Il pianto: un anti-stress naturale

Il pianto: un anti-stress naturale

Piangere è un potente anti-stress naturale. A confermarlo studi condotti da William Frey, docente universitario del Minnesota che, fin dal 2014, si occupa di approfondirne gli effetti sull’uomo, sia a livello fisico che psicologico

di Giordana Fauci

Piangere è un potente antistress naturale. A confermarlo studi condotti da William Frey, docente universitario del Minnesota che, fin dal 2014, si occupa di approfondirne gli effetti sull’uomo, sia a livello fisico che psicologico. 

William Frey è fermamente convinto che il pianto non solo faccia bene ma che sia un’espressione fondamentale degli stati emotivi; di contro, è l’incapacità di piangere a rappresentare una vera e propria limitazione.

Dunque, è sicuramente errato ciò che fin dall’infanzia viene insegnato, ovvero che piangere è segno di fragilità e debolezza: un concetto che viene trasmesso ancor oggi da genitori, nonni e finanche insegnanti. 

…Una visione che comporta un divieto implicito che, inevitabilmente, spinge a reprimere le proprie lacrime. Invero provando vergogna. 

Non a caso, ancor oggi, quando vediamo un bambino piangere non possiamo fare a meno di consigliargli di non farlo, perché rischierebbe di apparire debole e, anzi, oltremodo fragile. 

…Pensieri che, purtroppo, perpetuano la paura e i disagi connessi alle emozioni espresse attraverso il pianto ma che, fortunatamente, sono stati smentiti in toto dai risultati della ricerca condotta da Frey e dai suoi colleghi.

William Frey, infatti, assieme ai collaboratori Asmir Gracain, Lauren M. Bylsma e Ad Vingerhoets confermano che il pianto ha un effetto addirittura auto-calmante. 

Perché è durante il pianto che il sistema nervoso si attiva, facilitando il processo di rilassamento e, al contempo, liberando il corpo da sostanze nocive accumulate durante le fasi di stress.

Perché il pianto rappresenta la via di sfogo necessaria, ovvero il meccanismo universale di reazione allo stress che, di certo, può variare da persona a persona ma, in ogni caso, ha effetti positivi su ciascuno, anche se ognuno lo manifesta in modo diverso e, dunque, chi attraverso le lacrime, chi esplodendo in urla. 

…Perché non si piange solo per dolore, tristezza o malinconia, ma anche per rabbia e addirittura per felicità; di contro, ignorare cotante emozioni arrivando a reprimere le lacrime non può non condurre ad una vita superficiale in cui si sopravvive anziché vivere appieno.

Le lacrime, non a caso, si suddividono in tre differenti categorie:

1) lacrime basali: prodotte continuamente per mantenere la cornea lubrificata;

2) lacrime riflesse: si attivano in risposta a traumi o agenti irritanti;

3) lacrime emotive: originate da intense emozioni e che, quindi, necessitano di momenti di riflessione per permettere di continuare a vivere.

La scienza ha, in effetti, appurato che, quando si provano emozioni forti, il cervello invia segnali dall’amigdala che stimolano la produzione di acetilcolina, un neurotrasmettitore coinvolto nel sistema lacrimale: un processo che si verifica in ogni essere umano, sia negli uomini che nelle donne, anche se statisticamente gli uomini piangono in media sette volte l’anno; mentre le donne arrivano a ben 47. 

Il Dottor Frey ha, poi, rilevato che l’88,8% delle persone intervistate ha affermato di sentirsi addirittura meglio dopo aver pianto. Anche se è – e resta, oltremodo certo che, al termine di ogni pianto, è sempre opportuno “progredire”, affrontando il dolore e, in ogni caso, la causa che ha generato le lacrime.

Pertanto, dopo aver versato lacrime, è sempre necessario “risalire a galla”: un processo che comporta l’aumento del battito cardiaco, oltre che della sudorazione. Perché, attraverso il pianto, il corpo elimina le tossine accumulate, quasi come si trattasse di un “lavaggio purificatore”.

Le lacrime, dunque, simboleggiano momenti significativi della vita dell’uomo, essendo legate al saluto definitivo dei propri cari, alla comparsa di dolori e malattie e, finanche, alla nascita di un bambino, che – guarda caso! – inizia a vivere proprio piangendo. 

Lacrime che, quindi, solo chi è veramente forte può condividere in un gesto autentico e reale, non certo chi è fragile. 

…Perché il pianto è una forma di condivisione che non ha alcunché di fittizio e che, anzi, rappresenta la forma più genuina di connessione umana.

Graphic created by: Germano Fauci

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