Lo “Stato di Flow” in ambito sportivo: l’essenza per una performance ottimale
“Sentivo il dovere nei confronti della mia squadra di dare di più ed è così che ho trovato le energie per rimanere forte…”: queste le parole usate da Michael Jordan già molti anni or sono
di Damiana Cicconetti
Lo “Stato di Flow” rappresenta un’esperienza mentale ottimale in cui una persona si immerge completamente in un’attività, vivendo una profonda sensazione di piacere e soddisfazione.
Come affermava il noto psicologo Mihály Csikszentmihalyi: “Si deve imparare la forza da un acrobata che supera sempre se stesso; la potenza da un nuotatore che, grazie alla forza delle braccia, attraversa sempre più velocemente la vasca; la leggiadria da una ballerina che danza come una farfalla; nonché l’abilità dalle mani con le quali un pittore crea un capolavoro…”.
Queste parole racchiudono l’essenza del Flow: fusione perfetta tra corpo e mente, ove ogni azione scaturisce da una concentrazione pura e intensa.
…Perché i “peak moments”, ossia i momenti di picco, rappresentano il culmine del Flow, in cui le abilità psico-fisiche si fondono in armonia perfetta, escludendo ogni distrazione esterna.
Dunque, quando si parla di Flow si fa riferimento ad alcune attività che ne favoriscono l’espressione, quali lo sport, la musica, gli scacchi e finanche la pittura.
Tuttavia, l’attività fisica da sola non basta perché è con la collaborazione della mente che si arriva all’esperienza ottimale.
Un esempio emblematico di Flow si manifesta nel calcio, in cui la “chimica di gruppo” gioca un ruolo cruciale.
Infatti la sinergia tra i giocatori e la loro capacità di collaborare per uno scopo comune consentono di entrare in uno Stato di Flow collettivo.
Caso rilevante è quello verificatosi nel 2006, quando l’Allenatore Marcello Lippi ha trasformato la Nazionale italiana in una squadra unita non solo fisicamente, ma anche dal punto di vista mentale.
Altro caso degno di nota riguarda l’atleta Kaitlin Goodman, che durante una competizione è riuscita a superare le avversarie con una dedizione totale.
Da non dimenticare, poi, quando Michael Jordan ha sperimentato uno Stato di Flow durante l’NBA Finals del 1997, giocando in condizioni fisiche disperate a causa di un’intossicazione alimentare e, perciò, confessando di essersi sentito in dovere di: “Dare ancora di più, trovando le energie per rimanere forte al di là della stanchezza…”.
…Perché, ha spiegato ancor meglio Jordan: “Per giocare un basket di alto livello capii che dovevo far entrare me stesso in una certa atmosfera, in un determinato momento…”.
E, non a caso, raggiungere lo Stato di Flow richiede un equilibrio tra la difficoltà della sfida e le competenze dell’atleta, visto che è proprio quando la sfida è adeguata alla capacità che si crea il contesto ideale per la realizzazione del Flow.
Da non sottovalutare, infine, due ulteriori fattori determinanti per la realizzazione del Flow, ovvero la presenza di obiettivi chiari e di feedback immediati: condizioni in cui l’atleta esegue prestazioni al massimo delle proprie capacità, mentre la mente è completamente focalizzata sull’attività e priva di distrazioni esterne.
…Ecco perché “entrare nel Flow” fa la differenza tra una performance ordinaria ed una ottimale, elevando l’atleta a livelli di rendimento che vanno ben oltre le aspettative.
Graphic created by: Damiana Cicconetti







