Intervista al Campione Francesco Bocciardo: quattro volte medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici

Intervista al Campione Francesco Bocciardo: quattro volte medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici

Lo sport è libertà…”, così si racconta Francesco Bocciardo, nuotatore italiano, vincitore di ben quattro medaglie d’oro ai Giochi Paralimpici

di Damiana Cicconetti

Francesco Bocciardo è un nuotatore italiano, Campione Paralimpico di ben quattro medaglie d’oro e, prima ancora, un esempio di determinazione, passione ed impegno sociale. 

Nato con una diplegia spastica, ha scoperto nel nuoto una vocazione capace di trasformare completamente la sua vita.

Da Rio 2016 a Tokyo 2020, fino al trionfo ai Mondiali di Parigi 2024, il suo palmarès parla da sé. 

Ma ciò che lo rende ancor più speciale è la sua attività a favore dello sport inclusivo, accessibile a tutti. 

…Una qualità che nel 2022 gli è valsa il titolo di Cavaliere dello Sport.

Francesco Bocciardo ha rilasciato ad Occhio sul mondo un’interessante intervista di cui si riportano i punti salienti:

1. Com’è nato il Suo amore per il nuoto?

Ho iniziato a nuotare tra i 3 e i 4 anni, su consiglio della mia fisioterapista, come parte del percorso riabilitativo e grazie alla grande volontà di mio padre e mia madre. Poi, con il tempo, il nuoto è diventato molto più di una terapia: mi sono innamorato di quell’ambiente in cui riuscivo a muovermi con libertà, senza l’ausilio di stampelle o carrozzina. In acqua mi sentivo più leggero. Da allora il nuoto è entrato a far parte della mia vita in modo profondo, diventando non solo una passione ma una vera e propria forma di espressione e indipendenza. L’acqua e lo sport rappresentano per me la libertà e l’abbattimento delle barriere”.

2. Tra tutte le medaglie che ha conquistato a quale attribuisce un valore particolare?

La medaglia a cui sono più legato è quella conquistata a Glasgow nel 2015, nei 400 metri stile libero: ho vinto per soli due centesimi di secondo. È stata la mia medaglia del riscatto. Fino a quel momento non avevo mai ottenuto un podio internazionale. Quel successo mi ha fatto capire davvero quanto valessi: è stato un punto di svolta, la conferma che i sacrifici avevano un senso e che potevo competere con i migliori…”.

3. Quali pensa siano ancora oggi gli ostacoli principali che limitano l’accesso allo sport per le persone con disabilità?

Tra i principali ostacoli che ancora oggi limitano l’accesso allo sport per le persone con disabilità, il primo è sicuramente la comunicazione. Il Comitato Italiano Paralimpico ha fatto molto, anche attraverso la televisione. Perché è fondamentale comunicare in modo efficace. Un altro limite riguarda le barriere socio-economiche: praticare sport è costoso e lo è ancora di più per chi ha una disabilità.  A questo si aggiungono le barriere sociali, come pregiudizi e paure infondate. In effetti, c’è ancora chi pensa che le persone con disabilità non possano fare sport o che l’attività sportiva possa addirittura nuocere alla loro salute. Inoltre ci sono le barriere architettoniche, che rendono difficile l’accesso agli impianti sportivi. E un aspetto cruciale è finanche la formazione dei tecnici. Perché non basta avere competenze sportive bensì servono anche conoscenze in ambito medico, psicologico e relazionale, soprattutto quando si lavora con disabilità intellettive, visive o relazionali.   Un ulteriore problema riguarda, infine, gli ausili sportivi: ad esempio, chi ha una gamba amputata ha bisogno di una protesi specifica, che ha un costo elevato. Per fortuna, negli ultimi anni il Governo ha istituito un bando per l’acquisto di detti ausili ma i fondi si esauriscono rapidamente. E ciò dimostra quanto sia alta la domanda. Dunque il bando è uno strumento importante su cui bisogna continuare ad investire. Attualmente, infatti, le risorse disponibili ammontano a un milione e mezzo di euro; tuttavia andrebbero raddoppiate, portandole almeno a tre milioni, oppure si potrebbe pensare a più bandi distribuiti nell’anno…”.

4. Ha notato miglioramenti negli ultimi anni nell’accessibilità degli impianti sportivi in Italia?

Un cambiamento fondamentale è avvenuto con le Paralimpiadi di Londra del 2012. Per la prima volta le gare hanno ricevuto un’ampia copertura televisiva, permettendo al pubblico di scoprire e valorizzare non solo le prestazioni atletiche, bensì anche la forza umana degli atleti paralimpici. Da allora, la progettazione degli impianti sportivi ha iniziato a tenere conto dell’accessibilità, promuovendo una cultura paralimpica. Ma, soprattutto, è cambiato lo sguardo: non più pietà, bensì rispetto per il valore sportivo che esprimiamo in ogni competizione…”.

5. C’è un impianto sportivo che l’ha colpita in modo particolare per il livello di inclusività e accessibilità?

L’impianto che mi ha colpito più di tutti è sicuramente quello di Londra, progettato con un’attenzione straordinaria all’accessibilità. Parlo dello Stadio del Nuoto che ha ospitato le Paralimpiadi del 2012: una struttura moderna, dotata di ampi spazi, accessibile in ogni sua parte anche senza l’uso di ascensori… Innovativa sotto ogni aspetto costruttivo. Un vero esempio di inclusività e lungimiranza…”.

6. Se potesse cambiare qualcosa da dove partirebbe?

Un esempio virtuoso arriva dall’Ucraina, dove, dopo l’incidente di Chernobyl, il Governo ha promosso l’attività sportiva tra i bambini con disabilità. Ogni bambino, a partire dai cinque o sei anni, è incoraggiato a provare almeno uno sport paralimpico. Tale approccio ha portato, nel tempo, ad un’evoluzione concreta: tutti gli impianti sportivi sono diventati accessibili; i tecnici si sono formati sia per il settore normodotati che per quello paralimpico, con risultati positivi finanche dal punto di vista economico e sanitario. Questa politica andrebbe adottata anche in Italia. È vero… Inizialmente comporterebbe costi elevati ma, nel lungo periodo, si tradurrebbe in risparmi significativi e, soprattutto, in un miglioramento della qualità della vita di tutte le persone, con o senza disabilità. Perché, in una società che invecchia progressivamente, costruire ambienti accessibili a 360 gradi non è solo una scelta di civiltà bensì una necessità…”.

7. Qual è il messaggio più importante che intende trasmettere?

Bisogna crederci sempre. A chi leggerà questo articolo voglio dire che il Comitato Italiano Paralimpico – CIP – è al fianco degli atleti e di tutte le persone con disabilità, pronto a sostenerle e ad offrire loro l’opportunità di mettersi in gioco. La cosa che più amo è incontrare i ragazzi nelle scuole, soprattutto quelli con disabilità, per incoraggiarli ad iniziare un percorso sportivo. La speranza è che, tra loro, ci sia qualcuno che un giorno diventerà un campione, raccogliendo simbolicamente la mia torcia e continuando ad ispirare le nuove generazioni…”.

La storia di Francesco Bocciardo è, senza alcun dubbio, la dimostrazione che lo sport può cambiare la vita. 

Perché non si tratta solo di gare ma di raggiungere la libertà. 

E Francesco Bocciardo lo ha ampiamente dimostrato vasca dopo vasca.

Davvero preziosi i consigli ma, invero, gli insegnamenti del Campione: un atleta che, perciò, si ringrazia per la sua rilevante testimonianza.

Credit Photo by: Bizzi – Comitato Italiano Paralimpico –

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