A Roma la mostra che celebra lo scenografo e costumista Dante Ferretti 

A Roma la mostra che celebra lo scenografo e costumista Dante Ferretti

Ai Musei di San Salvatore in Lauro quaranta bozzetti del grande scenografo e costumista Premio Oscar diventano opere d’arte autonome

di Giordana Fauci

Dal 17 aprile al 19 luglio i Musei di San Salvatore in Lauro ospitano la mostra su Dante Ferretti dal titolo “Con i miei occhi”, curata da Raffaele Curi.

In esposizione quaranta bozzetti che attraversano la sua carriera e ribaltano una gerarchia spesso sottovalutata: quei disegni non sono semplici strumenti preparatori, ma vere opere d’arte. È da lì che il cinema di Ferretti nasce.

Gessetti, carboncini, collage e tecniche miste diventano il linguaggio con cui lo scenografo traduce la sceneggiatura in immagini.

Il suo metodo è sempre stato essenziale e rigoroso: leggere il testo, isolarsi, immaginare, disegnare.

La mostra mette in evidenza anche la genealogia artistica del suo sguardo. Ferretti ha imparato a vedere il cinema attraverso la pittura: Piero della Francesca, Masaccio, El Greco, Giotto, fino ai mondi visionari di Hieronymus Bosch e Pieter Bruegel il Vecchio.

Le sue scenografie nascono sempre da una memoria figurativa che trasforma la luce e lo spazio in racconto.

Tra le opere esposte spicca “Il faro di Shutter Island“, isolato in un paesaggio ostile e dedicato da Ferretti a Fellini; nonché l’interno della balena di “Le avventure del barone di Münchausen“, ove le forme teatrali sembrano uscite da un dipinto fantastico.

Il lavoro dello scenografo, però, spesso rimane nell’ombra. Ferretti lo racconta attraverso un episodio legato a Titus di Julie Taymor.

La regista voleva il Colosseo; lui, tornando da Fiumicino, vide il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR e propose quel “Colosseo quadrato” razionalista come ambientazione principale.

L’idea piacque subito e il film venne costruito quasi interamente lì. Nelle interviste successive tuttvia quella scelta fu raccontata come un’intuizione della regista. Ferretti lo ricorda senza rancore: ciò che conta, per lui, è che l’opera resti in piedi.

Anche in teatro il suo approccio non cambia. Dalla Carmen allo Sferisterio di Macerata fino al Werther tra Genova e Zagabria, Ferretti continua ad immaginare spazi nuovi, sapendo che sul palcoscenico non esiste il montaggio cinematografico: quello che si costruisce resta esattamente così.

Non a caso Dante Ferretti si definisce “un muratore…”: ama i mattoni più del cemento e gli acquedotti romani che resistono ai secoli più delle architetture moderne.

Credit Photo by: Turismo Roma

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