L’audizione di Don Cosimo Schena a Palazzo San Macuto: “Le periferie non sono solo luoghi, ma ferite dell’anima…”
La Commissione Parlamentare, guidata dall’On. Alessandro Battilocchio (FI), ascolta Don Cosimo Schena, sacerdote con oltre 1 milione di followers
di Damiana Cicconetti
Mercoledì 12 novembre, presso Palazzo San Macuto a Roma, si è svolta l’audizione della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dall’On. Alessandro Battilocchio (FI).
Ospite dell’incontro Don Cosimo Schena, sacerdote brindisino, seguito da oltre un milione di utenti sui social network, di cui il 95% giovanissimi.
Teologo e psicologo clinico dinamico, Don Cosimo è il sacerdote italiano più seguito on line, dopo Papa Leone XIV, con ben più di 504 mila followers su Instagram, piattaforma che utilizza come spazio di ascolto.
Ogni giorno migliaia di giovani gli scrivono per condividere, porre domande sulla fede, altresì confidando la propria solitudine e le difficoltà nelle relazioni.
Durante l’audizione Don Cosimo ha ricordato che: “Le periferie non sono solo luoghi, ma ferite dell’anima…”, sottolineando come il vero degrado non sia soltanto quello che riempie le cronache, bensì quello silenzioso e nascosto, che spegne la vita di tanti giovani.
Pertanto, nel suo intervento, Don Cosimo non ha potuto fare a meno di evidenziare: “Quando parliamo di periferia pensiamo subito a quartieri segnati da degrado, criminalità, baby gang e spaccio. Ma esiste un’altra periferia che non fa rumore. Nei piccoli centri, nei borghi dell’entroterra e nelle aree rurali non si incontrano spacciatori agli angoli delle strade, ma piuttosto il vuoto, il silenzio e una solitudine altrettanto dolorosa. Quella è una sofferenza che non si vede ma fa male lo stesso, forse ancor di più…”.
Don Cosimo Schena ha, inoltre, evidenziato una doppia traiettoria del disagio contemporaneo: “Da una parte la marginalità urbana, che esplode con rabbia e identità spezzate; dall’altra l’isolamento delle aree rurali, che non esplode ma spegne lentamente la vita di tanti giovani…”.
“Spesso i ragazzi si chiudono nelle loro stanze con lo smartphone. La solitudine è la più grande malattia del nostro secolo. Ci sono periferie del silenzio, ove molti giovani mi scrivono che non hanno nessuno con cui parlare. Sono zone di isolamento, deserti interiori estremamente pericolosi…”, ha poi aggiunto.
Don Schena ha descritto un mondo giovanile fragile: “Molti ragazzi mi confidano di non avere più sogni. Mi scrivono di non avere nessuno che li ascolta. Io insisto nel dire loro che, anche se si sentono invisibili, non devono smettere di esprimere i propri desideri. A forza di perseverare, le cose cambiano…”.
“Quando la gente mi scrive, si sente accolta e da lì nasce la speranza di ricominciare. Io cerco di indirizzarli verso la strada più opportuna, perché non sono semplici followers, ma anime, cuori che cercano qualcuno che dica loro tu conti. Provo a dare voce a chi vive negli angoli più bui del Paese, a chi non ha parola o non ha più la forza di usarla, per far riscoprire la bellezza della vita, dono immenso che Dio ci ha fatto e che non va assolutamente sprecato…”, ha dichiarato ancora.
Da qui il suo appello: “Il primo campanello d’allarme suona in classe. I docenti devono essere preparati a riconoscere i segnali del disagio. Dobbiamo portare il mondo a chi non riesce più a raggiungerlo. Il volontariato, la Chiesa e le Istituzioni devono cucire relazioni, perché sono le relazioni a salvare…”.
“Ringrazio Don Cosimo Schena per la preziosa testimonianza, che ha toccato le corde di ognuno di noi. La sua presenza in Parlamento segna un passaggio significativo: porta la voce delle periferie esistenziali, non solo geografiche ma anche interiori, riconoscendo il valore dei linguaggi digitali come luoghi pastorali e sociali…”, ha concluso l’On. Alessandro Battilocchio.
La Commissione Parlamentare sulle periferie non ha dubbi: continuerà ad adoperarsi per offrire uno spazio di confronto in cui fede, psicologia e mondo digitale coesistono, così costruendo politiche di ascolto e prevenzione, affinché nessuno sia più costretto a vivere nel buio.
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