ad abitare questi ambienti sono le figure ricorrenti di Wiersch: personaggi simili a pupazzi, né completamente vivi né inanimati, che incarnano identità ibride e instabili.
Tra loro si incontrano la regina amazigh Kahina, Gertrude Bell con il suo cammello e un operaio intento a restaurare gli affreschi della villa.
Ogni figura è al tempo stesso personaggio storico, attore e spettatore, in un continuo slittamento di ruoli che mette in crisi la stabilità dell’identità.
Attraverso queste presenze la mostra interroga il modo in cui le narrazioni del potere e dell’alterità vengono costruite, ripetute e naturalizzate.
L’immaginario storico si rivela come una superficie teatrale, ove ciò che vediamo è sempre il risultato di una messa in scena.
“Atlas Studios” diviene così un dispositivo critico e poetico insieme: un luogo in cui il passato non è mai definitivamente alle spalle, ma continua ad essere recitato, rielaborato e messo in scena.
Credit Photo by: Istituto Svizzero







