“Bosco Rosso”: il progetto della Regione Lazio che intende dedicare spazi protetti alle donne “in pericolo”
La Regione Lazio ha avviato un ambizioso progetto denominato “Bosco Rosso”, con l’obiettivo di trasformare aree verdi abbandonate della Capitale in spazi protetti, dotati di video-sorveglianza avanzata, al fine di garantire sicurezza alle donne, seppur tra poche speranze e molte critiche
di Giordana Fauci
La Regione Lazio ha avviato un progetto a dir poco ambizioso, denominato “Bosco Rosso”, con l’obiettivo di trasformare aree verdi abbandonate della Capitale in spazi protetti, dotati di video-sorveglianza avanzata, al fine di poter garantire sicurezza alle donne, seppur tra poche speranze e molte critiche.
L’iniziativa, ideata dall’organizzazione ambientalista Algaxia e sostenuta dalla Regione tramite un protocollo biennale, mira ad offrire luoghi sicuri ove le donne possano incontrare uomini in occasioni delicate, come i primi appuntamenti o la conclusione di una relazione.
Come spiega Civita Di Russo, vicecapo di Gabinetto e vicepresidente dell’Osservatorio regionale, l’intento è bonificare spazi verdi abbandonati e trasformarli in “boschi rossi”, dotati di un sistema di video-sorveglianza basato su algoritmi di Intelligenza Artificiale.
Il sistema non solo monitorerà comportamenti sospetti ma sarà in grado di attivare tempestivamente un intervento in caso di necessità, garantendo così una maggiore protezione alle donne.
Il progetto prevede altresì un coinvolgimento diretto delle amministrazioni locali, con i presidenti dei municipi di Roma e i sindaci dei Comuni laziali, chiamati a promuovere e far conoscere tali aree protette alle donne, rendendole così accessibili e fruibili in sicurezza.
La Regione ha già individuato i primi due spazi ove realizzare questi boschi: il parco Tufilli a Torre Angela e il parco Bei a Casal Bruciato, entrambi in fase avanzata di bonifica e riforestazione.
Pertanto, è prevista, a breve, l’installazione di impianti di videosorveglianza, oltre all’apertura ufficiale degli spazi entro la fine dell’estate o al massimo subito dopo.
Le risorse per il primo intervento sono state reperite dall’associazione Algaxia, mentre si stanno ancora valutando i finanziamenti per la prosecuzione del progetto in altri Comuni.
Roma registra, infatti, un crescente allarme per i casi di violenza sulle donne, inclusi quelli che coinvolgono minorenni: secondo i dati raccolti dall’ospedale San Camillo, ogni giorno nella Capitale si registrano in media 19 casi di violenza.
In un tal scenario, “Bosco Rosso” si presenta, quindi, come una risposta innovativa, che tenta di combinare tutela ambientale e sicurezza sociale.
Non sono mancate però le forti critiche da parte di alcune istituzioni e attiviste.
L’assessora capitolina alle Pari opportunità, Monica Lucarelli, ha duramente contestato l’idea di ‘recinti inclusivi’: “Spostare il luogo del pericolo non elimina il pericolo stesso – ha dichiarato – Una donna che teme per la propria sicurezza non dovrebbe dover scegliere un giardino protetto dalla Regione, ma sentirsi libera ovunque…”.
Di contro, secondo Lucarelli, servono politiche solide, basate su competenze riconosciute nella lotta alla violenza di genere, non progetti “spot” privi di un reale impatto strutturale.
Anche Michela Cicculli, presidente della commissione Pari opportunità del Comune di Roma, ha criticato la Regione Lazio per non aver coinvolto soggetti con competenze antiviolenza e per la mancanza di chiarezza su risorse e strategie: “La violenza di genere richiede responsabilità istituzionali e l’impegno di operatori qualificati – ha sottolineato – È urgente tornare indietro prima che questo progetto possa arrecare più danni che benefici…”.
Dunque, un progetto tra innovazione e responsabilità istituzionale: un tentativo originale di combinare la riqualificazione ambientale con la tutela delle donne, in un contesto urbano complesso come quello romano; mentre le polemiche evidenziano come la lotta alla violenza di genere necessiti di interventi strutturali, basati su competenze specializzate, formazione e servizi dedicati, più che sulla semplice implementazione di tecnologie o spazi “protetti”.
Così, in equilibrio tra innovazione tecnologica ed azione sociale, resta fermo il punto cruciale su cui Regione e associazioni dovranno confrontarsi al fine di rendere il progetto realmente efficace ed inclusivo.
Credit Photo by: Nadia Di Mario







