“Bianco”: una commovente opera sulla ricerca del senso della vita e della morte
Al Teatro Belli di Roma, dal 25 al 30 marzo, Giuseppe Tantillo presenta una commedia che, con leggerezza e profondità, affronta i temi del tempo, della malattia e della ricerca di un significato esistenziale
di Damiana Cicconetti
Dal 25 al 30 marzo il Teatro Belli di Roma ospita “Bianco”, ultima creazione teatrale dell’attore e autore palermitano Giuseppe Tantillo, nell’ambito della Rassegna Expo-Teatro Italiano Contemporaneo.
Protagonisti dell’opera sono lo stesso Giuseppe Tantillo, magistrale nel ruolo di Lucio e l’altrettanto eccelsa Valentina Carli, interprete di Mia.
La commedia, terza opera di Tantillo, rappresenta una riflessione audace e toccante sul senso della vita, tra il passare del tempo e la paura della morte.
Pertanto, dopo avere ricevuto nel 2013 la Segnalazione Speciale al Premio Riccione per il Teatro, col suo primo testo “Best friend” ed aver interpretato con successo l’avvocato Alfredo D’Angelo nella nota serie “Mare Fuori“, Tantillo prosegue il suo percorso artistico esplorando tematiche universali e profonde.
“Bianco”, infatti, si inserisce perfettamente nella sua tradizione, con un tono che riesce a bilanciare il dramma esistenziale con ironia sottile, attraverso un’opera capace di far sorridere anche nei momenti più intensi.
Lo spettacolo ruota attorno all’incontro tra Mia e Lucio, due persone che si conoscono per caso in un reparto di oncologia e che hanno due visioni completamente diverse della vita e della stessa morte. Dunque finanche della malattia che li accomuna, definita come “pongo nero” da Lucio e “bianca“ da Mia.
Entrambi, rispettivamente di 37 e 40 anni, sono afflitti dalla paura di non avere un futuro: il loro dialogo, in effetti, si snoda tra momenti di incertezza, scambi di riflessioni e scoperte intime, col peso della malattia che altera la loro percezione del tempo e della vita.
…Perché il tema centrale del testo è proprio la malattia, che modifica il modo in cui vivono e percepiscono le emozioni più profonde, mettendo in discussione la stessa idea di esistenza.
Eppure “Bianco” non è solo un dramma.
…Perché, nonostante la serietà delle tematiche trattate, la leggerezza e la vitalità dei protagonisti evocano una continua riflessione su ciò che veramente conta.
Come sottolineato dallo stesso Tantillo: “Lo spettacolo vuole essere anche una risposta alla domanda fondamentale che ci assilla: è possibile affrontare il confronto con la morte e il destino incerto con un sorriso?…”.
Così, nel delicato equilibrio tra tragedia e commedia, “Bianco” tenta di rispondere a questa domanda, mostrando che, forse, la vita non va compresa con la mente bensì col cuore; mentre l’incontro con l’altro, anche nel contesto più tragico, può divenire occasione di riscatto e rivelazione.
Non a caso, i dialoghi tra Mia e Lucio sono un continuo confronto tra il timore di un futuro incerto e il desiderio di aggrapparsi a qualcosa di concreto, come se non fosse possibile immaginare la vita senza prima averne la certezza.
Lo spettacolo, dunque, diviene una riflessione sull’attimo presente e sull’ossessione di voler scoprire il futuro, mentre ci si ritrova a dover fare i conti con il proprio corpo e con la propria fragilità.
Uno spettacolo in cui, nonostante la paura, si trasmette una sensazione di speranza, portando il pubblico a riflettere su come la vita, nella sua incertezza, possa essere bella proprio perché imprevedibile.
…Un’opera delicata e potente, che tocca il cuore degli spettatori, mettendo in discussione il modo in cui si vive e si affrontano i momenti più ardui e critici dell’esistenza.
…Momenti perfettamente rappresentati sia da Mia quando ripercorre l’iter della scoperta della patologia, sia da Lucio quando immortala il presente in foto da conservare e poter rivedere in un futuro incerto ma che, in ogni caso, conferma il suo passato.
…Non solo una commedia ma un’esperienza emotiva da non perdere.
Credit Photo by: Giordana Fauci







