27 gennaio: il Giorno Internazionale della Memoria
Ricordare la Shoah per non permettere che accada mai più
di Damiana Cicconetti
Il 27 gennaio è il Giorno Internazionale della Memoria, una data che il mondo dedica ogni anno alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto e a tutte le persone perseguitate dal nazismo.
…Una giornata per riflettere, ma anche per imparare e rendere viva la memoria, così impedendo che tragedie simili si ripetano ancora.
Tale data è stata scelta perché il 27 gennaio 1945 l’Armata Rossa liberò il campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, dove più di un milione di prigionieri – in maggioranza ebrei – furono sterminati tra il 1940 e il 1944.
Al momento dell’arrivo dei soldati sovietici ciò che si presentò fu un orrore inimmaginabile: quasi 9.000 sopravvissuti, debilitati, malati e vicini alla morte, oltre a 600 cadaveri ancora abbandonati tra i resti del campo.
…Perché le SS tedesche, fuggendo, cercarono di cancellare le prove dello sterminio, distruggendo documenti e impianti, oltre ad uccidere il maggior numero di superstiti.
Le SS, tuttavia, non riuscirono a nascondere tutto: i forni crematori e le strutture del campo rimasero testimoni silenziosi di un genocidio pianificato e industrializzato.
L’Italia ha così istituito il Giorno della Memoria con Legge n. 211 del 2000, anticipando di cinque anni il riconoscimento ufficiale dell’ONU, che proclamò il 27 gennaio “Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto” nel 2005, a sessant’anni dalla liberazione dei campi.
La legge italiana, inoltre, non si limita a ricordare la Shoah: estende la memoria anche alle leggi razziali fasciste, alle deportazioni, alle persecuzioni subite da ebrei e non ebrei e a tutti coloro che si opposero al nazismo così rischiando la vita.
Senza dimenticare che detta legge ha richiesto che le istituzioni organizzino cerimonie, eventi e momenti educativi, con particolare attenzione alle scuole, per coinvolgere i giovani nella riflessione storica e morale.
…Un monito, dunque, per le generazioni future.
Non a caso, secondo la stessa risoluzione delle Nazioni Unite, ogni Stato ha il dovere di trasmettere alle nuove generazioni le lezioni dell’Olocausto.
Pertanto, è stata creata una task force internazionale dedicata all’educazione, alla ricerca e alla conservazione della memoria.
L’ONU ha, infine, dichiarato il rifiuto assoluto di ogni forma di negazionismo, sia totale che parziale, ribadendo l’importanza di preservare i luoghi dell’orrore – ex campi di sterminio, di lavoro e di prigionia – come testimonianza permanente contro l’oblio e la disumanità.
Non una data da festeggiare, quindi, bensì un dovere della coscienza collettiva.
Perché il Giorno della Memoria non è una celebrazione, ma un’occasione per confrontarci con una delle pagine più buie della storia europea e umana.
Dunque, ricordare la Shoah non significa ignorare altri genocidi, come quello degli armeni o i massacri commessi in Cambogia durante la dittatura degli Khmer rossi.
…Perché è – e resta – vero che l’Olocausto ha segnato una svolta storica, per la sua fredda razionalità, l’organizzazione sistematica dello sterminio e l’uso di mezzi industriali per annientare un intero popolo nel cuore dell’Europa.
Non a caso, il termine genocidio nasce proprio per definire quanto accadde alla popolazione ebraica.
E sebbene ogni genocidio non possa non essere un crimine contro l’umanità, l’Olocausto ha rappresentato un punto di non ritorno e, invero, un abisso morale che ha coinvolto non solo la Germania nazista, ma anche molti altri Paesi, Italia compresa, che collaborarono alla persecuzione.
Ricordare, quindi, non significa solo indignarsi per i crimini commessi, ma capire le cause ed analizzare i meccanismi che hanno permesso che tutto ciò accadesse.
…Perché solo in tal modo la memoria diviene strumento educativo e non semplice ricorrenza.
E, del resto, la Shoah non riguarda solo il popolo ebraico, ma l’intera umanità.
Ecco perché il Giorno della Memoria è un invito a non dimenticare, ma soprattutto a non restare indifferenti: una responsabilità collettiva che riguarda tutti.
…Perché l’odio, l’intolleranza e il razzismo non sono fenomeni confinati al passato ma possono riemergere sotto forme nuove, forse addirittura peggiori.
Graphic created by: Germano Fauci







