Impossibile restare impassibili alla condotte vandaliche degli attivisti 

Impossibile restare impassibili alla condotte vandaliche degli attivisti   

Gli attivisti dell’ambiente commettono reati che non meritano di restare impuniti: a stabilirlo è il Titolo VIII bis del Codice Penale, sui Delitti contro il Patrimonio Culturale, agli articoli dal 518 bis al 518 octiesdecies 

di Giordana Fauci

Da ormai molto tempo continuano a suscitare clamore le condotte vandaliche degli attivisti dell’ambiente, convinti che sia giusto attirare l’attenzione sul tema della lotta ai cambiamenti climatici finanche utilizzando metodi a dir poco discutibili e, così, arrivando a danneggiare opere di inestimabile valore, al tempo stesso rendendosi colpevoli di reati che non meritano di restare più impuniti.

Ancor più grave è che tali atti vandalici sono addirittura coordinati, visto che si verificano contemporaneamente: in diverse parti del mondo, alla stregua di vere e proprie azioni coordinate.

Azioni che non possono non far inorridire: in primis gli amanti dell’arte ma, ad onore del vero, ognuno.

…Perché cotante dimostrazioni affrontano in modo sbagliato un problema che è, senza alcun dubbio, di vitale importanza per ciascuno.

…Perché, se è vero che la Terra – che così generosamente ci ospita – è stata seriamente danneggiata dall’uomo, è ancor più vero che le azioni vandaliche degli attivisti non possono essere in alcun modo tollerate, considerato che cagionano altrettanti danni, sebbene ad altro ambiente… Quello dell’arte!

Né è accettabile l’argomentazione utilizzata dagli stessi attivisti, che sostengono di utilizzare prodotti che non arrecano danni irrimediabili alle opere imbrattate.

…Perché sta di fatto che le opere imbrattate andranno ripulite e ciò comporterà elevati costi.

Ecco perché non si è potuto fare a meno di introdurre nuovi reati nel nostro Ordinamento Giuridico, per evitare che azioni tanto turpi continuassero a restare impunite.

Non a caso l’elenco delle opere danneggiate dai gruppi di attivisti più noti quali Just Stop Oil, Extinction Rebellion e Ultima Generazione si allunga sempre più.

Attivisti che hanno erroneamente ritenuto il solo dialogo insufficiente alla risoluzione del problema e, perciò, anziché limitarsi a scendere nelle Piazze di tutta Europa – come ha fatto e continua ancor oggi a fare Greta Thunberg – hanno preferito mettere in scena veri e propri atti dimostrativi in difesa dell’ambiente.

Dunque, seppur è – e resta – vero che le loro richieste sono – e rimangono – “sacrosante”, essendo oltretutto confermate dalla scienza e dagli scienziati, che continuano ad effettuare studi sul clima – e non solo – è ancor più vero che non si può pensare di risolvere il problema Ambiente e Mondo creandone altri, altrettanto seri e gravi: per di più al mondo dell’arte.

A dir poco ridicolo, infatti, pensare di continuare ad imbrattare quadri per parlare di ambiente, visto che esistono sedi più opportune per affrontare il tema.

Un tema che, affrontato in modo tanto vandalico, rischia oltretutto di “rovinare” per sempre la “fedina penale” di giovani, in considerazione delle nuove e più severe figure di reati introdotte in Italia ma, ad onore del vero, nel mondo intero.

E, del resto, sarebbe stato impossibile rimanere impassibili, perché i danni sono fin troppi.

Il primo è stato commesso il 29 maggio 2022, al Louvre di Parigi, quando un gruppo di giovani attivisti al grido di “Salviamo il Pianeta” ha lanciato una torta sulla Gioconda di Leonardo Da Vinci, fortunatamente protetta da un vetro blindato e che, pertanto, non ha riportato danni, se non nella sola cornice.

Il secondo atto è stato commesso nel luglio 2022, presso alcuni musei inglesi presi di mira dagli attivisti di Just Stop Oil, che si occupano di combattere l’uso e l’abuso di combustibili fossili: in quell’occasione ad essere colpite sono state la Courtauld Gallery di Londra e la Manchester Art Gallery; mentre alla National Gallery della capitale inglese altri attivisti sono arrivati ad incollarsi al quadro The Wain di John Costable, cagionando danni sia alla cornice che all’opera.

Per quel che concerne il Bel Paese, in quella stessa data gli attivisti hanno agito nella Sala Botticelli degli Uffizi, a Firenze, appendendo uno striscione con la scritta “Ultima Generazione – No Gas, No carbone” per, poi incollarsi anch’essi al dipinto La Primavera di Botticelli, per fortuna protetto da un vetro.

Né si può dimenticare quanto accaduto in Toscana, in provincia di Lucca, ove altri ambientalisti si sono incatenati con un lucchetto ad una balaustra del Teatro Puccini di Torre del Lago, durante l’intervallo dello spettacolo Madama Butterfly.

E, ancora, sempre per restare in Italia, non si può non rammentare l’occasione in cui esponenti di Ultima Generazione si sono incollati alla struttura che sorregge la scultura Forme Uniche della Continuità nello Spazio, di Umberto Boccioni, ospite al Museo del ‘900; mentre ai Musei Vaticani due ragazzi appartenenti allo stesso gruppo si sono legati alla base della statua di Laocoonte e, qualche giorno dopo, hanno preso di mira la Cappella degli Scrovegni, nella città di Padova. 

Ma l’elenco, ad onore del vero, è ancora più lungo.

Inevitabile che telegiornalisti e giornali internazionali abbiano iniziato a parlare con più insistenza di questa vandalica forma di attivismo, soprattutto dopo che 14 militanti ecologisti hanno lanciato una zuppa contro il quadro I Girasoli di Vincent Van Gogh, ospitato presso la National Gallery di Londra.

E l’attenzione non è potuta venire meno anche in seguito, quando ulteriori azioni vandaliche sono state commesse ai danni de Il pagliaio di Monet, in Germania, presso il Museo Barberini di Postdam, danneggiato dal lancio di un purè di patate e de La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer, presso il Museo Mauritshuis dell’Aja.

…Le opere danneggiate sono molte altre ancora: Il Seminatore al Tramonto di Van Gogh, in mostra a Roma, all’interno di Palazzo Bonaparte, sul quale gli attivisti hanno avuto l’ardire di lanciare una zuppa di verdure; o, ancora, l’episodio vergognoso avvenuto presso il Prado di Madrid, ove alcune giovani donne si sono incollate alle cornici dei dipinti di Francisco Goya Maja Desnuda e Maya Vestida.

Ancor più assurdo, poi, è che ognuno dei ragazzi coinvolti non ha potuto fare a meno di difendersi, facendo emergere che non si tratta di atti volti a danneggiare irrimediabilmente le opere e il patrimonio artistico, senza minimamente considerare che i danni non sono da poco, visto che riguardano opere di inestimabile valore la cui pulizia, indubbiamente, comporta costi a dir poco esorbitanti.

Il nostro non è vandalismo; è il grido di allarme di cittadini disperati e che non si rassegnano ad andare incontro alla distruzione del Pianeta e con esso della propria vita…”: questo ha sostenuto uno dei tanti che ha, poi, concluso: “Le opere d’arte imbrattate per l’ambiente diventano l’urlo di dolore della stessa Terra e di noi con Lei…”.

Quel che è – e rimane – oltremodo certo è che, al di là di cotanti pensieri, le loro azioni sono – e restano – qualificabili solo come reati, ovvero “reati vandalici commessi ai danni del patrimonio artistico…”, come li definisce ormai l’Ordinamento Giuridico Italiano e, perciò, punibili.

Ci si augura, dunque, che chi devasta e danneggia beni culturali, musei, monumenti ed aree protette non dimentichi di considerare che merita la reclusione fino a 10 anni, oltre a multe “salate”, come stabilisce iTitolo VIII Bis del Codice Penale sui Delitti contro il Patrimonio Culturale, agli articoli dal 518 bis al 518 octiesdecies.

Credit Photo by: Damiana Cicconetti

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