“Una bella Ottobrata Romana“: tra clima, storia e tradizione popolare
Un modo di dire a tutti noto: “Che bella ottobrata romana!”. Eppure non tutti sono a conoscenza delle origini di questo antico detto
di Giordana Fauci
Quante volte, tra la fine di settembre e il cuore di ottobre, abbiamo sentito dire: “Che bella ottobrata romana!”? Un modo di dire noto a molti – anche fuori dalla Capitale – ma il cui significato e, soprattutto, le origini, restano spesso sconosciuti ai più.
Ma, al di là del clima di quest’anno – un po’ meno caldo rispetto a quello degli anni scorsi – l’espressione “bell’ottobrata romana” è – e resta – ancor oggi vera. Tanto più in considerazione del fatto che riguarda ben altro e non solamente il semplice riferimento al clima.
Perché, oggi, con “ottobrata romana” si intende quel periodo autunnale in cui Roma sembra regalare un’ultima, insperata estate, con giornate luminose, cielo terso ed un’aria mite e piacevole.
…Condizioni meteorologiche ideali, che invitano a passeggiate, pranzi all’aperto e scampagnate fuori porta.
Dunque, l’“ottobrata” non è solo un fenomeno atmosferico ma anche una tradizione culturale dalle radici antiche.
Proprio per questo motivo, anche se quest’anno il clima di ottobre non è stato così elevato come quello degli anni scorsi, la Capitale non sembra averne risentito.
L’Ottobrata, infatti, ha origine nell’antica Roma e trova la sua piena espressione nel periodo post-vendemmia: ottobre era il mese in cui si celebrava la fine del raccolto, dopo settimane di lavoro nei campi.
Così, per festeggiare, le famiglie romane – sia nobili che popolane – organizzavano gite domenicali in campagna, accompagnate da buon cibo, vino, canti e balli: si partiva dai diversi rioni con carretti addobbati, spesso guidati da ragazze in abiti da festa, mentre il resto del gruppo seguiva a piedi.
Le mete più amate erano Testaccio, Monte Mario, San Giovanni, Monteverde e San Paolo: zone allora periferiche, immerse nel verde, oggi completamente inglobate dalla città.
Il clima favorevole e l’atmosfera di allegria rendevano l’Ottobrata un’occasione attesa da tutti, in cui nobili e popolani si mescolavano dopo non pochi brindisi, annullando per qualche ora le distanze sociali.
Lo scrittore e libertino Giacomo Casanova, ad esempio, menzionava le ottobrate nelle sue memorie, lamentando che il tragitto in carrozza fino a Testaccio, purtroppo, era troppo breve per poter godere della compagnia femminile.
Ancora più vivida è la descrizione lasciata da Gigi Zanazzo, grande studioso delle tradizioni popolari romane, che così scriveva: “Siccome Testaccio stà vvicino a Roma l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carozza e a piedi. Arrivati llà sse magnava, se bbeveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi s’annava a bballà er sartarello o ssur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der Capannone, o sse cantava da povéti, o sse giocava a mora…”
Un racconto autentico e vivido che restituisce il calore e il colore di quelle giornate di festa.
Così, tra tanti e tali bei ricordi del passato, la tradizione delle ottobrate resiste ancor oggi, pur essendo ridotta ormai con la modernizzazione della città.
In ogni caso, lo spirito è indubbiamente rimasto, perché ancor oggi i romani approfittando del clima di ottobre, non possono evitare di godere degli ultimi momenti all’aria aperta prima dell’inverno.
Dunque, passeggiate nei parchi, gite fuori città, pranzi in terrazza caratterizzano le attuali ottobrate romane: vere e proprie “pause dorate” e, invero, un’ultima carezza del sole prima del grigiore dell’inverno.
…Una carezza che Roma sta vivendo proprio in questi giorni, offrendosi in tutto il suo splendore autunnale.
Una vecchia espressione, quella delle “ottobrate romane”, che suona oggi più attuale che mai.
…Un omaggio alla Città Eterna, ma anche ad una cultura popolare che non smette di raccontarsi ancora.
Credit Photo by: Damiana Cicconetti







