Allarmante e pericolosa la diffusione di fake news, soprattutto in ambito sanitario

Allarmante e pericolosa la diffusione di fake news, soprattutto in ambito sanitario

Molti sono coloro che erroneamente ricorrono al “dottor Google” piuttosto che ai medici, così mettendo a rischio la loro salute, e, invero, la loro stessa vita

di Damiana Cicconetti

Non pochi sono coloro che commettono l’errore di affidarsi alla rete per auto-diagnosticarsi malattie: nulla di più sbagliato! Perché nessuno può sostituirsi a medici con, alle spalle, anni di studio, oltre a notevoli competenze ed esperienze acquisite sul campo.

A non voler dimenticare il rapporto di fiducia che si instaura tra paziente e medico, come pure la sensibilità di questi ultimi che nessuna tecnologia potrà mai sostituire.

Necessari, quindi, alcuni consigli per reagire nel modo giusto alla diffusione di notizie false, o fake news che dir si voglia: problematica che, del resto, era presente finanche nell’antichità.

Perché, a quanto pare, la prima notizia falsa della storia risale al V secolo a.C. quando, durante la Guerra del Peloponneso, il Generale Pausania manifestò l’intenzione di tradire i Greci per passare al servizio di Serse, re di Persia.

Una notizia del tutto falsa, rinvenuta in una lettera in realtà mai scritta: a raccontarlo, il Professor Canfora che si rifà alla fonte antica di Tucidide.

Per molti secoli, infatti, le lettere sono state il medium più falsificabile, almeno fino all’invenzione dei giornali.

Poi, nell’era della comunicazione digitale, la capacità umana di produrre informazioni false è notevolmente aumentata.

Ciò che, in ogni caso, accomuna la Grecia antica all’epoca odierna è che la propagazione delle notizie crea divisioni e contrapposizioni, agendo sui sentimenti più elementari e istintuali dell’uomo, quali paura ed odio.

Oggi, più in particolare, l’incremento del fenomeno ha a che fare con l’esposizione di una enorme quantità di informazioni, senza alcun precedente a partire dal 2000.

…Informazioni e comunicazioni erronee prodotte dagli stessi utenti, col risultato di un sovraccarico di dati che, spesso, sfocia nell’incapacità di distinguere il falso dal vero.

E il fenomeno, ad onore del vero, riguarda ogni genere di argomento ma in primis la salute.

Perché è ovvio che, facendo leva sulle pulsioni umane più forti, la salute è il campo più semplice a suscitare clamore, così diffondendo notizie ingannevoli.

Del resto, l’accesso in rete è alla portata di tutti, addirittura dei più giovani e finanche dei più anziani. Perciò è naturale che ognuno ricerchi, senza spostarsi da casa, risposte ai propri dubbi. Addirittura di carattere sanitario.

…Condotte che non possono non essere aumentate durante il periodo di isolamento generato dal Covid: un periodo in cui vi è stata maggiore difficoltà di accesso a studi medici e strutture sanitarie.

Non a caso, l’uso dei motori di ricerca per ottenere risposte, non solo sul Covid ma su molte altre patologie che avrebbero meritato un confronto col medico curante o con specialisti, è aumentato proprio in quel periodo.

Così “dottor Google” – come qualcuno oramai lo definisce ironicamente da tempo –, disponibile h/24, senza orari di lavoro né giorni di festa, continua erroneamente ad essere consultato dal divano di casa, essendo, in buona sostanza, onnisciente e velocissimo nel dare risposte a dubbi o quesiti diagnostici ma, invero, unicamente illudendo il paziente di arrivare autonomamente ad una giusta diagnosi.

Ed a lamentare tante e tali tristi verità sono gli stessi medici, presso i quali i pazienti arrivano già con una diagnosi “in tasca”, chiedendo solo la prescrizione di farmaci e terapie di cui sono totalmente convinti.

Ovvio che per professionisti con anni di esperienze e studi alle spalle, non possa non divenire arduo scardinare certezze oltremodo sbagliate e che non pochi danni rischiano di provocare alla salute dei pazienti.

Mai, dunque, sottovalutare la professionalità dei medici che, dal loro canto, devono essere in grado di saper convincere il paziente, oltre a non sottovalutare sintomi apparentemente di poca importanza, non facendosi di certo condizionare dalle affermazioni di “dottor Google”.

…Patologie che emergeranno e di cui si potrà avere conferma solo dopo essersi sottoposti ad esami mirati.

La sfida dei medici, quindi, è far capire quanto la conoscenza approfondita delle peculiarità del singolo paziente è – e resta – fondamentale nella valutazione della sintomatologia di ciascuno, come pure nella prescrizione di esami diagnostici o farmaci che, evidentemente, non possono andare bene per ognuno.

Ovvio, altresì, che nessun sito potrà mai sostituire il rapporto medico-paziente. Perché un rapporto umano si costruisce nel tempo: grazie alle competenze acquisite dal medico e alla sua esperienza clinica.

E se è vero che la tele-medicina è – e rimane – importante, è ancor più vero che si tratta di tema che nulla ha a che vedere con la mera consultazione di “dottor Google”.

Perché la tele-medicina ha a che fare con la diffusione di software e sistemi digitali che valutano cartelle cliniche ed esami medici.

Ecco perché non si può non evidenziare per l’ennesima volta l’ovvio: il Web è un mezzo da utilizzare con intelligenza e che, perciò, consente di convogliare informazioni il più possibile attendibili; tuttavia il confronto col medico è – e resta – insostituibile.

…Un confronto che, senza alcun dubbio, i medici devono modificare, adeguandosi ai tempi: ad esempio, con l’invio di messaggi per rammentare appuntamenti ai pazienti.

…Messaggi che i pazienti non potranno non interpretare come un “prendersi cura” di loro; mentre i medici, dal loro canto, mostreranno nei confronti di questi ultimi maggior sensibilità.

…Una sensibilità che, in ogni caso, molti medici mettono già in campo da tempo e che, di contro, il “dottor Google” mai potrà possedere.

Graphic created by: Nadia Di Mario

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