Il “BUIO” della memoria: quando la mente si spegne e il teatro accende la riflessione
Al Teatro Parioli Costanzo di Roma va in scena il “BUIO”: un testo intenso, scritto e diretto da Filippo Gentile
di Giordana Fauci
Al Teatro Parioli Costanzo di Roma, dal 28 maggio al 1° giugno, va in scena “BUIO“: un testo intenso, scritto e diretto da Filippo Gentile; interpretato da Ernesto Lama, con Andrea Corallo e Savina Scaramuzzino.
Il titolo è essenziale, evocativo: “BUIO” non è solo lo spazio dell’oblio ma anche quello in cui, paradossalmente, può accendersi una nuova luce, quella della consapevolezza.
In effetti, lo spettacolo affronta un tema delicato e universale: la perdita di memoria legata alla senilità.
Il protagonista, Mario, è un uomo che ha vissuto nell’ombra del proprio egocentrismo e che, nel momento in cui inizia a perdere i suoi ricordi, tenta un gesto estremo e poetico: registra la storia della sua vita su una cassetta, nel tentativo di ricordare chi è stato e, così, tentare di diventare una persona diversa… Forse, addirittura migliore.
La narrazione non si limita a raccontare ma si fa catarsi collettiva, generando riflessioni sul senso dell’identità, della memoria e della dignità nell’invecchiamento.
Dunque, una forma di esorcismo laico contro una delle paure più grandi dell’età avanzata: l’oblio.
Perché, del resto, al di là di patologie, con l’avanzare dell’età, piccoli vuoti di memoria sono comuni ad ognuno.
Tuttavia, è quando le dimenticanze diventano frequenti, persistenti, arrivando ad interferire con la vita quotidiana, che è importante fermarsi a riflettere.
Perché potrebbe trattarsi di declino cognitivo lieve, uno stato intermedio del normale invecchiamento; ovvero di Alzheimer o di demenza senile.
…Patologie che arrivano a compromettere il linguaggio, il ragionamento, l’orientamento, alterando profondamente il comportamento e la personalità, così dimenticando i nomi ed i volti degli stessi familiari.
Diagnosi che suonano come condanne e che non possono non generare un “buio tremendo…”: in chi le vive e nei loro familiari.
Tutto ciò è rappresentato con coraggio e, invero, realisticamente da Ernesto Lama e Filippo Gentile, con Andrea Coralli e Savina Scaramuzzino.
Tematiche trattate con maestria e professionalità da ogni attore, senza, di certo, dimenticare l’importanza di altri, oltre al cast: Monica Rosini, in primis, costumista e sarta eccezionale. Anzi! Unica: una professionista che, grazie al suo attento lavoro, contribuisce al successo dello spettacolo.
Tanti e tali temi vanno in scena al Teatro Parioli Costanzo di Roma fino al prossimo 1° giugno.
Temi a problemi che accomunano numerose famiglie.
Famiglie che, al di là dei comuni problemi quotidiani, tentano, con profondo amore e, prima ancora, coraggio, di preservare la qualità di vita dei loro “parenti…”, certamente particolari, al di là della patologia…”.
Parenti che si tramutano in pazienti che, magari, tentano di divenire migliori, rendendosi conto che il “buio” eterno è oramai prossimo e, così, desiderano chiedere scusa a tutti coloro a cui hanno causato sofferenza e dolore. In primis, ai fratelli ed agli amici di un tempo, poi inevitabilmente “perduti…”.
Queste le emozioni che, dall’inizio al termine dello spettacolo, prova il pubblico.
Sentimenti, emozioni e riflessioni coi quali la maggior parte degli spettatori ma, invero, delle persone si ritrovano quotidianamente costrette a fare i conti.
Perché, se è vero che la medicina e i medici sono – e restano – fondamentali per la cura di ciascuna patologia, è ancor più vero che vi sono malattie in cui è l’affetto a nutrire la memoria dei pazienti ma, prima ancora, delle persone care.
…Affetto, pazienza e presenza: strumenti potentissimi per affrontare la quotidianità con dignità e serenità, attraverso gesti semplici come l’ascolto di una voce, di un racconto o finanche di una carezza.
Gesti semplici sì, ma che arrivano ad avere un effetto terapeutico più potente di qualunque altro farmaco.
Così “BUIO” si rivela al pubblico: non solo uno spettacolo, bensì un invito a guardare con occhi nuovi la fragilità, senza temere il decadimento della vecchiaia che, invece, va affrontato con umanità.
…Perché, al di là della memoria che svanisce, resta la persona.
E, spesso, quando tutto sembra perdersi, qualcosa di autentico può finalmente emergere da cotanto “buio”, illuminando di nuovo non solo la memoria ma finanche l’animo.
Credit Photo by: Damiana Cicconetti







