I giovani non sono fannulloni bensì intolleranti ad essere sotto-pagati e sfruttati
Elevato il numero dei giovani precari; senza dimenticare il problema dello sfruttamento e dei salari bassi: in particolare in Italia ma, ormai, anche nel resto del mondo
di Giordana Fauci
Da anni la regola continua a restare invariata: i prezzi salgono e gli stipendi no. Non solo in Italia ma in ogni parte del mondo.
E, ad onore del vero, il Bel Paese è il più particolare tra tutti, visto che fin dal 1990 i redditi hanno subito una battuta d’arresto. Così mentre gli stipendi sono diminuiti di tre punti percentuale, i prezzi hanno continuato a crescere, facendo peggiorare le condizioni di vita della maggior parte delle famiglie.
L’Italia, oltretutto, ha subito una battuta d’arresto a seguito della pandemia. Invero sotto ogni profilo, sì economico ma non solo.
…Battuta d’arresto che per l’Italia è stata ancor più grave, visto che, a differenza del resto dell’Europa – e ad esclusione della sola Grecia – il Bel Paese proveniva da una situazione economica già seria, che non si era ancora ripresa dalla crisi verificatasi nel 2008.
E i risultati, non a caso, sono sotto gli occhi di tutti: si è verificato un aumento dei prezzi del 6,5%; mentre il “capitalismo” si è potuto mantenere in piedi solo grazie a sussidi, precariato, paci fiscali, prestiti con garanzie statali e, da ultimo, l’elargizione del reddito di cittadinanza.
Da qui la conclusione più ovvia e scontata: i giovani, a differenza di un tempo, sono ritenuti una generazione che preferisce rimanere sdraiata sul divano.
Conclusione che, però, non corrisponde al vero!
I giovani, infatti, non vogliono minimamente vegetare; di contro, la maggior parte di loro, dopo il termine degli studi e finanche di lauree, master e dottorati, non desidera altro che lavorare.
…Perché, se è vero che “il lavoro nobilita l’uomo” e lavorare, del resto, è un diritto garantito dalla Costituzione, è ancor più vero che bisogna avere la possibilità di svolgere lavori dignitosi, senza essere sfruttati e/o sottopagati.
…Perché gli stipendi, soprattutto quelli dei giovani, non sono tollerabili, oltre che poco dignitosi e, a dirla tutta, indecenti.
Perciò, è inaccettabile e, anzi, del tutto incomprensibile, oltre che irragionevole, giungere ad una conclusione tanto insulsa, qual è quella di ritenere i giovani fannulloni, anziché rendersi conto di quel che è fin troppo evidente, ovvero che è semplicemente indegno accettare importi ridicoli per svolgere lavori ardui e che impegnano per buona parte della giornata.
…Sfruttati al massimo e privati di ogni garanzia e tutela, al punto che, spesso – fin troppo spesso – si muore sul lavoro.
Eppure la Costituzione statuisce che: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo tale diritto...”.
Eppure la Costituzione stabilisce che: “Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società…”.
Ma poi la realtà è ben diversa da quello che si legge nella Carta Costituzionale.
…Perché troppi sono i giovani precari, come pure i sottopagati. E del resto nessuno, qualificato o meno, merita di essere sfruttato.
Non a caso molti decidono di cambiare Paese. Così a tanti e tali problemi se ne aggiunge un altro, ancor più grave: l’economia italiana rischia di restare senza capitale umano.
E visto che la disoccupazione è ormai un problema mondiale, sarà inutile anche cambiare Paese.
Tutto ciò mentre la soluzione è – ovvero sarebbe – evidente: basterebbe, in effetti, iniziare a pagare salari dignitosi ai giovani – e, anzi, ad ogni persona – che lavora duramente, perché un salario equo è la giusta ricompensa per ogni lavoratore. Nessuno escluso!
Graphic created by: Damiana Cicconetti







