“Amore chiama colore”: il pensiero cromatico alla Fondazione D’ARC

Amore chiama colore“: il pensiero cromatico alla Fondazione D’ARC

Dal 13 novembre 2025 al 31 gennaio 2026 la Fondazione D’ARC di Roma presenta “Amore chiama colore“, una riflessione ampia su come il colore possa divenire strumento di comprensione del mondo

di Giordana Fauci

Dal 13 novembre 2025 al 31 gennaio 2026, la Fondazione D’ARC di Roma presenta “Amore chiama colore“, curata da Giuliana Benassi.

La mostra riunisce diciassette artisti di generazioni e provenienze diverse, mettendo in dialogo opere della collezione della Fondazione con nuove acquisizioni e interventi site-specific.

Il colore non viene affrontato come semplice elemento formale, ma come dispositivo di pensiero, capace di attraversare la dimensione emotiva, politica e percettiva dell’esperienza artistica.

Come sottolinea la curatrice, non si tratta di una mostra “sul” colore, bensì di “Una riflessione su come il colore possa divenire strumento di comprensione del mondo…”.

Il fulcro concettuale dell’esposizione è “Amore chiama colore IV” (1956) di Piero Dorazio, opera storica della collezione e che agisce come punto di irradiazione dell’intero percorso.

Attorno a questo lavoro, il colore si moltiplica in una costellazione di pratiche che spaziano dalla pittura alla scultura, dalla luce all’installazione, generando una narrazione aperta e priva di gerarchie.

Vengono presentate al pubblico opere di John Armleder, Monia Ben Hamouda, Ross Bleckner, Samuel Nnorom e Odili Donald Odita.

I lavori si confrontano con opere già presenti in collezione, come quelle di Alfonso Fratteggiani Bianchi e Tadasky, nonché con gli interventi di artisti accomunati da una ricerca cromatica articolata e trasversale, quali José Angelino, Pablo Atchugarry, Giacinto Cerone, Michela de Mattei, Federica Di Carlo, Pascale Marthine Tayou, Genuardi/Ruta, Giulio Turcato e Austin Young.

Nel percorso espositivo il colore emerge come forza attiva e non decorativa.

Nelle opere di José Angelino la luce diventa fenomeno fisico e vibrazione energetica; Odili Donald Odita utilizza il colore come costruzione culturale e simbolica; Pablo Atchugarry lo declina in chiave vitale e spirituale; Austin Young lo trasforma in un linguaggio identitario che intreccia immaginario pop, materia e ritmo.

La mostra si inserisce nel contesto architettonico e concettuale della Fondazione D’ARC, nata nel 2024 dalla visione dei collezionisti Giovanni e Clara Floridi.

Ospitata in un’ex fabbrica nel quartiere Tiburtino, trasformata in un centro culturale di oltre 6.000 metri quadrati, la Fondazione dialoga con una parete di tufo che custodisce una domus romana, creando un intreccio tra archeologia, architettura industriale e contemporaneità.

Amore chiama colore” si innesta su una collezione che attraversa più di trent’anni di ricerca artistica, accostando figure storiche e protagonisti della scena contemporanea, in una costellazione non enciclopedica ma guidata da affinità, attrazioni e urgenze.

In questa lettura curatoriale, il colore diviene una chiave interpretativa trasversale: luce e materia, energia naturale, simbolo politico e percezione totale.

Arricchita da incursioni performative che coinvolgono poesia, musica e cinema, la mostra invita il pubblico a lasciarsi attraversare dal colore, più che a decifrarlo.

…In un’epoca in cui lo sguardo tende a smaterializzarsi, “Amore chiama colore” restituisce al colore una presenza fisica e mentale, confermando la Fondazione D’ARC laboratorio di visioni in cui il colore non è un tema, bensì un atto di mondo.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti 

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