Premio Maurizio Costanzo 2025: il teatro come strumento di redenzione e speranza
Il Teatro Parioli Costanzo di Roma celebra l’arte in carcere, premiando “Senza Parole, un’opera dei detenuti dell’Istituto Penitenziario di Monza
di Giordana Fauci
Il 20 maggio 2025, al Teatro Parioli Costanzo di Roma, si è tenuta la prima edizione del Premio Maurizio Costanzo, riconoscimento nato per onorare la memoria del celebre giornalista e autore, scomparso nel febbraio del 2023.
L’iniziativa intende valorizzare i progetti teatrali realizzati in ambito penitenziario, riconoscendo nel teatro uno straordinario strumento di crescita personale, riscatto ed inclusione sociale.
Tra le 26 opere in gara, provenienti da compagnie carcerarie di tutta Italia, ha conquistato il premio “Senza Parole”, uno spettacolo corale firmato dai detenuti della Casa Circondariale di Monza, in collaborazione con la compagnia Geniattori, diretta dall’attore e regista Mauro Sironi.
La pièce, articolata in undici quadri narrativi, dà voce alla quotidianità carceraria, alternando toni drammatici a momenti di sottile ironia.
Il racconto attraversa i temi dell’ingresso in carcere; del lavoro; dei legami familiari e della difficile transizione verso la libertà.
A dare il via allo spettacolo le note di “Vivere” di Vasco Rossi, che introducono un viaggio emotivo culminato nella commovente lettura di una missiva che un padre detenuto indirizza alla figlia.
A condurre l’evento, Camilla Costanzo, figlia del giornalista, che insieme ai fratelli Saverio e Gabriele, ha fondato l’Associazione Maurizio Costanzo, nata nell’ottobre 2024, per proseguire l’impegno civile del padre e così portare il teatro all’interno degli istituti penitenziari italiani.

A decretare il vincitore una giuria d’eccezione, presieduta dal regista e conduttore Pino Strabioli e composta dalla giornalista culturale Brunilde Di Giovanni, dal critico Paolo Conti e dall’attore Valerio Mastandrea.
Il premio, in denaro, è stato consegnato da Fabrizio Musumeci, direttore commerciale del Teatro Parioli.
Sul palco la voce narrante di Mauro Sironi, che ha accompagnato le storie di dieci detenuti, esibitisi dietro una cornice scenica simbolica.
Così, innanzi allo scorrere di undici quadri che rappresentano una giornata tipo in carcere – dal mattino alla sera, tra attività collettive, momenti di preghiera, confronto, silenzi e dolore – la narrazione, priva di parole, è stata davvero molto eloquente.
“Con questo premio vogliamo dare voce a chi spesso non ne ha…”: ha dichiarato, visibilmente commossa Camilla Costanzo.
“Anche se papà è scomparso da un anno e mezzo ormai, sembra sia passato solo un minuto. Abbiamo fondato l’associazione per continuare a portare avanti le sue battaglie civili: il teatro in carcere era una delle sue cause più sentite, sin dai tempi del programma Altrove…”: queste le parole conclusive dell’amata figlia.
Alla cerimonia erano presenti numerosi volti noti della cultura e dello spettacolo: in primis Maria De Filippi, oltre ad Aurelio De Laurentiis, Rita Dalla Chiesa, Barbara Palombelli, Massimo Giletti, Francesco Rutelli, Myrta Merlino e Giobbe Covatta.
Presente anche il Dirigente Superiore della Polizia di Stato Mario Viola, insieme al Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
Durante la serata, Massimo Giletti ha ricordato l’attentato mafioso del 1993 che colpì Maurizio Costanzo, sottolineandone il coraggio.
Rita Dalla Chiesa ha poi omaggiato l’impegno civile, rievocando il gesto simbolico di donare libri, come lo stesso padre, Generale Dalla Chiesa, era solito fare col brigatista Patrizio Peci.
Aurelio De Laurentiis ha, invece, posto l’accento sul valore del linguaggio non verbale nel teatro, come veicolo d’amore e mezzo universale di espressione.
Da ultimo, il Sottosegretario Delmastro, a chiusura della serata, ha voluto celebrare l’importanza del progetto: “Anche in carcere può fiorire la bellezza. Offrire opportunità di riscatto significa restituire dignità e futuro. Costanzo era un uomo di cultura e coraggio. Seppe schierarsi senza ambiguità, anche contro la mafia. Per questo scelse di entrare nelle carceri per dare voce a tutti: detenuti, agenti, operatori…”.
Oggi, grazie al suo impegno, in Italia sono attivi 150 laboratori teatrali e 120 compagnie carcerarie, che coinvolgono detenuti non solo come attori ma finanche come scenografi, truccatori, costumisti e tecnici.
Grazie a Maurizio Costanzo, dunque, il teatro è divenuto un ponte verso la libertà, oltre ad una possibile strada per uscire dal ciclo della recidiva e dalla seduzione dello stereotipo criminale.
Il Premio Maurizio Costanzo, destinato a divenire un appuntamento annuale, è molto più di un riconoscimento teatrale: è un progetto di speranza, rinascita e dignità, nel segno di un uomo che ha sempre scelto di stare dalla parte di chi voleva – e poteva – ricominciare.
Maurizio Costanzo non ha potuto non stare al fianco di esseri umani che, in quegli stessi istituti penitenziari, ogni sera, “chiudono gli occhi ma non la mente, che perciò continua a restare sveglia…”, come recita la voce di uno di quei detenuti.
…Uomini che, guardano con speranza al domani, augurandosi una reintegrazione sociale che, di certo, potrà avvenire anche grazie a cotante belle iniziative.
Credit Photo by: Damiana Cicconetti







