I parchi-gioco inclusivi sono costruiti per coinvolgere tutti e non escludere alcuno

I parchi-gioco inclusivi sono costruiti per coinvolgere tutti e non escludere alcuno  

La Convenzione Internazionale dell’UNICEF sui Diritti dell’Infanzia ha stabilito: “il diritto al gioco di tutti i bambini…. Ma è tempo di andare oltre, pensando a tutti e, dunque, ad anziani e diversamente abili

di Damiana Cicconetti

Le attività motorie, che spaziano dallo sport al gioco, sono essenziali per il benessere fisico, mentale ed emotivo. Pertanto giardini e parchi sono diffusi ovunque: in ogni Paese e città del mondo.

Ed è ovvio che in una società che attribuisce importanza al gioco, non si possa non ritenere altrettanto rilevante il concetto d’inclusione, come pure quello di progettualità e scelta dei materiali e delle attrezzature utilizzate nella costruzione dei parchi, siano essi pubblici o privati.

Non a caso, la maggior parte dei parchi oramai è inclusiva, tesa ad accogliere e ad includere in diversi modi chiunque desideri utilizzarli.

Del resto, “il diritto al gioco di tutti i bambini” è sancito dalla Convenzione Internazionale dell’UNICEF sui Diritti dell’Infanzia, all’articolo 31, oltre ad essere ripreso in maniera indiretta in altri punti.

Perciò, includere al gioco in strutture come parchi pubblici, significa rendere fruibili luoghi e dotazioni a bambini con deficit motori e sensoriali che, altrimenti, resterebbero esclusi da qualunque possibilità di godere di uno dei diritti basilari dell’infanzia… Il diritto al gioco.

Va, in ogni caso, sottolineato che chiunque deve poter godere della fruizione di parchi pubblici e, invero, di qualsiasi altra areanon solo bambini e persone diversamente abili ma finanche gli anziani.

Fondamentale, dunque, la competenza dei progettisti nella creazione di parchi realizzati attraverso strategie inclusive, senza limitare la visibilità o la vivibilità di quelle categorie affette da disabilità fisiche e psichiche, spesso connesse all’avanzare dell’età.

Ed è per questo che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivisto il concetto di disabilità alla luce dell’inclusione, facendo riferimento alla: Interazione complessa tra le caratteristiche del corpo di una persona e le caratteristiche dell’ambiente e della società in cui la stessa vive…”.

Ecco perché la sensibilità nel rendere i luoghi pubblici accessibili a tutti è un concetto in costante evoluzione.

In Italia, tuttavia, non esistono ancora leggi che regolamentano la realizzazione di parchi inclusivi per bambini, o che prescrivono quali giochi possono essere considerati realmente inclusivi.

Ma, al di là della mancanza di leggi, è certo che un parco inclusivo deve poter essere raggiungibile da tutti con facilità: da chi corre, da chi ha difficoltà motorie e finanche da chi è ipovedente o non vedente.

In ogni caso, tale prerogativa non deve riguardare i soli parchi inclusivi, bensì qualsiasi luogo, anche non esclusivamente dedicato al gioco.

Per questo il Bel Paese da anni ha costruito accessi privi di ostacoli, quali gradini, paletti, alberi o altri oggetti che ne possono limitare la larghezza o impedire il passaggio, non solo a persone in sedia a rotelle ma anche a genitori con figli piccoli in carrozzina.

E, per lo stesso motivo, da anni l’Italia, al di là della mancanza di leggi ad hoc, si adopera per far sì che ogni gioco e ciascun arredo, dalla panchina alla fontanella dell’acqua, sia raggiungibile alla stessa maniera da chiunque: anziani, bambini e diversamente abili; mentre i dislivelli devono essere resi superabili con strategie progettuali, quali rampe con pendenze non superiori all’8% e così anche l’accesso ad aree gioco.

 …Perché non solo i parchi e i luoghi ma, invero, ciascun oggetto deve poter essere fruito da ogni persona alla stessa maniera.

Credit photo by: Germano Fauci

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