“Emigrare, nella maggior parte dei casi, non è una scelta…”: Luigi Fauci docet
Luigi Fauci, italo-tunisino nato e cresciuto in Tunisia e, in seguito, tornato in Italia dopo il suo “esilio”, invita a tener conto di una grande verità: l’emigrazione non è una scelta
di Giordana Fauci
Non pochi sono gli Italiani che in passato si sono trasferiti a vivere in Tunisia, ove hanno visto i propri figli nascere e crescere, invero integrandosi in quel meraviglioso luogo.
Uno dei molti emigrati è Luigi Fauci, che oggi ha ottant’anni ma non può non ricordare il suo vissuto: “Tutto questo accadeva agli inizi del XIX secolo, quando non solo commercianti ma finanche professionisti nostrani hanno deciso di andare alla ricerca di nuove opportunità, abbandonando il Bel Paese e decidendo di emigrare in Tunisia…”.
Del resto, altrettante ondate di emigrazioni si erano verificate già prima: intorno alla metà dell’Ottocento, quando nella capitale di Tunisi era sorta La Goletta, così chiamata perché vi sorgeva la piccola “gola” di un fiume.
La Goletta, infatti, divenne un vero e proprio quartiere abusivo della Capitale, all’interno del quale arrivarono a stabilirsi un numero considerevole di immigrati: prevalentemente maltesi e italiani, ovvero siciliani provenienti da Palermo, Trapani ed Agrigento.

…Emigrati attirati da prospettive di lavoro collegate a determinate attività marinare e portuali.
“Una vera e propria cittadina italiana in Tunisia, La Goletta…”: questo ricorda Luigi Fauci, che aggiunge: “Un luogo in cui a partire dal 1868 – anno in cui si firmò il Trattato della Goletta – l’immigrazione degli Italiani fu incoraggiata al punto che un numero sempre più massiccio di connazionali vi giunse, così assumendo la portata di un’autentica ondata immigratoria destinata a cambiare per sempre la fisionomia della città…”.
Non a caso, erano anni in cui America ed Australia erano ancora difficilmente raggiungibili.
Dunque, gli italiani in cerca di fortuna e/o di cambiamenti potevano più facilmente emigrare nella vicina Tunisia e, per l’appunto, trasferirsi nella Goletta, ove vivevano soprattutto braccianti, manovali, minatori e pescatori.
E tra le tante famiglie di italiani, non è possibile dimenticare quella dell’attrice Claudia Cardinale, nata proprio a Tunisi nell’anno 1938 e, in seguito, divenuta famosa nel mondo intero, dopo la sua elezione, nel 1957, a “la più bella italiana della Tunisia…”.
“Di contro, i più abbienti poterono permettersi di trasferirsi ad Hammamet, località balneare collocata a 50 Km dalla Capitale: un luogo divenuto noto per le dimore del regista teatrale Giuseppe Patroni Griffi, nonché dell’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi che, proprio lì, trascorse gli ultimi anni della vita, decidendo finanche di rimanervi seppellito…”.
Del resto, oltre ad Hammamet e a La Goletta, vi sono altre città della Tunisia divenute “quartieri italiani”. Ma, invero “siciliani”. Biserta in primis.
Non è, di certo, un caso che la stessa lingua locale, arabo-tunisina, ancor oggi è composta da vocaboli derivanti dall’Italiano o, per meglio dire, dal siciliano.
Ed è proprio in considerazione dell’elevato numero di italiani residenti in Tunisia che nacquero sia il “quartiere della Piccola Sicilia” sia la Banca Siciliana, oltre a quotidiani come L’Unione ed enti culturali e assistenziali dedicati agli italiani, pur senza sottovalutare la presenza di teatri, cinema, scuole, ospedali e cimiteri.
“Pertanto, nel giro di pochi decenni, gli italiani divennero l’elemento maggioritario in città e, grazie alle loro capacità ed al loro lavoro, si riscattarono integrandosi appieno con la popolazione autoctona, al punto da amalgamarsi attraverso matrimoni misti…”.
A rammentarlo è ancora Luigi Fauci, nato sì in Tunisia e, poi, vissuto nel “quartiere della piccola Sicilia”, nel pieno centro storico della Capitale ma figlio di genitori originari della Trinacria, ovvero di Sciacca: i coniugi Gaetano Fauci e Maria Biondolillo.
Pertanto, Luigi Fauci è cresciuto a Tunisi nei tempi in cui il Paese era una colonia francese.
Dunque, un ragazzino abituato a giocare e a studiare con altri italiani: come lui figli di emigrati, sì italiani ma finanche francesi, oltre che arabi e, invero, tunisini.
…Uno studente brillante Luigi Fauci, che a scuola ha imparato correntemente sia il francese che l’arabo, oltre a parlare la lingua italiana in famiglia e coi connazionali.
…Un giovane, Luigi Fauci, vissuto a Tunisi fino alla maggiore età, ovvero fin quando la Tunisia ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia e, poi, ha deciso di “cacciare via…” – letteralmente – gli “stranieri”: non solo i colonizzatori francesi ma anche gli stessi italiani e maltesi con cui aveva sempre convissuto serenamente.
“Una convivenza vissuta in uno scenario di vivace cosmopolitismo ed in cui furono frequenti le interazioni culturali. Addirittura a livello di abbigliamento, tradizioni e/o solennità religiose…”: questo ricorda a tutt’oggi Luigi Fauci che, con grande orgoglio, si definisce italo-tunisino, nonché “amante, a pari merito di spaghetti e couscous…”, il piatto tipico di Tunisi e che ha, perciò, insegnato a cucinare all’amata moglie Nadia, di origini romane e, dunque, del tutto estranea agli usi di quelle terre che, solo per amore, ha fatto proprie…”, com’è giusto che sia tra persone che si rispettano.
Luigi Fauci, quindi, non può non ricordare perfettamente gli anni vissuti in Tunisia: “Un Paese pacifico in cui convivevano serenamente tunisini musulmani, tunisini ebrei, oltre a cristiani francesi, italiani e maltesi…”.
Né può dimenticare le terribili decisioni del Presidente Habib Bourguiba, quando arrivò ad ordinare il sequestro di tutti i beni degli stranieri in Tunisia e, addirittura, la loro estradizione: “Con le buone o con le cattive e, dunque, con attentati, violenze su donne e bambini, oltre a molte altre atrocità sugli stessi anziani…”:
…Fatti orribili che indussero gli “stranieri” – ormai non più tali, visti gli anni trascorsi in quella terra – “a prendere la via dell’esilio…”.
Tutto questo ha vissuto e subito Luigi Fauci, come pure i genitori, i fratelli e le sorelle: Carlo, Giuseppe, Maria ed Elvira Fauci.
“Italiani che, avendo all’epoca documenti francesi, decisero in larga parte, di emigrare in Francia…”: come la maggior parte della famiglia Fauci, tranne Luigi – il più piccolo – che, con i genitori, fece rientro in Italia.
Così “le vestigia del passato italiano nella Goletta, ad Hammamet e a Biserta andarono distrutte per larga parte…”.
…Una fortuna che siano rimaste talune testimonianze del passaggio italiano in Tunisia, quali fregi liberty e frasi in lingua siciliana, oltre a qualche chiesa cattolica.
Luoghi che, solo molti anni dopo, i fratelli Fauci hanno visitato con commozione quando, alla ricerca della casa natia, si sono recati a Tunisi.
Luoghi ancor oggi ricordati con affetto dai tunisini più anziani, non concordi con la politica di Bourguiba.
“Stranieri” come Luigi Fauci, che hanno “mantenuto un legame affettuoso con la terra in cui sono nati e da cui sono stati esiliati ma, invero, strappati all’improvviso…”.
…Un italo-tunisino Luigi Fauci che, quando si parla di emigrazione, non può non sottolineare i problemi di chi è costretto ad abbandonare il proprio Paese per recarsi a vivere all’estero, “così necessariamente adattandosi a nuovi usi e costumi…”.
…Un tunisino-italiano Luigi Fauci, esiliato dalla terra in cui è nato e cresciuto fino alla maggiore età: un Paese in cui si è battezzato e finanche cresimato ma che, poi, ha dovuto abbandonare per rientrare in Italia, diviso per sempre da altri familiari che hanno deciso di trasferirsi in Francia.
Un cristiano Luigi Fauci, che, proprio in considerazione del suo particolare vissuto, può infondere preziosi insegnamenti – tanto più in considerazione dei tempi –: “Siamo esseri umani e dobbiamo essere umani, indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso professato e dalle idee politiche di ognuno… Le guerre creano solo vittime o, nei casi migliori, esuli e migranti, come nel mio caso… Le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili e, prima ancora, i bambini che non hanno alcuna colpa. Ecco perché la guerra, ogni guerra, è sbagliata in sé. Ecco perché non si può non sottolineare l’ovvio: chi emigra lo fa – e non potrebbe non farlo – nella maggior parte dei casi per necessità, non certo per scelta… Teniamone conto!”.
L’esilio-doppio di Luigi Fauci e dei suoi familiari, dall’Italia in primis e dalla Tunisia in seguito, dopo il sequestro di ogni bene – frutto di duro lavoro e sacrifici – li ha costretti “a rimboccarsi le maniche per ben due volte…”: quando dall’Italia sono emigrati in Tunisia e, successivamente, quando sono rientrati in Italia, dopo essere stati privati di tutto, dunque, della loro casa, come pure della tomba, acquistata per riposare in una terra oramai amata come propria e non certo reputata “straniera”.
Per questo motivo Luigi Fauci è oltremodo certo che: “Non tutti si mettono nei panni delle persone che migrano… Certamente con la speranza di vivere un futuro migliore e indubbiamente onesto, sia bene inteso! Come è accaduto a noi Italiani nel secolo scorso e ancor oggi per chi emigra in America, in Australia e finanche in Africa. Non dobbiamo dimenticare che i migranti lasciano il proprio Paese perché nella maggior parte costretti, magari per sfuggire da terribili guerre, oltre che da condizioni di povertà…”.
…Un uomo degno di rispetto e stima Luigi Fauci, perché ha compreso che molto resta ancora da fare per garantire ad ogni Uomo un futuro in cui vengano riconosciuti a tutti i loro diritti: senza distinzione alcuna.
Photo dell’archivio di Germano Fauci







