Speakeasy: incontri tra differenti culture

Speakeasy: incontri tra differenti culture

Gli speakeasy affascinano sempre più, in nome dell’ormai tramontato periodo del Proibizionismo

di Damiana Cicconetti

Negli anni ’20 l’America ha attraversato un periodo di fermento culturale e sociale, segnato dall’adozione del Proibizionismo, periodo in cui era vietata sia la produzione che la vendita di alcolici.

…Un’epoca in cui si è così generata un’inattesa risposta: la nascita degli speakeasy, ovvero bar e locali “clandestini” ove tanti e tali divieti venivano infranti.

Il Proibizionismo, infatti, imponeva un divieto assoluto di vendita, produzione e trasporto di alcolici.

E, proprio a causa di tanti e tali divieti, ha avuto origine il termine “speakeasy, con cui si suggerisce l’idea di dover parlare sottovoce per non destare sospetti.

Eppure, ancor oggi, in un’epoca in cui la tecnologia imperversa ovunque, gli speakeasy stanno vivendo non solamente una rinascita, ma risultano, addirittura, in notevole aumento. Invero in ogni città d’Italia.

Perché gli speakeasy attraggono sia gli amanti della storia che gli appassionati di mixology, ossia l’arte della preparazione dei cocktail, risalente ai primi decenni dell’800.

Così non pochi sono i locali di tendenza che si adoperano per ricreare quell’atmosfera del passato, con ingressi collocati in luoghi nascosti, nei quali si accede solo e unicamente grazie a parole segrete, fornite unicamente a coloro che hanno prenotato per l’occasione.

Ma gli speakeasy rappresentano molto più che semplici bar, visto che vi si possono gustare finanche ottime pietanze e, così, aver modo di conoscere altre culture.

Dunque, sono i simboli di un’epoca di sfide e resilienza.

…Bar spesso collocati dietro ante di vecchie librerie o antichi armadi.

…Locali presenti in tutta Europa e, finanche, nel mondo orientale.

Angoli semi-nascosti da cui si accede dopo aver varcato l’entrata “ufficiale” del locale e che, poi, introducono in mondi apparentemente lontani e, in realtà, vicini ai nostri: non solo in campo eno-gastronomico ma, prima ancora, culturale e sociale.

Graphic created by: Nadia Di Mario

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