Shopping compulsivo: campanelli d’allarme, sintomi e cause

Shopping compulsivo: campanelli d’allarme, sintomi e cause

Lo shopping compulsivo è una “versione patologica” del normale gesto dell’acquisto, con presenza di sintomi e campanelli d’allarme precisi ed evidenti

di Giordana Fauci

Lo shopping compulsivo è una psicopatologia che solo in Italia colpisce il 5,5% della popolazione: si tratta di una versione patologica del normale gesto dell’acquisto, con una finalità insana e snaturata in cui l’acquisto avviene per una spinta emotiva patologica e che, perciò, trasforma l’atto dell’acquisto in ossessione, anziché in scelta.

Il 95% delle persone che ne soffrono sono donne, rientranti in una fascia di età compresa tra i 20 e i 30 anni: donne che, nella maggior parte dei casi, sono affette da altri disturbi della sfera emozionale come ansiafobiedepressione, ovvero colpite da patologie fisiche croniche particolarmente stressanti.

Doveroso è considerare che non poche sono coloro che vivono altre forme di disagio correlate allo shopping, pur senza essere necessariamente affette da shopping compulsivo. Perché è solo chi ne soffre ad avvertire il costante e perenne bisogno non tanto dell’oggetto che desidera acquistare, bensì del gesto dell’acquisto in . 

Ed è per questo che chi soffre di shopping compulsivo non avverte il piacere insito nell’andare a fare shopping, bensì la sola tensione e il senso di non potersene sottrarre, arrivando a necessitare del supporto di esperti quando le condizioni sono ormai drammatiche e, magari, si è arrivati a dilapidare interi patrimoni, addirittura rischiando di fallire professionalmente e finanche mentendo agli stessi familiari.

Va altresì precisato che coloro che sono affetti da shopping compulsivo quasi mai si pentono delle loro azioni, perché il piacere che precede l’acquisto continuerà ad accompagnarli.

Dunque, lo shopping compulsivo è una vera e propria “dipendenza da acquisti”, con stesse sensazioni ed effetti provati da coloro che dipendono da alcol o sostanze stupefacenti.

Pertanto, la parte più complessa del “percorso di aiuto” consiste nella ricerca della giusta motivazione a sospendere qualcosa che si continua a trovare gratificante ma che, invero, è del tutto erroneo. E, anzi, superfluo ed inutile.

Non a caso si tratta di una psicopatologia che, come tutte le altre dipendenze, è associata ad altri disturbi quali depressioneansia, anoressia, bulimialudopatia e cleptomania.

Del resto, non si può non considerare che fare acquisti è anche un modo di coccolarsi e sentirsi appagati: in questo senso, quindi, nessuno si deve sentire sbagliato, perché la vera patologia ha inizio quando il nostro sistema si tramuta da normo-acquisto in gesto ossessivo.

Quindi, è la frequenza ad evidenziare il primo campanello d’allarme, a cui segue il secondo, ovvero la perdita di volontarietà e, al contempo, l’eccesso, cioè la tendenza ad acquistare oggetti i cui prezzi sono superiori a quelli che effettivamente ci si può permettere.

Da ultimo, ma non certo per importanza, merita una riflessione profonda il significato emozionale che ha il gesto dell’acquisto, perché è quando gli acquisti divengono rilevanti che si deve stare all’erta ed alzare la guardia, ricorrendo a chi può aiutarci laddove realmente lo si desideri. 

…Solo una volta presa coscienza del problema, le cure farmacologiche, unite a sedute di analisi in cui si coinvolgono gli stessi familiari, potranno offrire frutti.

Graphic created by: Damiana Cicconetti

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