Straordinario successo per Raoul Bova, in scena al Teatro Parioli Costanzo con “Il Nuotatore di Auschwitz”
“Ho guardato l’abisso e ho visto tutto l’orrore, ma ce l’ho fatta, perché alla fine ciò che resta e vince è solo l’amore…”, queste le parole di Alfred Nakache, interpretato da Raoul Bova in “Il Nuotatore di Auschwitz”
di Damiana Cicconetti
Il 27 novembre, presso il Teatro Parioli Costanzo di Roma, ha debuttato “Il Nuotatore di Auschwitz”, opera magistralmente diretta da Luca De Bei e interpretata da Raoul Bova, nel ruolo di Alfred Nakache.
Alfred Nakache, campione di nuoto e detentore di record mondiali, è stato deportato ad Auschwitz, affrontando così l’orrore del campo di concentramento.
…Nonostante le atrocità che lo hanno circondato è riuscito a trovare nell’acqua la via di salvezza psicologica, allenandosi con determinazione nel gelido e melmoso bacino del campo, come si trattasse di una vera piscina olimpionica.
Ed è proprio grazie alla sua forza d’animo che il campione è altresì riuscito a sopravvivere, tornando a competere per ottenere importanti successi e traguardi, finanche alle Olimpiadi.
Raoul Bova offre, dunque, una performance carica di emozione, incarnando un uomo che combatte non solo contro le sofferenze fisiche ma anche contro la disperazione mentale, prima ancora che umana.

La sua interpretazione trasmette resilienza, inducendo il pubblico a riflessioni profonde, tanto più in occasione di vicende così ardue e disumane, quali quelle accadute durante la Seconda Guerra Mondiale in danno degli Ebrei.
La scenografia, curata da Marco Laudando, crea un impatto visivo potente, con linee di luce disposte in fughe prospettiche, ad evocare simbolicamente sia le corsie della piscina in cui Nakache si è allenato, sia le rotaie dei treni che conducevano i deportati nei campi di concentramento di Auschwitz.
E, in effetti, sono proprio quelle stesse luci a simboleggiare un cammino di speranza verso un futuro migliore.
Altrettanto importante la musica originale di Francesco Bova, carica d’intensità e che non può non amplificare i momenti di tensione e conseguente riflessione.
…La storia di Nakache si trasforma in un inno alla Resistenza.
Come enunciato da Nakache: “Ho guardato l’abisso e ho visto tutto l’orrore, ma ce l’ho fatta, perché alla fine ciò che resta e vince è solo l’amore…”.
Un messaggio che emerge con forza fin dall’inizio dell’opera, invitando a non arrendersi mai ma, di contro, a “cercare sempre la luce…”.
…Non a caso, è proprio l’acqua a rivelarsi elemento naturale ed affascinante: un elemento che riveste – e non potrebbe non rivestire – un ruolo simbolico, in quanto: “L’acqua può essere sia una carezza che accoglie, sia un muro che travolge… Dolcezza e forza allo stesso tempo…”, come conclude Raoul Bova, in un’interpretazione a dir poco magistrale.
Credit Photo by Giordana Fauci







