Mario Giordano e Gianluigi Paragone in una performance che sfida l’omologazione culturale imposta dalla odierna società 

Mario Giordano e Gianluigi Paragone in una performance che sfida l’omologazione culturale imposta dalla odierna società 

Il 17 dicembre Mario Giordano e Gianluigi Paragone hanno portato in scena, presso il Teatro Parioli Costanzo di Roma, “Mi ritorni in mente”: una pièce, tristemente reale ma, al tempo stesso, ironica e divertente

di Giordana Fauci

Il 17 dicembre Mario Giordano e Gianluigi Paragone hanno portato in scena, presso il Teatro Parioli Costanzo di Roma, “Mi ritorni in mente”: spettacolo tristemente reale ma, al tempo stesso, tanto divertente quanto ironico. Invero, al di là dei temi trattati e, anzi, dei problemi con cui ognuno è costretto a fare quotidianamente i conti.

Mario Giordano e Gianluigi Paragone, dunque, hanno unito le loro “forze” per creare uno spettacolo che non potrà non essere ritenuto un vero e proprio manifesto contro il “politicamente corretto” e la modernità corrotta. 

L’opera prende forma attraverso monologhi intensi a cui si alternano divertenti inserti, finanche a carattere musicale.

Ma al di là dei molti temi trattati, emerge un trait d’union che li accomuna tutti: la difesa delle radici culturali e dei valori tradizionali, in netto contrasto con le tendenze e le politiche che, a detta dei due protagonisti, “stanno minando la società…”.

Lo spettacolo, peraltro, non si limita a rievocare nostalgicamente usi e costumi del passato, quando l’era di Internet era ancora lontana e, anzi, del tutto sconosciuta, bensì diviene critica feroce contro chi promuove politiche che, sempre secondo i due, favoriscono la decadenza della società.

Le parole di Giordano e Paragone, quindi, sono forti e dirette, come sempre.

Così i protagonisti denunciano l’attuale sistema economico e sanitario, puntando il dito contro una classe politica ed economica che, secondo loro, sta spostando gli interessi verso la finanza, al contempo danneggiando l’economia reale, oltre a sacrificare i lavoratori, con gravi ripercussioni sull’intero tessuto sociale e sulle famiglie.

Non meno forte è la critica alla sanità. Perché Paragone e Giordano non possono non condannare la politica sanitaria che, a loro avviso, ha ben altri interessi e non si preoccupa primariamente della salute dei cittadini, apparendo, di contro, sempre più distante dalle necessità dei pazienti. Non a caso, è proprio la sanità a rappresentare il tema principe dello spettacolo. 

Un appello, poi, va alla difesa della tradizione e del cibo italiano: ennesimo tema trattato in modo esilarante e anzi ulteriore punto forte dello spettacolo. Giordano e Paragone non hanno potuto fare a meno di criticare aspramente la tendenza sempre più diffusa di equiparare i cibi italiani a prodotti sintetici o finanche a piatti che non rispecchiano affatto la nostra cultura culinaria. Senza dimenticare l’importanza di preservare la qualità e, al contempo, l’autenticità della nostra tradizione gastronomica, in un mondo sempre più globalizzato e omologato.

…Uno spettacolo destinato a lasciare il segno. Perché non desidera solamente intrattenere, bensì scuotere le coscienze, in un periodo in cui il “politicamente corretto” sembra avere preso piede in ogni ambito della vita sociale.

…Uno spettacolo di successo perché un pensiero, in particolare, accomuna Mario Giordano a Gianluigi Paragone: la sfida all’omologazione culturale imposta dalla odierna società, esternata attraverso grida di ribellione tanto disperate e, perciò, anche molto divertenti.

…Grida contro una modernità che, a loro dire, sta snaturando “i valori fondanti della cultura italiana…”. 

Dunque, una pièce teatrale che permette di far sentire la sua eco ben oltre il palcoscenico.

Credit Photo by Damiana Cicconetti

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